
Ne abbiamo passate di cose in ottant'anni. Abbiamo vissuto il fascismo e la dittatura, la discriminazione razziale, una guerra sanguinosa; e poi la rinascita, la ricostruzione, il boom economico, e così via fino al degrado morale generalizzato e al crollo degli istituti democratici.
E in tutto questo abbiamo avuto rappresentanti politici di tutti i tipi: dalle persone per bene agli imbroglioni, dagli eroi agli assassini.
Qualcuno diceva che dalla storia non si impara nulla. Come dargli torto? L'Italia sta precipitando in un vortice senza fondo, per certi versi simile a quello che ci ha visto tristemente protagonisti ottanta anni fa. E' un ciclo che si chiude, e noi cosa abbiamo imparato da tutto questo? Niente, visto che siamo tornati al punto di partenza.
Già la settimana scorsa (vedi l'articolo del 3 ottobre) avevo denunciato la drammatica situazione del Parlamento, i cui componenti non hanno la possibilità di parlare.
Con la riforma del sistema elettorale di questi giorni, viene portata a compimento un'operazione che già in molti hanno definito come un colpo di stato. Parole un po' forti, ma che purtroppo non sono campate per aria.
Non è importante chi vince o chi perde, e non è un problema di destra e sinistra. L'aspetto essenziale non è neanche la scelta tra il sistema maggioritario e quello proporzionale. La cosa fondamentale di questa riforma è data dal fatto che non saranno più i cittadini a scegliere i propri rappresentanti, ma le segreterie dei partiti.
Ogni partito presenterà la sua lista di candidati, che noi non potremo votare, perché non si possono esprimere preferenze. Potremo solo mettere una croce sul simbolo di un partito accettando o rifiutando in blocco e a scatola chiusa la sua proposta. Confronto con i cittadini: zero.
In base ai seggi ottenuti, per ogni partito i candidati verranno eletti nell'ordine in cui sono inseriti in lista. Quindi i capi di partito avranno gioco facile a ricattare i propri candidati, perché la loro elezione non dipende più dai voti ottenuti, ma dal posto che occupano in lista.
Va da sé che gli eletti saranno portati a soddisfare più le esigenze del partito che non quelle dei cittadini. E' stato più o meno sempre così? Però fino a ieri se un candidato non prendeva voti, andava a casa; da oggi se Totò Riina trova qualcuno che lo mette in cima alla lista, è praticamente sicuro di essere eletto. Non c'è più bisogno dei nostri voti.
C'è tanto bisogno di un maggior coinvolgimento della gente comune nella politica, e ci ritroviamo a camminare esattamente nella direzione opposta. La composizione del prossimo Parlamento sarà decisa dalle segreterie dei partiti, senza che i cittadini possano dire la loro con un voto significativo. Questa è veramente la morte della democrazia.
Come se non bastasse, ad ulteriore conferma di quanto questa gente sia disposta a tutto pur di non staccare il sedere dalle poltrone che occupano, l'unico punto su cui si sono trovati tutti d'accordo, maggioranza e opposizione, è stato nella bocciatura delle quote riservate alle donne. E' già deprimente constatare come ci sia bisogno di una legge per garantire alle donne la partecipazione alla vita politica del paese; ritenendo insufficienti le garanzie che si sono costruiti, hanno pensato bene di difendersi anche dalle donne.
E io che volevo portare avanti la campagna "Libertà è partecipazione", e spingere le persone a votare, a cambiare le facce che ci governano, a partecipare di più...