Sono passate poco più di due settimane dall'inizio dell'anno ed è tempo di bilanci. Ma come, di già? Sì, perché tanto l'andazzo è chiaro, e non credo che cambierà nel corso dell'anno; quindi tanto vale fare adesso il bilancio del 2007, senza aspettare dicembre, mettersi avanti col lavoro e dedicarsi poi a qualcosa di più produttivo.
Già a fine dicembre l'esercito etiope aveva invaso la Somalia; un problema regionale, almeno questo è quello che l'informazione ufficiale voleva farci credere. Come se non sapessimo che dietro all'Etiopia c'erano i soliti Stati Uniti. Ed eccoli qua, i soliti complottisti, sempre pronti a prendersela con gli americani per qualsiasi sciocchezza; l'antiamericanismo portato ai massimi livelli; quelli che fanno amicizia con i terroristi e accusano i buoni. Senonché dopo pochi giorni l'esercito USA, evidentemente non soddisfatto del lavoro degli etiopi, interviene in prima persona: e lo fa da par suo, radendo al suolo quattro villaggi. Abitanti compresi ovviamente. A nessuno è venuto il dubbio che probabilmente tra i superstiti ci possa essere qualcuno che, a dispetto della vita rispettabile e tranquilla che conduceva prima, si incazza e diventa un terrorista con l'unico desiderio di vendicare i suoi cari?
D'Alema si è detto “preoccupato”. Complimenti signor ministro, davvero complimenti per la sua energica pressa di posizione; ora vada a riposarsi, che ha bisogno di ritemprare le energie spese. Certo parole come “inorridito” o “sconvolto” sono un po' troppo forti per il nostro amato velista: in fondo si tratta solo di qualche centinaio di africani. Cosa vuoi che sia?
A proposito di Etiopia (sempre perché siamo antiamericani) viene spontanea un'osservazione. L'Etiopia è sotto dittatura; il suo capo, Meles Melawi è un pazzo furioso e sanguinario, che non esita a commettere i crimini più atroci, anche nei confronti del suo stesso popolo. Chissà perché, mi ricorda l'Iraq di Saddam, quando veniva finanziato dagli americani per combattere l'Iran, prima di diventare lui stesso il loro bersaglio. Credete che passerà molto tempo prima che si renda necessario esportare un po' di democrazia anche in Etiopia?
Per compensare gli orrori della guerra in Somalia, lo sceriffo capo Bush ha fatto una cosa che gli fa veramente onore: di fronte al congresso ha riconosciuto gli errori commessi in Iraq. Ha detto senza mezzi termini di essersi sbagliato, che l'Iraq è diventato un altro Vietnam, che le loro strategie hanno fallito... e che quindi manderanno altri 20.000 soldati a combattere. Cavolo, quest'uomo riesce sempre a sorprenderci! Ma forse non è colpa sua, forse è caduto dall'altalena quand'era piccolo.
Infine si è riaperta la questione Vicenza: gli USA ci hanno chiesto di raddoppiare la loro base militare che, vale la pena ricordarlo, non è della NATO. Del resto con tutti gli impegni che hanno in giro per il mondo, avranno pur bisogno di qualche garconierre qua e là. E ancora una volta il nostro governo si è distinto per ambiguità, dichiarandosi “non contrario”, e scaricando tutto sui politici locali. Un sì o un no sarebbero stati comunque una risposta troppo forte. La base di Vicenza verrà raddoppiata, e noi perderemo un altro pezzetto di sovranità territoriale. E di dignità. Poco importa se questi pazzi se ne vanno in giro per il mondo a massacrare persone inermi: l'importante è che ogni tanto possano dire di aver preso un terrorista. Poco importa se intere zone vengono rase al suolo dalle loro bombe: l'importante è esportare la democrazia (quello che non ho ancora capito è come fanno a mettere la democrazia dentro le bombe...). E poco importa se proprio da una di queste basi era partito il 3 febbraio 1998 l'aereo che per gioco ha tranciato i cavi della funivia del Cernis, uccidendo 32 persone.
Signor Prodi, pensi che sarebbe stato un affronto molto grave chiedere agli americani, in cambio dell'allargamento della base, la testa di quei piloti che per gioco hanno ammazzato 32 turisti? Non che sarebbe cambiato qualcosa, ma la dignità ed il rispetto non sono cose che producono risultati nel breve periodo.
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