Un altro governo è andato. Non è certo una novità, in Italia siamo abituati a cambi frequenti dalle parti di palazzo Chigi. Però questa volta ci sono degli aspetti che dovrebbero farci riflettere più del solito; aspetti sui quali però, ma neanche questa è una novità, non vedo grande attenzione. Certo, è più comodo e più semplice cercare un capro espiatorio e chiedersi oziosamente quanto durerà il Prodi-ter.
Cominciamo prendendo per buono l'aspetto formale: facciamo finta cioè che il governo sia veramente caduto perché qualcuno al senato non era d'accordo con la sua politica estera. Se questo fosse vero, si tratterebbe di un paradosso colossale. Alcuni senatori ritengono che la politica estera del governo Prodi sia troppo filoamericana, quindi votano contro la mozione del ministro degli esteri e la mozione viene respinta; il governo si dimette, come promesso, e siccome non c'è un'alternativa seria né al governo né alla coalizione di maggioranza, si torna a votare; ma se si va al voto adesso (su questo sono d'accordo tutti) la destra vince a mani basse, e la politica estera diventerà radicalmente filoamericana. Così i senatori dissidenti avranno ottenuto il risultato esattamente opposto a quello (ufficialmente) dichiarato. Verrebbe da pensare che questi signori siano degli stupidi; io però non credo alla stupidità, non a questi livelli almeno, per cui... c'è dell'altro.
Bisognerebbe anche osservare che, direttamente o indirettamente, questo è il terzo (o quarto?) governo di sinistra abbattuto dal signor D'Alema; qualcuno dovrebbe cominciare a chiedersi seriamente se è ancora il caso di tenersi il baffino in squadra. Probabilmente ha ragione il mio amico Pierpaolo a dire che si vergogna di essere stato comunista.
Ora, a poco più di ventiquattro ore dalle dimissioni, sembra che ci si stia avviando ad un reincarico a Prodi, sostenuto dalla stessa maggioranza. Le domande sorgono spontanee: “ma allora perché non è stato spedito subito in senato a chiedere la fiducia?” oppure “ma se in queste condizioni è caduto ieri, come farà a reggersi domani?”. Domande più che legittime, ma è venuto il momento, anche per gli illusi, di scoprire che Prodi non è quel fantoccio incapace e bonaccione che ci viene propinato. Prodi è un politico di razza, uno con tutti gli attributi necessari, furbo e, quando serve, niente affatto tenero; il suo curriculum è li a dimostrarlo.
Prodi ha voluto che fosse aperta ufficialmente la crisi per alzare la posta in gioco, fa tremare le poltrone dei suoi “amici” per spiegare che senza di lui non si va da nessuna parte; attraverso Napolitano sta forzando la sua maggioranza a dargli carta bianca. Sa che non avrà molte altre occasioni, complice l'età, per realizzare i suoi progetti, quindi rilancia e tenta la carta del dittatore: “qui si fa quello che dico io, e voi potete solo rispondere affermativamente”. Una maggioranza sotto dittatura. Che è poi quello che ha fatto Berlusconi nei cinque anni passati, solo che i caratteri in ballo sono diversi, e il risultato è tutto da verificare. Come capacità politiche Prodi è anni luce avanti rispetto al suo avversario, ma la sua maggioranza è composta di gente ben allenata ai giochi di potere, e non è detto che sia disposta a farsi dirigere come un burattino. Tutti i segretari dei partiti coinvolti hanno garantito il loro appoggio, ma il punto è che nemmeno loro riescono a controllare i propri gregari, neanche ricordandogli il debito che hanno (grazie alla legge elettorale) per essere stati nominati parlamentari. Già! La legge elettorale... Sì, è una schifezza, è una vergogna, va cancellata al più presto, ma in questa crisi è solo una scusa, o al massimo un'aggravante del tutto marginale. Tanto nessun partito, nonostante le dichiarazioni ufficiali, vuole veramente cambiarla: il potere che dà alle segreterie è troppo grande per rinunciarvi.
Ma se Prodi si mette a fare il dittatore come faceva Berlusconi, se la politica estera di questo governo è filoamericana quasi quanto quella degli avversari, se le leggi ad personam non vengono cancellate, se il conflitto d'interessi non viene risolto, se l'indulto che non era riuscito a fare la destra lo ha fatto la sinistra... dove sta la differenza tra questo governo e il precedente, tra destra e sinistra? C'è la globalizzazione, baby, e anche la politica si è globalizzata. Alla faccia nostra.
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