Un referendum perso anzitempo

Ho perso.
Mancano ancora due settimane al referendum sulla procreazione assistita, ma io ho già perso. E con me hanno perso tutti quegli italiani che credono (ingenuamente?) che un paese civile si debba fondare su un confronto aperto e democratico, nel rispetto di chi la pensa in un altro modo, dove chiunque è messo in condizione di fare le proprie scelte e di avere le informazioni necessarie per farle al meglio. Forse non verrà raggiunto il quorum e il referendum non avrà alcun effetto, forse vinceranno i SI; di sicuro non vinceranno i NO. Curioso che in un referendum, dove i cittadini sono chiamati ad esprimersi con un SI o con un NO, una di queste due opzioni venga di fatto cancellata. Come tutti sanno, la Chiesa cattolica e quasi tutti i movimenti, le associazioni, i gruppi che in qualche modo vi si riconoscono hanno fortemente invitato all’astensione; cosa ancora più grave, diversi partiti e molti rappresentanti politici hanno fatto altrettanto.
Già normalmente l’affluenza ai referendum è scarsissima; grazie a questa sciagurata campagna, la maggiorparte delle persone che avrebbero votato NO, rinunceranno a presentarsi alle urne.
Senza ripetere qui i motivi per cui ritengo illegittimo questo invito, cosa che ho approfondito recentemente in un altro articolo, va detto che la conseguenza di ciò è che agli italiani è stata sottratta la possibilità di confrontarsi e di compiere una scelta importante, riducendo uno strumento democratico ad una pagliacciata.
In ogni occasione in cui si richiede ai cittadini di esprimersi con un voto, l’aspetto determinante è l’informazione: ho bisogno di sapere esattamente per cosa voto, quali sono le conseguenze, i pro e i contro di ogni scelta. Naturalmente ognuno dirà la sua, ed è poi compito dei singoli decidere autonomamente quale posizione prendere.
Qualche giorno fa, un rappresentante del movimento per la vita, in un’intervista ha detto: “La gente deve capire che votare NO è come votare SI“. Alla faccia dell’informazione! E io con premesse di questo genere dovrei prendere una decisione su una questione così importante come la vita umana?
Le poche informazioni che arrivano, da entrambe le parti, sono nella migliore delle ipotesi parziali, se non addirittura false. Se a questo aggiungiamo la confusione generata da simili dichiarazioni il quadro è completo.
Il risultato sarà, come già accennato, che poche persone andranno a votare, rendendo probabilmente inutile il referendum. Se per un caso venisse raggiunto il quorum, allora vinceranno sicuramente i SI, non necessariamente perchè sono la maggioranza, ma perchè sono gli unici che andranno a votare.
E, paradossalmente, si realizzerà esattamente quello che ha detto lo sciagurato di cui sopra: “Votare NO è come votare SI”; perchè votando NO si favorisce il raggiungimento del quorum, e siccome la maggiorparte dei NO resterà a casa, diventerà un voto controproducente.

Voglio votare, perchè è un mio diritto, perchè lo considero un dovere civico, perchè è una questione veramente importante; voglio votare anche se la materia è ostica, e le informazioni me le devo cercare faticosamente da solo. Voglio votare NO, perchè credo che la legge che uscirebbe modificata dal referendum sarebbe peggiore di quella attuale, che già non è il massimo.
Ma non posso.
Come dice mia moglie, che spesso è più saggia di me, non ci si può intestardire su un principio che, seppure giusto, non ha alcuna possibilità di essere riconosciuto; tanto più se la mia testardaggine rischia di avere l’effetto opposto.
Non ha senso fare il Don Chisciotte, quindi spero che quella domenica ci sia il sole, almeno cercheremo di ridare un po’ di colore al nostro morale pallido.
E intanto, invece di lottare contro i mulini a vento, voglio studiare una iniziativa per proporre la revisione dell’istituto referendario; questa battaglia è persa, ma almeno per il futuro cerchiamo di difendere la democrazia e di impedire a gente di pochi scrupoli di calpestare i nostri diritti.
A chi ha avviato questa assurda campagna per l’astensione, prima fra tutti la Chiesa cattolica, consegno la mia delusione e la mia rabbia; e fa male dirlo, perchè è la mia chiesa.

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