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Diciamolo senza ipocrisia: il fascismo che l’Italia ha vissuto tra le due guerre, quello degli anni 20 e 30, quello di Mussolini, era onesto. Non buono, non accettabile, ma onesto. Era violento, prevaricante, antidemocratico, spregevole; ma si presentava con la sua faccia, non si nascondeva, non aveva paura di farsi vedere per ciò che era, non era ipocrita. E lo si doveva accettare in maniera totale, senza eccezioni, facendo dell’obbedienza cieca una virtù.
Per chi si opponeva, o anche solo pretendeva di ragionare con la sua testa, erano cavoli amari, e tanti ci hanno anche sacrificato la propria vita. Ma erano consapevoli, perché sapevano esattamente cosa avevano di fronte.
Oggi no, oggi abbiamo la democrazia e tutto questo non esiste più; abbiamo le libertà costituzionali e possiamo tranquillamente pensare, dire e fare quello che vogliamo. Con qualche limitazione ovviamente, che l’esercizio della propria libertà richiede necessariamente il rispetto della libertà altrui. Così per esempio si può contestare il governo ma non il potere finanziario a cui il governo fa da cameriere, perché il governo si può cambiare senza problemi ma lo stesso non si può dire dei suoi manovratori. Cosa succede allora se qualcuno organizza una manifestazione che, scavalcando i camerieri, contesta direttamente il cuoco, cioè quel sistema finanziario che sta strangolando le persone e gli stati? Cosa succede se a quella manifestazione partecipano centinaia di migliaia di persone che, pacificamente, chiedono e pretendono il rispetto della loro libertà, dei loro diritti, del loro futuro? Cosa succede se quella manifestazione avviene in un paese in cui il tarlo della dittatura non è mai stato estirpato completamente, se quel paese è ormai da tempo un laboratorio in cui vengono sperimentate tecniche di controllo delle masse, un paese i cui camerieri sono così schifosamente impresentabili e privi di scrupoli da permettersi qualsiasi abominio?

Semplice. Quello che è successo sabato scorso a Roma.
Partiti e sindacati che, togliendosi per un giorno la divisa da cameriere, hanno scippato ai manifestanti i contenuti della protesta; gruppi organizzati (e ampiamente preannunciati) che hanno scatenato una violenza finalizzata a creare il caos e a smembrare il corteo; forze di polizia che prima osservano impassibili il caos creato dai violenti poi, quando il lavoro dei gruppi violenti ha raggiunto il suo scopo, fa partire la rappresaglia attaccando la folla in maniera indiscriminata con manganelli e lacrimogeni.
Il giorno dopo i camerieri intonano il solito coro di condanna della violenza che lava le coscienze e offre la scusa per delegittimare la protesta: tutti parlano degli scontri e nessuno si ricorda più i motivi della manifestazione.
Missione compiuta.

Uno schema consolidato e affidabile che si ripete, in maniera più o meno cruenta, ormai da tempo.
Nessuno che si preoccupi di denunciare il ministro degli interni per non aver fatto il suo dovere: non, come dice qualcuno, per aver sottovalutato il problema, ma per aver voluto che le cose si svolgessero proprio in questo modo. Un comportamento criminale con cui si è sottratto alle forze di polizia uno dei loro compiti fondamentali: garantire la sicurezza delle persone.
Non paghi di tutto ciò, arriva addirittura un rappresentante della cosiddetta “opposizione”, uno di quelli che ogni tanto si toglie la divisa da cameriere per fare bella figura con chi protesta, a reclamare punizioni esemplari e leggi speciali. Proposta che, neanche a dirlo, il governo accoglie immediatamente. Di rispettare le leggi esistenti non se ne parla nemmeno, ma se si tratta di farne di nuove si è sempre pronti.

Rimane una situazione sempre più insostenibile, con il potere finanziario che toglie progressivamente risorse e opportunità e il potere politico che si occupa di mantenere il controllo. Un potere politico nel quale da tempo non è più possibile distinguere chiaramente i ruoli e le posizioni, in cui il rapporto maggioranza / opposizione si concretizza quasi esclusivamente nell’occupazione e nella gestione di ogni più piccolo ambito di potere. Un potere politico che è sempre compatto quando si tratta di difendere gli interessi della grande finanza e quindi, ovvia conseguenza, di reprimere il dissenso che può disturbarla.

La differenza tra il fascismo di ottanta anni fa e la situazione odierna? L’ipocrisia.

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