Uno su mille ce la fa

Primavera: periodo di dichiarazione dei redditi. All’8 per mille siamo oramai abituati, anche se in tanti non sanno come funziona; quest’anno però la finanziaria ci ha regalato un’altra aliquota: il 5 per mille.
Cos’è il 5 per mille? Nelle premesse serviva a finanziare la ricerca, uno dei grandi malati d’Italia. Viene da dire che la ricerca andrebbe finanziata “a prescindere”, senza bisogno di chiedere ai cittadini se e come farlo, tanto è disastrata, bisognosa e, al tempo stesso, irrinunciabile; eppure ben venga il 5 per mille, se in qualche modo serve ad aiutare la ricerca, sempre meglio di niente.
O no? La legge 266/2005 (finanziaria 2006), al comma 337 dell’articolo 1 così recita:
Per l’anno finanziario 2006, ed a titolo iniziale e sperimentale, fermo quanto già dovuto dai contribuenti a titolo di imposta sul reddito delle persone fisiche, una quota pari al 5 per mille dell’imposta stessa è destinata in base alla scelta del contribuente alle seguenti finalità:
a) sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale […], nonché delle associazioni di promozione sociale […] e delle associazioni e fondazioni riconosciute […];
b) finanziamento della ricerca scientifica e dell’università;
c) finanziamento della ricerca sanitaria;
d) attività sociali svolte dal comune di residenza del contribuente.

Sì, c’è la ricerca tra i destinatari, ma non solo. E guardando le pubblicità che circolano da un mese a questa parte non si può non notare la quantità di soggetti che chiedono la nostra firma per avere una quota del 5 per mille; stranamente quasi nessuna era di soggetti che svolgono attività di ricerca. Ma forse sono io che non ho guardato quelle giuste, quindi ho deciso di fare una ricerca più approfondita.

Sul sito web dell’agenzia delle entrate c’è tutto il necessario per chiarirsi le idee. Qui scopro che i soggetti accreditati ad incassare una fetta del 5 per mille sono quasi 30.000; sì, trentamila. Di tutti questi, quelli che fanno ricerca, o che perlomeno si presume che possano farla, sono quelli descritti ai punti b) e c): circa 700 in totale; 700 su 30.000, ad essere generosi.
Partiamo dal fatto che, differentemente dalla quota che va alle istituzioni religiose, l’ammontare complessivo del contributo sarà proporzionale alle firme che noi cittadini metteremo sui moduli; se io non firmo, la mia quota del 5 per mille se la tiene lo stato. Consideriamo che la somma totale si dividerà in (potenzialmente) 30.000 ruscelletti. Aggiungiamo che solo una minima parte di questi ruscelli arriverà alla ricerca, il risultato finale è abbastanza evidente.
Inoltre andrebbero calcolate le spese che questi soggetti stanno sostenendo in pubblicità, per farsi conoscere e invitarci a devolvere la nostra quota; in quanti riusciranno ad avere un saldo positivo tra incassi e spese sostenute?

La conseguenza dell’iniziativa 5 per mille sarà una pioggia di contributi ad associazioni, consorzi, cooperative e simili; contributi in massima parte di entità molto ridotta, e quindi insignificanti. Quasi nessuna conseguenza ci sarà per chi fa veramente ricerca; il contributo ricevuto sarà una goccia nell’oceano delle loro esigenze.
Una conseguenza più significativa ci sarà invece per lo stato, che vedrà sparire in questo modo quasi 300 milioni di euro (stima calcolata in base alla percentuale dei cittadini che firmano per l’8 per mille). Soldi tolti alle casse dello stato, quindi nostre, per realizzare… quasi niente.

Spulciando poi negli elenchi, vengono fuori alcune realtà che lasciano un po’ perplessi. Citando più o meno a caso e con numeri arrotondati:
– 60 comuni (una doppia presenza, dovuta probabilmente ai tagli di bilancio imposti dal governo)
– 1.400 associazioni sportive (lo sport è importante, ma perché non finanziarlo in modo organico?)
– 600 sezioni locali dell’AVIS (sarebbe meglio presentarsi come unico soggetto invece che per singola sezione)
– 300 asili (questo sarebbe il finanziamento della scuola?)
– un numero imprecisato di chiese e istituzioni religiose (se l’8 per mille fosse distribuito un po’ meglio…)
C’è addirittura il ministero dell’agricoltura: evidentemente il suo collega dell’economia tiene i cordoni della borsa ben stretti, quindi chiede aiuto direttamente a noi.

E se il nome significa qualcosa, vorrei sapere in base a quale principio questi soggetti, come tanti altri che non posso elencare per motivi di spazio, compaiono negli elenchi:
– ABC la sapienza in tavola
– Accademia degli ufficiali di stato civile, anagrafe ed elettorale
– Accademia del peperoncino
– Aeroclub volovelistico toscano
– Amici caffè Gambrinus
– Amici dei foulards bianchi
– Art web center venice
– Associazione amico gatto
– Associazione astrofili imolesi
– Associazione CB-radioamatori Molise
– Associazione computerizzazione analisi ermeneutiche lessicologiche
– Associazione eco filosofica
– Associazione dei ragionieri commercialisti della Lombardia
– Associazione europea dei brainworkers
– Associazione silenziosa italiana scacchisti
– Camera civile degli avvocati di Bologna
– Centro alti studi per la difesa
– Centro studi Bhaktivedanta di storia e filosofia vaishnava
– Cineclub effetto notte
– Club eurofitness center
– Club romano fuoristrada
– Compagnie del carnevale muggesano
– Coro antiche armonie
– Società degli ingegneri e degli architetti di Torino
– Società italiana di fitosociologia

Intendiamoci, non ho assolutamente nulla contro queste associazioni; magari svolgono davvero attività più o meno utili ed interessanti. Rimane il fatto che finanziarle in questo modo è inutile, dispersivo, oneroso, e in fin dei conti controproducente.
La verità è che si tratta delle solite svendite pre-elettorali, a cui nessun governo italiano ha mai saputo o voluto rinunciare; qualche soldo a te, un po’ a quell’altro, e così via. L’unica differenza è che stavolta se li devono conquistare, ma del resto questo era un governo (teoricamente) liberale.
A pensarci bene c’è anche un’altra differenza rispetto al passato: una parte dei soldi che forse incasseranno, dovranno spenderla in anticipo per pagare la pubblicità. E di chi è la più grossa concessionaria di pubblicità del paese? Ma questo è un altro discorso… o no?

Io non credo che firmerò, ma a me piace mangiare piccante, e se dovessi cambiare idea probabilmente lo farei per l’accademia del peperoncino; magari mi mandano una piantina in omaggio.

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P.S. Oggi mentre ascoltavo la radio mi ha colpito una pubblicità, apparentemente senza senso: per quale motivo il consiglio nazionale del notariato, un’associazione di professionisti che erogano servizi obbligatori, in un mercato protetto, senza concorrenza, con tariffe imposte, ha bisogno di farsi pubblicità? Siccome “a pensar male si fa peccato, ma difficilmente si sbaglia” (Andreotti docet), sono andato a controllare, e il dubbio che inizialmente avevo scansato dicendomi che era assurdo, è diventato realtà.
La fondazione italiana per il notariato, costituita (guarda caso!) a gennaio 2006 dal consiglio nazionale del notariato insieme alla cassa nazionale del notariato, fa parte dell’elenco dei soggetti che possono beneficiare del 5 per mille.

Cioè i notai ci chiedono di dargli la nostra quota del 5 per mille! Hanno ragione, poverini, loro che sono tra le categorie più bistrattate ed economicamente a rischio del paese, meritano ben più dei nostri spiccioli! Propongo una sottoscrizione di massa!
E per cosa chiedono questi soldi? L’articolo 3 del loro statuto dice che servono per “…l’attuazione di tutte le iniziative culturali idonee a formare e migliorare […] le qualità professionali e la cultura dei notai italiani e la tutela, la valorizzazione, il miglioramento del patrimonio culturale e del ruolo sociale del notariato italiano.”
Evviva la chiarezza! Niente beneficenza, niente volontariato, niente impegno sociale e civile. Solo la tutela del loro ruolo. Di sicuro a questi signori non fa difetto la faccia tosta.

E qualcuno ancora mi chiede perchè me la prendo con il 5 per mille…

3 thoughts on “Uno su mille ce la fa

  1. Caro buon Peppe,
    mi piacerebbe sapere se c’è qualcosa della nostra società che ti vada bene o e se, dato che gli ultimi 5 anni, tutti evidentemente controllati dalla più grossa agenzia pubblicitaria italiana, non devono proprio esserti paciuti!
    Perchè se non ti va bene nemmo il 5 x 1000 e quindi non ti va bene nemmeno l’attività di 30.000 associazioni non profit (non moltiplico per il numero medio di associati), non so proprio cosa possa andarti bene di questo paese.

    • E’ evidente che non hai capito ciò che ho scritto.
      Io apprezzo moltissimo l’attività delle associazioni, delle cooperative e di tutto il mondo del volontariato; lo apprezzo tanto che lo sostengo personalmente.

      Quello che critico è il modo di finanziarle, con un sistema che è contro la natura dei beneficiari. Critico il fatto che si erogano finanziamenti senza distinguere le iniziative meritevoli da quelle discutibili. Critico il fatto che in questo modo il governo abbia scaricato sui cittadini la responsabilità di distribuire una parte dei soldi raccolti con le imposte. Critico il fatto che si sia persa un’altra occasione per finanziare la ricerca. Critico il fatto che un finanziamento organizzato in questo modo risulterà di fatto inutile.
      Tu puoi anche far finta di non capirlo, ma questo è quello che c’è scritto.

  2. A me manca una informazione. Non so se e quanti soldi pubblici prendessero queste associazioni prima dell’avvento del 5 per mille. In linea di principio credo di poter essere d’accordo sul fatto che le associazioni possano essere finanziate sulla base del gradimento che hanno presso i cittadini.
    per esempio io ho notato che ci sono i testimeni di Geova i quali, credo non siano stati ammessi all’8 per non so quale motivo.
    per quanto riguarda i notai io la vedo diversamente da te. Non credo che vogliano i nostri soldi, immagino che si vogliano riprendere i loro. Un notaio che denunci immagnino diverse centinaia di migliaia di euro, scegliendo la destinazione dell’8 per mille, destina alla cassa qualche centinaio di euro.