Un libro per non fanatici

Estate, tempo di svaghi e di letture leggere. Ma siccome a me piace andare controcorrente, penso poco agli svaghi, e alle letture leggere preferisco quelle che mia moglie definisce “mattoni”. Così mi ritrovo per le mani, senza averlo cercato – ma forse è lui che ha cercato me, “L’anima e il suo destino” di Vito Mancuso; un libro di un paio di anni fa di cui avevo sentito parlare. E benché non sia particolarmente interessato alla teologia, e ancor meno alle questioni dottrinali, comincio a leggerlo.
Lo leggo e mi sorprendo subito, per almeno due motivi. Nonostante Mancuso sia un teologo cattolico, non si arrocca sulle sue convinzioni, anzi le mette in discussione accettando (almeno così sembra) il rischio di trovarle errate; uno sforzo sicuramente encomiabile e purtroppo non così diffuso. L’altro aspetto che mi colpisce positivamente è la semplicità del discorso: io non ho una formazione umanistica e sono quasi privo di conoscenze di teologia, filosofia e altre discipline invece necessarie per affrontare adeguatamente l’argomento. Ma Mancuso non dà niente per scontato e si fa leggere anche da me. Che dire? Grazie. Il libro prende di mira alcune questioni teologiche fondamentali: cos’è l’anima, come nasce, se e come finisce; tutte questioni che a dirle così suonano già noiose. Mancuso invece rende interessante la trattazione sviluppando dei ragionamenti serrati che non concedono nulla alla fantasia o alla superstizione, affidandosi unicamente alla logica; il tutto ovviamente condito da riferimenti storici e filosofici, biblici e non. Ragionamenti che arrivano a smontare alcuni dei dogmi su cui la dottrina cattolica è fondata; dogmi che alla luce della ragione, ma in alcuni casi anche dei documenti ufficiali della stessa chiesa cattolica, non stanno in piedi.
Oltre a questo Mancuso inserisce nelle varie parti del libro, sempre in maniera nettamente distinguibile (un plauso anche per questo), la sua personale posizione sui vari argomenti; qui però qualcosa non funziona. L’impressione che ne ho ricavato è che se in primo momento l’autore sviluppa i suoi ragionamenti in maniera totalmente libera e senza vincolarsi a posizioni precostituite, quando va a raccogliere le conclusioni si accorge di essere andato fuori del seminato e corre ai ripari prendendo delle posizioni non coerenti con il ragionamento fatto fin lì. Una retromarcia in qualche caso addirittura sbrigativa, come nel caso della vita degli embrioni.

Io non so perché nel libro ci sia questo dualismo, come di un viaggiatore che dopo un lungo cammino abbia paura di compiere l’ultimo passo; e sinceramente neanche mi interessa.
Al di là degli aspetti che non condivido, trovo che questo libro abbia un merito innegabile: ti fa ragionare, e non su argomenti qualsiasi, ma su questioni teologiche. Il sentimento religioso con tutto ciò che lo circonda, da sempre è uno dei campi su cui è più difficile ragionare serenamente; senza arrivare infatti all’inquisizione dei secoli passati, basta guardare intorno a noi per accorgerci come le capacità razionali dell’uomo vengono messe da parte per lasciare il posto alla fede cieca.
Questo succede in campo religioso e, purtroppo sempre più spesso, anche in altri settori della vita: lo sport, la politica, la vita familiare, ecc.

Questo libro, quali che siano i suoi obiettivi, dimostra che si può ragionare su tutto, a patto di sapersi mettere in discussione e di accettare la possibilità di avere torto. Paradossalmente, è proprio il limite in cui incappa Mancuso che rende il libro imperfetto e quindi ancor più meritevole: perché traccia il percorso e al tempo stesso ne evidenzia i pericoli.

Curiosamente il libro è stato attaccato, e in maniera anche piuttosto dura, sia dai credenti che dai non credenti; probabilmente la migliore dimostrazione del fatto che tocca temi sensibili e lo fa in maniera trasparente, senza compromessi.
Un libro per credenti e non credenti, purché liberi da condizionamenti e aperti al confronto; chi invece non è disposto a cedere nulla delle proprie convinzioni, e mantiene le sue insicurezze ben ancorate alle idee altrui, può risparmiarsi il tempo e la fatica di una lettura totalmente inutile.

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