
E' la solita storia; dovremmo averlo imparato ormai, ma noi imperterriti continuiamo a cascarci. A Roma direbbero che “semo de coccio”. Per settimane siamo stati tutti impegnati a parlare dei (presunti) servigi sessuali che alcune piacenti signore hanno offerto all'attuale capo del governo; servigi di cui si parlerebbe in intercettazioni che nessuno ha mai visto né sentito. Pompini (chiamiamo le cose col loro nome, a rischio di essere brutali) grazie ai quali, secondo le malelingue, queste signore sarebbero poi state nominate ministro.
La cosa squallida non è tanto il fatto, reale o presunto che sia, in sé, ma che a mettere in circolazione queste storie sia stato (indirettamente, è ovvio) il diretto interessato, il fruitore stesso di tali discutibili prestazioni. Ma perché mai avrebbe fatto una cosa del genere? Perché sottoporsi, lui e le suddette signore, al linciaggio morale della piazza? Perché ridurre la sua immagine a quella di un vecchio porco capace di ogni bassezza?
Semplice. Per passare da vecchio porco, per essere linciato pubblicamente; e diventare così, ancora una vola, la vittima. Arte nella quale nessuno è bravo come Sua Bassezza. Una vittima, per altro invidiata da gran parte dei maschi italiani, che attira su di sé tutte le attenzioni, e nasconde sotto un polverone mediatico tutto il resto. E qui scatta la trappola in cui puntualmente caschiamo.
Cos'è allora “tutto il resto”?
Il decreto legge n° 112 del 25 giugno 2008, la cosiddetta “finanziaria d'estate”, sta facendo parlare di sé, ma non quanto meriterebbe. Complice una stampa sempre più allineata, il polverone suddetto che ne ha coperto la pubblicazione, e le ferie ormai in pieno svolgimento proprio ora che il decreto va in discussione al Parlamento, sono pochi e marginali gli aspetti di cui si parla.
Le forze di polizia protestano perché il decreto gli taglia risorse per alcune centinaia di milioni (alla faccia della tanto sbandierata sicurezza), la magistratura altrettanto, la scuola non ne parliamo, e così via. Chiedete a chi volete cosa ne pensa, vi dirà che “ad ogni finanziaria c'è chi protesta”. E così la cosa passa come fosse normalissima.
Solo che questo non è un decreto qualsiasi. Vediamo alcuni punti.
L'articolo 7 parla dell'energia nucleare, dello sviluppo delle centrali atomiche; dimenticando che una scelta del genere, soprattutto perché fatta oggi, è una follia totale, sia dal punto di vista ambientale che da quello finanziario. Oltre al fatto che non sposterebbe di un millimetro il problema dell'approvvigionamento energetico; ma è evidente che non è per questo che si spinge in questa direzione.
L'articolo 12 è il gioco delle tre carte. Nel 2007 il governo Prodi aveva revocato le concessioni alla TAV spa perché ottenute senza bando di gara; oggi il governo (sempre senza gara) ripristina quelle concessioni, ma anziché affidarle alla TAV spa, le assegna alla RFI spa. Che è il controllore della TAV spa. Bellissimo!
Nell'articolo 15 si stabilisce che i libri di testo per le scuole dovranno essere disponibili sia su carta che su Internet; e che dal 2011 sarà obbligatorio utilizzare solo quelli online. Sarebbe anche una buona cosa se non fosse che non tutte le scuole hanno le risorse necessarie ( sempre meno ne avranno) per gestire una simile innovazione; se non fosse che parecchie zone dell'Italia non hanno ancora la connettività necessaria per consentire agli studenti di usufruire adeguatamente di questi servizi; se non fosse che leggere su un monitor è molto più faticoso che leggere su carta. Saranno contenti gli ottici.
L'articolo 36 rinvia l'entrata in vigore della class action, originariamente prevista per lo scorso 1° luglio, in attesa di una non meglio precisata normativa di integrazione. Le grandi aziende ringraziano.
Però c'è la cosiddetta “Robin tax”. Wow! Quella che dovrebbe colpire i petrolieri (articolo 81) e le banche (articolo 82). Doppio wow! Quella che permetterà una ridistribuzione della ricchezza. Triplo wow! Peccato che questa norma sia sostanzialmente inefficace, e anzi è evidente che si riverserà sulle spalle dei consumatori. Se questo è Robin Hood, era meglio che se ne fosse rimasto nella sua foresta.
Fin qui la cosa è grave (e sono solo alcuni frammenti presi qua e là) ma potremmo farcene una ragione. Se invece guardiamo all'impianto complessivo del decreto, quello che emerge è un disegno, costruito intorno alla pubblica amministrazione, davvero inquietante.
Le università hanno la possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato (articolo 16). Porte aperte quindi ai finanziatori privati che, come è ovvio, vorranno poi mettere bocca sul funzionamento degli atenei.
Il rapporto alunni / docenti aumenta di un punto percentuale (articolo 64). Ma non erano già troppi gli alunni in ogni classe?
Il personale ATA (bidelli, segretari, assistenti di laboratorio, ecc.) viene tagliato del 17%: 43.000 persone in meno.
I fondi per la scuola vengono tagliati per 456 milioni nel 2009, 1.650 milioni nel 2010, 2.538 nel 2011, 3.188 milioni nel 2012.
Il turn over nelle pubbliche amministrazioni è fissato al 10% per il 2008 e 2009, al 20% per il 2010 e 2011 (articolo 66). Significa che se in un anno vanno in pensione dieci persone, l'anno successivo se ne può assumere una o due al massimo. Curiosamente questo limite non vale per le forze armate.
Il finanziamento ordinario alle università è ridotto di 63 milioni per il 2009, 190 per il 2010, 316 per il 2011, 417 per il 2012. Alla faccia del sostegno alla ricerca.
Il trattamento economico accessorio per i dipendenti pubblici è ridotto del 10% (articolo 67). Va ricordato che negli ultimi anni l'accessorio è cresciuto di importanza essendo l'unica voce che permette agli stipendi di adeguarsi parzialmente al costo della vita.
L'ammontare del fondo per la contrattazione integrativa è bloccato ai livelli del 2004
Gli aumenti economici maturano ogni tre anni invece di due (articolo 69); così si diluisce tutto nel tempo.
Nei periodi di malattia viene riconosciuta solo la paga base (articolo 71). E ammalarsi diventa un lusso riservato a chi se lo potrà permettere.
Vengono ristrette le possibilità di ottenere il part-time, che ora è a discrezione dell'amministrazione concedere (articolo 73).
L'articolo 74 poi è una sorta di bidone aspiratutto, che stabilisce l'obbligo di procedere ad un taglio generalizzato degli organici, compreso tra il 10% e il 20%. Per tutte le amministrazioni pubbliche.
Quello che è evidente è la volontà di colpire duramente tutta la pubblica amministrazione, in particolare la scuola, indebolirla, metterla in difficoltà. Il perché è presto detto: l'amministrazione pubblica, nonostante le gravi inefficienze e i molti altri problemi che la affliggono, funziona ancora troppo bene. E' necessario indebolirla ulteriormente per poi procedere al suo smantellamento.
Non è forse un obiettivo condiviso da quasi tutte le forze politiche quello di avere una macchina pubblica il più possibile snella? Lo ripetono da talmente tanto tempo che parecchia gente si è convinta che si tratti di una cosa buona.
Ma nessuno si preoccupa di far funzionare bene questa macchina: meglio buttarla via.
Così, dopo le (pessime) privatizzazioni viste negli ultimi 15 anni, ne vedremo altre ancora peggiori, con i servizi pubblici essenziali che verranno affidati a società private; società che, per loro natura, non hanno come obiettivo l'interesse del cittadino ma quello dell'azionista; non la fornitura di un servizio di qualità ma la massimizzazione dei profitti.
Il tutto con una aggravante non da poco: la scuola. L'istruzione è la colonna portante di una civiltà, elemento di integrazione e di crescita personale e sociale. La privatizzazione della scuola, come si è già dimostrato in tanti paesi, porta ad una netta separazione tra i pochi che stanno bene e si possono permettere di pagare profumatamente le scuole private, e la massa di chi è invece costretto ad accontentarsi delle scuole pubbliche, sempre più ridotte a ghetti per disperati. Un altro bel regalo a chi da sempre è molto attaccato alla possibilità di gestire le scuole private (meglio se con fondi pubblici). Che c'entri qualcosa la recente visita di Sua Bassezza a Benny16?
Da anni la sinistra (ammesso che questa parola significhi ancora qualcosa) viene accusata di “furore ideologico” ogni volta che prova a dire qualcosa di diverso dal pensiero unico. Oggi la sinistra non esiste più, il pensiero unico è ormai stabilizzato, e il furore ideologico (quello vero) è libero di scatenarsi come nei nostri peggiori incubi. Solo che questo non è un incubo, è la realtà.
Tiriamoci su tornando al punto da cui eravamo partiti. Ora sappiamo come vengono selezionati i ministri donna. Ma per gli uomini quali criteri si applicano? Quali prove sono previste? Ve lo immaginate La Russa mentre... viene selezionato?