In una intervista pubblicata ieri Rocco Buttiglione ha detto: "C’è una sinistra in crisi che ha perso la sua identità anti capitalista e scarica la sua insoddisfazione contro la chiesa cattolica. Come i nazisti con gli ebrei". Questa la devo mettere nella rubrica "Portatori sani di cervello", mi sono detto, e avevo già pronto il commento: se un sedicente filosofo è libero di dire idiozie come questa, allora questo è veramente un paese democratico! Evviva! .Quasi quasi lo avrei messo addirittura tra le "Buone nuove". Una grassa risata e anche Cicciobello Buttiglione è archiviato. Ma era riso amaro, ed è durato poco. Già, non riesco più a ridere di tutte le baggianate che questi quattro ceffi ci regalano quotidianamente; forse sto invecchiando.
La situazione è molto grave, e non per modo di dire; stiamo veramente andando a fondo come società. E il problema non è il deficiente di turno che spara la sua stronzata: questo fa parte della libertà di espressione, ed è una cosa che non può essere garantita ogni tanto, o c'è o non c'è. E se c'è, vale per tutti. La questione va analizzata sotto due aspetti fondamentali: chi le dice e perché lo fa.
Il "chi" è presto detto: stiamo parlando di persone importanti, persone che hanno un peso nella vita di questo paese, persone capaci di influenzare gli altri. Ministri, parlamentari, imprenditori, vescovi (sì, anche loro), giornalisti, sembrano fare a gara a chi le spara più grosse. Il problema non è Buttiglione, lui è solo uno fra tanti, e se ne trovano in abbondanza da tutte le parti. Tanti burattini che parlano anche se non hanno niente da dire, forse perché gli piace sentire il suono della propria voce. Almeno questo è quello che mi piacerebbe credere.
Ma davvero questi individui straparlano solo per dimostrare la loro esistenza? Davvero si tratta di poveri idioti che cercano solo qualcuno pronto a gridare "bravo, bravo"? In qualche caso sì, ma si tratta di una minoranza. Il più delle volte queste uscite hanno uno scopo ben preciso, sono preparate a tavolino e servite in maniera scientifica; a volte hanno addirittura un destinatario ben preciso, che magari è l'unico in grado di interpretarle. E noi sempre pronti a fare il loro gioco: che ce le beviamo o ci ridiamo su, comunque restiamo all'oscuro del vero obiettivo. Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi, ed è drammatico: non si ragiona più, non si usa più il buon senso. Prendiamo le opinioni preparate da altri e le buttiamo addosso a chi ci sta vicino come fossero un'arma; ovviamente senza chiederci se quell'opinione sia giusta o sbagliata, o se semplicemente abbia un senso. Noi ci scanniamo con idee prese in prestito, e intanto lor signori (quelli della cosiddetta “classe dirigente”) fanno i loro porci comodi; già, ma a differenza del popolo bue, loro sono sempre d'accordo, al massimo fingono di litigare.
A cosa credete che serva la manifestazione di sabato, il "family day"? Ad esasperare ancora di più i contrasti all'interno della società, ad alzare barricate a suon di slogan, ad alzare un polverone nel quale i potenti possano nascondersi. Per continuare indefessi a farsi gli affari loro, alla faccia dei tanti che, in perfetta buona fede, partecipano e sostengono questa iniziativa. Il risultato sarà il solito: niente. Per la famiglia niente ha fatto la sinistra, niente ha fatto la destra (qualunque cosa vogliano dire questi due termini), niente si è fatto negli ultimi decenni e niente si farà in futuro. Noi che abbiamo una famiglia dovremo arrangiarci, come abbiamo sempre fatto; per fortuna siamo italiani, e la capacità di arrangiarci non ci manca. Ecco, ci sono cascato! Non volevo parlare del family day, e invece... Vabbè, nessuno è perfetto.
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