Una porcata tira l’altra

Ancora una volta c’è da votare per un pacchetto di referendum, e ancora una volta gli italiani vengono mandati alle urne senza avere le idee chiare, almeno una gran parte di loro. Il guaio maggiore è che ancora una volta i partiti, quelli a cui l’articolo 49 della Costituzione assegna il compito di “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, hanno fatto di tutto per spingere gli italiani a non votare, a non partecipare, a rinunciare ad esprimersi, a non esercitare un loro diritto; hanno fatto cioè l’esatto contrario di ciò che la Costituzione gli impone. Qualcuno lo ha fatto in maniera esplicita, altri diffondendo informazioni false e creando confusione, altri ancora semplicemente disinteressandosi della cosa.
Mi piacerebbe vivere in un paese in cui chi vìola la legge, soprattutto se si tratta della legge fondamentale, fosse poi costretto a risponderne di fronte ad un giudice. Sarà per la prossima vita… Cominciamo con il chiarire un punto fondamentale.
Se vincono i SI, il Parlamento sarà costretto a modificare la legge elettorale. FALSO
Se vincono i NO, il Parlamento sarà costretto a modificare la legge elettorale. FALSO
Se vincono i SI, non sarà più possibile modificare la legge elettorale. FALSO
Se vincono i NO, non sarà più possibile modificare la legge elettorale. FALSO
Quale che sia il risultato del referendum, il Parlamento non è costretto a fare proprio niente, né gli sarà impedito di fare alcunché. Il Parlamento è sovrano e può modificare la legge elettorale come e quando vuole, come pure lasciarla com’è per i prossimi sette secoli, qualunque cosa succeda al referendum. Lo stesso dicasi nel caso in cui il referendum non raggiunga il quorum: nessun vincolo per nessuno.

Nel merito, per il terzo referendum (scheda verde) la questione è semplice. Si chiede di eliminare la possibilità di candidarsi contemporaneamente in più collegi. Un’abitudine che tutti i partiti praticano da sempre in maniera massiccia perché è funzionale ai giochetti con cui decidono chi va eletto e chi no. Senza alcun dubbio: SI.

Per i primi due referendum la questione è invece molto più complessa, ma non ho intenzione di fare un’analisi tecnica delle varie ipotesi; non è il mio mestiere. Vorrei invece valutare le motivazioni di ogni scelta e andare oltre, perché c’è qualcosa che non viene detto.
Se nei due quesiti (che sono praticamente identici, la scheda viola per la Camera, quella beige per il Senato) vincono i SI, il premio di maggioranza viene attribuito alla singola lista anziché alla coalizione; secondo me questo dà maggiore chiarezza dei risultati e obbliga i partiti a fare scelte più nette. Di per sé potrebbe essere positivo, ma il risultato pratico sarà che i partiti faranno le alleanze prima delle elezioni per presentarsi in un’unica lista, salvo poi dividersi subito dopo. E tutto continua come è sempre stato.
Se invece vincono i NO resta tutto com’è. Del resto, se vincessero i SI nella situazione attuale, si rischierebbe di creare situazioni eccessivamente sbilanciate a favore dei due partiti più grandi. Già oggi questi due soggetti, fingendo una contrapposizione che non c’è, impongono agli italiani scelte devastanti su temi estremamente delicati quali la giustizia, le infrastrutture, l’ambiente, la salute, la guerra, e così via; il tutto in barba ai partiti minori (che in qualche raro caso ancora provano a proporre soluzioni alternative), alle istanze dei cittadini, e talvolta anche alla legge. Un duopolio che ci sta trascinando sempre più giù. Davvero vogliamo dare a questa gente un potere ancora più grande? Proprio NO.
E starsene a casa? Una scelta del tutto legittima e ampiamente giustificata, ma scordiamoci che questo possa servire a “mandare un messaggio”. Se vincerà l’astensione e non si raggiungerà il quorum, il commento di tutti sarà “l’avevo detto io che agli italiani queste cose non interessano”. Amen.

Tutti dicono che la legge elettorale fa schifo, ma nessuno dice che farà schifo anche dopo, indipendentemente da quale sarà l’esito. Perché nessuno dice che i quesiti, i primi due, sono completamente sbagliati. L’intenzione dei promotori, peraltro dichiarata pubblicamente, è quella di spingere il sistema verso il bipartitismo, considerandolo una panacea capace di rimodellare tutto il mondo della politica.
Il punto è che il numero dei partiti non può essere imposto per legge, perché è solo una conseguenza delle dinamiche che agiscono nella società; è il risultato dell’elaborazione del pensiero sociale, politico ed economico che nel tempo si sviluppa e cambia. Questo tentativo di forzare un bipartitismo è una bestemmia.

Era necessario reintrodurre le preferenze e consentire così ai cittadini di scegliere il proprio candidato. Era necessario eliminare la soglia di sbarramento e garantire una rappresentatività reale anche alle forze più piccole. Erano necessarie tante modifiche a questa legge; Guzzetta, Segni e compagni hanno scelto di ignorare questi problemi e si sono invece concentrati su una modifica che nella migliore delle ipotesi lascerà tutto com’è. Bel capolavoro!

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PS: Per completezza dell’informazione, va ricordato che è anche possibile votare per alcuni quesiti ed astenersi dagli altri. Se per esempio si vuole votare solo per il terzo, occorre dichiararlo subito, nel momento in cui si consegnano i documenti al seggio; il presidente annota le schede rifiutate e consegna all’elettore solo quella richiesta. In questo modo le schede rifiutate non vengono conteggiate in alcun modo, neanche per il raggiungimento del quorum.
Nel documento contenente le istruzioni per le votazioni, questa ipotesi è espressamente prevista al paragrafo 48, punto 3 (pag. 47).

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