Uscire dalla terza guerra mondiale senza entrare nella quarta

La guerra continua. Continua e si allarga. Dopo la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo e l’Italia, è la volta della Francia che vede colpite alcune delle sua banche principali . Qualcuno si è sorpreso, ma la verità è che di fronte al caos totale in cui viviamo, nessuno può considerarsi veramente al sicuro. Neanche la Germania, e qualcuno anche da quelle parti comincia a capirlo.
Nel frattempo in Italia si preannuncia la quarta manovra finanziaria del 2011; come era evidente anche ad un osservatore poco preparato come me, le precedenti non sono bastate. Come pure non basterà questa. E’ curioso come a nessuno venga il dubbio che se le manovre finanziarie non funzionano magari c’è da fare qualcos’altro, qualcosa di completamente diverso. O meglio, chi di dovere lo sa benissimo, però non ce lo dice perché evidentemente persegue fini diversi da quelli dichiarati; mentre noi, parco buoi, ce ne stiamo tranquilli nella stalla a muggire che “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità” oppure che “abbiamo bisogno di meno stato e così via. La cosa che in troppi ancora hanno paura a dire è che il progetto Euro è fallito, che la stessa idea dell’Europa è fallita. E, allargando un po’ l’orizzonte e guardando cosa succede dall’altra parte dell’oceano, è fallito quel liberismo di cui, all’indomani della caduta del muro di Berlino, si vantavano le lodi come unico modello possibile. L’intero mondo occidentale (definizione quanto mai vaga e arbitraria) poggia su modelli e sistemi che non funzionano. Oggi cominciamo a rendercene conto, domani dovremo raccogliere le macerie e ricominciare.
Non voglio parlare della ricerca del profitto a tutti i costi, dello sfruttamento di persone e risorse naturali, di degrado ambientale, di capitalismo di rapina, delle enormi differenze che si creano tra persona e persona, Tutte cose talmente evidenti che non necessitano di approfondimenti. Chi non le vede o non le capisce merita quello che gli sta capitando.
Voglio invece provare a fare uno sforzo di fantasia per verificare se c’è una via d’uscita, una possibilità di fermare il treno che ci sta trascinando nel baratro (ringrazio Eduardo per la provocazione).

Come ho già scritto su queste pagine, il problema fondamentale è che il liberismo attribuisce all’economia un primato nei confronti della politica: L’economia controlla la politica e i risultati sono quelli che vediamo oggi. A conferma di questo rapporto squilibrato la BCE, che controlla la moneta e tutto ciò che la riguarda, è un soggetto privato indipendente dal potere politico. La politica monetaria e finanziaria europea è in mano alla BCE e non alle istituzioni politiche. Se la moneta fosse gestita dalla Volkswagen o dalla Auchan sarebbe la stessa cosa.
La domanda sorge spontanea: come fanno i governi nazionali (politici democraticamente eletti dai rispettivi cittadini) a reagire agli attacchi degli speculatori se non hanno il controllo della moneta? Semplice, non possono. Infatti subiscono passivamente e tutte le manovre che si inventano sono destinate al fallimento.
Tutto quello che fa la BCE per difendere titoli e moneta, lo fa non perché sia dovuto, ma perché decide che quella operazione le conviene. In fondo, se l’Euro sparisse la BCE se ne andrebbe con lui.

Di fronte a tutto questo sono sempre di più le persone che invocano l’uscita dall’Euro e, magari, la dichiarazione formale di fallimento (“default” per chi non ama termini troppo forti). Una cosa che equivale per l’Italia alla cancellazione di un debito di 1900 miliardi e ad un risparmio immediato di circa 90 miliardi di Euro l’anno, l’ammontare degli interessi pagati sul debito pubblico. Certo non sarebbe una soluzione indolore, ma considerato che la Grecia è già tecnicamente fallita (anche se non lo dichiarano ufficialmente) e che l’Italia segue a ruota lo stesso destino, forse l’ipotesi va messa in conto. Del resto questo stillicidio che stiamo vivendo potrebbe portarci a conseguenze anche peggiori
C’è chi dice che se salta l’Euro torneremmo al medioevo, tutti contro tutti, a farci guerra per la supremazia territoriale e per la conquista di risorse naturali. Probabile, del resto la crisi del 1929 è finita con la seconda guerra mondiale.
Oppure…

Oppure interveniamo subito correggendo i difetti di fondo di questo sistema.
Si tratta di invertire il rapporto tra politica ed economia, attribuendo alla politica il primato e stabilendo regole precise dentro le quali l’economia deve muoversi: la politica è democratica (almeno in Europa) l’economia no, quindi questo cambio di visione è dettato dal semplice buon senso.
Per rendere efficace questo nuovo rapporto è indispensabile che la BCE venga resa pubblica e messa sotto il diretto controllo del governo europeo. A questo punto la BCE, essendo niente altro che un ente pubblico, non presta più il denaro ma si limita a stamparlo e a curarne la distribuzione, che la proprietà di quel denaro è degli europei.
E il governo europeo deve essere veramente tale, cioè un’istituzione democraticamente eletta dai cittadini.

Si tratta cioè di rilanciare il progetto europeo, piuttosto che abbandonarlo, e portarlo a compimento, creando un vero e proprio Stato. Uno Stato finalmente capace di governare in modo legittimo e di incidere sulle decisioni anche di portata mondiale. Uno Stato che avrebbe la forza di contrapporsi agli sciacalli che oggi fanno il bello e il cattivo tempo.
Non sarà facile e non si risolveranno tutti i problemi, ma si getteranno le basi per realizzare un nuovo modo di stare insieme, collaborando e dimostrando di essere capaci di saper rinunciare al controllo del proprio orticello in cambio di un orto molto più grande condiviso con altri.

La moneta, da sempre, è uno strumento in mano allo Stato; oggi l’Europa si ritrova con Stati senza moneta e con una moneta senza Stato. Questa situazione va sanata, in un modo o nell’altro. A noi decidere se farlo a prezzo di guerre e distruzioni oppure cavalcando grandi ideali.

One thought on “Uscire dalla terza guerra mondiale senza entrare nella quarta

  1. “…la politica è democratica (almeno in Europa) l’economia no…” :
    Il senso di oppressione è tanto: pensare di non essere più liberi e padroni del proprio destino ma schiavi dell’economia o molto peggio della finanza è avvilente.
    Chi come me si occupa di IT si sente un po’ corresponsabile per tale situazione in quanto probabilmente come categoria abbiamo consegnato alla “finanza d’assalto” gli strumenti fondamentali (la rete) che ne hanno permesso la sua transnazionalizzazione e con questa la distruzione degli stati, delle regole, della democrazia e della libertà di ciascuno di noi.
    Le finanza è transnazionale, l’informazione è transnazionale; le leggi, la giustizia, il governo degli stati attuali non sono transnazionali! E’ una lotta impari ma dobbiamo renderci conto che ho troviamo un modo per cercare di costruirci tutti insieme un futuro come cittadini del mondo e riportare la finanza a nuove regole sovranazionali assoggettate alla democrazia o per la democrazia non esiste un futuro!
    ….Forse “la rete” in tutto ciò potrebbe darci una mano…..
    😮