Un libro diverso

Parliamo di libri. Non libri qualsiasi, libri importanti, libri che presentano fatti concreti, libri che possono cambiare la vita.
Ne ho letto uno recentemente che mi ha dato due grandi gioie. La prima per un aspetto squisitamente personale, perchè ho avuto la conferma che le idee che mi frullano in testa sono condivise da altri e non sono campate per aria: un po’ di amor proprio ci vuole.
L’altra gioia ha una portata più ampia, e deriva dalla convinzione, suffragata dai fatti che questo libro descrive, che “si può fare”. Il libro si intitola “Economia di comunione – Una cultura nuova”, ed è edito da AIEC. Nel sito di riferimento è possibile trovare molto materiale, e approfondire l’argomento.
Il libro presenta il progetto dell’economia di comunione, avviato oltre dieci anni fa, e i risultati che ha generato. Chi ha in mente cose come la beneficenza, l’assistenzialismo, la carità (nel senso che comunemente gli viene dato, quello biblico è diverso) e via discorrendo, è completamente fuori strada.
L’economia di comunione un nuovo modo di fare economia, comprendendo in questo la creazione di aziende, la loro gestione imprenditoriale, il confronto col mercato, le problematiche dei lavoratori, e tutto ciò che in qualche modo ruota attorno al problema “lavoro”.
Siamo abituati a vedere due esigenze nettamente contrapposte: da un lato l’azienda deve creare ricchezza per ingrandirsi, conquistare il mercato, arricchire i proprietari; dall’altro i lavoratori devono lavorare in sicurezza e serenità, senza essere sfruttati, con una paga adeguata. Queste due esigenze sembrano assolutamente incompatibili, una delle due deve essere accantonata, e di solito è la seconda.
L’economia di comunione ci dice, e dimostra con i fatti, che queste due esigenze non solo sono compatibili, ma devono essere portate avanti insieme per poter garantire un futuro tanto alle aziende quanto ai lavoratori.
Oggi molti economisti, alcuni anche tra quelli inizialmente più ostili, riconoscono la validità del modello proposto, e sono centinaia le aziende che in tutto il mondo lo hanno messo in pratica. Non si tratta quindi di un’utopia, ma di una possibilità reale per cambiare la nostra vita.
L’obiezione che verrà spontanea a molti è che si tratta di un’iniziativa nata nell’ambito delle associazioni cattoliche; questo di solito basta a spaventare coloro che vedono di traverso tutto ciò che ha anche solo un vago odore di Chiesa.
Questo progetto è nato all’interno della comunità dei focolarini, che è sicuramente un movimento cattolico, ma non credo che questo possa essere una scusa per sminuirne la portata. I principi che ne costituiscono le fondamenta sono la condivisione, il rispetto, l’uguaglianza, la responsabilità; gli obiettivi che si pone sono la crescita dell’uomo, il benessere, la cura per l’ambiente, il miglioramento di prodotti e servizi.
Se qualcuno non condivide principi ed obiettivi faccia pure le sue critiche.

Possiamo scegliere se vivere bene oppure male. Comunque lo faremo tutti insieme.

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