Un bravo a Monti… anzi no

Nell’articolo precedente dicevo che “non è difficile fare qualcosa di buono, difficile è farne abbastanza da incidere seriamente sulla vita delle persone, e farlo in modo coerente in base ad un disegno complessivo”. Mancava un particolare in questa frase: mancava la necessità che il buono venga fatto per il motivo giusto. Si dirà che l’importante è il risultato, ma io non sono d’accordo. Un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno, ma questo non vuol dire che due volte al giorno quell’orologio funzioni; l’orologio è comunque rotto.
Allo stesso modo se per raggiungere la mia destinazione prendo la strada giusta grazie ad un ragionamento sbagliato, magari mi sarà utile nell’immediato, ma alla prossima occasione mi ritroverò perso senza sapere dove andare. Così Monti ne ha fatta una giusta: ha detto “no” alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020. La motivazione è che “l’Italia sta attraversando una grave crisi e non può permettersi distrazioni o rischi economici”.
E’ vero, l’Italia è in crisi, ma paradossalmente proprio questo è un motivo per sostenere una iniziativa del genere. Organizzare le Olimpiadi significa mettere in movimento un certo numero di miliardi, dare lavoro ad aziende e quindi contribuire a quel rilancio dell’economia di cui proprio Monti è, in teoria, grande fautore. A dimostrarlo c’è tutto il comitato promotore che già sbavava al pensiero di poter gestire questa torta: un branco di avvoltoi pronti ad accaparrarsi risorse pubbliche per lanciarsi in progetti faraonici che sarebbero costati il quintuplo del preventivo, che dopo le Olimpiadi si sarebbero abbandonati perché troppo costosi da mantenere, o che addirittura non avrebbero mai visto la luce come quelli dei mondiali di nuoto del 2009.
L’economia, o almeno una certa parte dell’economia, avrebbe sicuramente girato più forte. Invece no. Monti è a palazzo Chigi per un motivo ben preciso e difende interessi ben precisi, che non sono quelli meschini degli (im)prenditori nostrani; Monti è stato mandato a Roma per interessi molto più alti e di ben altra portata. Infatti non si fa problemi di mettersi contro la banda degli avvoltoi e dei partiti che in vario modo la sostiene.

Ha detto no e ha fatto bene. Ma il motivo vero del rischio economico che lui paventa è un altro, molto più concreto dell’ormai inflazionata crisi, e già evidente per quello che ho scritto sopra. Finché l’Italia non si doterà di regole chiare e semplici per gestire gli appalti, finché non si comincerà ad applicare in maniera rigorosa il principio di responsabilità a tutti i livelli, finché non si riuscirà a punire severamente chi fa uso privato di ciò che è pubblico, non sarà possibile neanche cambiare una sedia in un ufficio pubblico senza che questo diventi per qualcuno l’occasione per rubare. Figuriamoci cosa può diventare un’Olimpiade.
Naturalmente questi interventi, le vere priorità che non vengono mai affrontate, sono di competenza di governo e parlamento, soprattutto di governo in questo periodo in cui il parlamento è chiamato quasi esclusivamente a ratificare ciò che gli viene presentato.
Il governo potrebbe portare in parlamento una bella serie di riforme su questi argomenti e pretenderne l’approvazione; se davvero avesse a cuore l’Italia e gli italiani, avrebbe cominciato da qui e con questo avrebbe anche fatto risparmiare alle casse dello Stato un sacco di miliardi. Altro che taglio delle pensioni…!
Monti e la sua squadra non sono degli incapaci, avrebbero potuto farlo se avessero voluto. Ma è evidente che hanno altri interessi. Così si nascondono dietro alla crisi e ad un generico rischio economico che loro stessi, con un comportamento irresponsabile, contruibuiscono ad aumentare.

Sono contento che le Olimpiadi del 2020 non si facciano in Italia perché sarebbe stato inevitabilmente un bagno di sangue. Ma il motivo per cui questo viene fatto è completamente sbagliato, e dà, ancora una volta, la misura di questo governo. Una misura che non gli fa certo onore. Come non fa onore a noi, ma in fondo se abbiamo un governo golpista è colpa nostra.
E poi chissà se le Olimpiadi del 2020 ci saranno. Se avessero avuto ragione i Maya può darsi che non ci sarà neanche il 2020. Tra dieci mesi ne sapremo di più.

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