Terza guerra mondiale: il saccheggio

Cazzo! Non ti puoi rilassare un momento che subito ne arriva un’altra. Mai un attimo di respiro.
Da poco finito di leggere, e di scriverne, della porcata con cui si stanno per svuotare le tesorerie degli enti pubblici, mi chiedevo cosa avrebbero nascosto nel prossimo decreto. Ovviamente sbagliavo. Non è nel prossimo decreto, ma sempre nello stesso, solo qualche articolo più avanti.
Decreto legge n. 1/2012, sempre lui, articolo 66. Comma 1: “Entro il 30 giugno di ogni anno, il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con decreto di natura non regolamentare da adottare d’intesa con il ministero dell’economia e delle finanze, anche sulla base dei dati forniti dall’agenzia del demanio nonché su segnalazione dei soggetti interessati, individua i terreni agricoli e a vocazione agricola, non utilizzabili per altre finalità istituzionali, di proprietà dello stato […], nonché di proprietà degli enti pubblici nazionali, da alienare a cura dell’agenzia del demanio mediante procedura negoziata senza pubblicazione del bando per gli immobili di valore inferiore a 100.000 euro e mediante asta pubblica per quelli di valore pari o superiore a 100.000 euro. L’individuazione del bene ne determina il trasferimento al patrimonio disponibile dello stato. […]
Detto in due parole: vendiamo le terre demaniali. Quelle dello stato e quelle di qualsiasi ente pubblico; se serve anche a loro insaputa, tanto decide il ministero. Quelli sotto i 100.000 euro senza neanche darne comunicazione, così evitiamo che qualcuno non invitato possa intrufolarsi.
La cosa più bella del comma però è “… su segnalazione dei soggetti interessati”. Significa che qualsiasi stronzo con il portafogli troppo pieno può segnalare al ministero un terreno di suo interesse, il ministero lo inserisce nella lista e il gioco è fatto.

Comma 3: “Nelle procedure di alienazione dei terreni di cui al comma 1, al fine di favorire lo sviluppo dell’imprenditorialità agricola giovanile è riconosciuto il diritto di prelazione ai giovani imprenditori agricoli […]
Ah beh, ma allora cambia tutto! Lo fanno per i nostri giovani che vogliono darsi all’agricoltura. Ve la immaginate voi la scena? Una qualsiasi banca di provincia; un giovane ricco di idee e di sogni ma povero di quattrini (come tutti i giovani tranne Martone e Fornero junior) si presenta al direttore per chiedere un finanziamento; il direttore lo guarda e ride; lui però ha grandi idee e progetti innovativi; il direttore ride a crepapelle; ma lui ha anche il diritto di prelazione sul terreno. La scena si conclude con il direttore in preda a convulsioni trasportato d’urgenza al pronto soccorso.

Comma 6: “Per i terreni ricadenti all’interno di aree protette di cui alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, l’agenzia del demanio acquisisce preventivamente l’assenso alla vendita da parte degli enti gestori delle medesime aree.
Pensavo che, parlando di posto fisso come retaggio del passato da superare, il governo si riferisse solo ai lavoratori dipendenti. Invece no, parlava anche delle aree protette: un privilegio evidentemente intollerabile, una specie di articolo 18 “ad terrenum”. Quindi, cancellata la protezione. Sarà sufficiente che l’amministrazione del parco dia il suo assenso; sempre che non sia interessata a cambiare occupazione.

Comma 8: “Ai terreni alienati ai sensi del presente articolo non può essere attribuita una destinazione urbanistica diversa da quella agricola prima del decorso di venti anni dalla trascrizione dei relativi contratti nei pubblici registri immobiliari.
Sembra una garanzia, invece è… una garanzia. Ma per capirla va letta al contrario: “trascorsi venti anni dalla trascrizione potrete farci quel cavolo che vi pare”. Ecco, così è più chiaro.

Comma 9: “Le risorse derivanti dalle operazioni di dismissione di cui ai commi precedenti al netto dei costi sostenuti dall’agenzia del demanio per le attività svolte, sono destinate alla riduzione del debito pubblico. Gli enti territoriali destinano le predette risorse alla riduzione del proprio debito e, in assenza del debito o per la parte eventualmente eccedente al fondo per l’ammortamento dei titoli di stato.
Finalmente un dato positivo: con i proventi di queste vendite ridurremo il tanto vituperato debito pubblico. Che bello! Il debito, pari attualmente a circa 1900 (millenovecento) miliardi di euro, si ridurrà, in base a valutazioni provvisorie, di ben 6 (sei) miliardi. Cosa che può essere interpretata, in base alle proprie tendenze, con un “meglio poco che niente” oppure “svuotare l’oceano con un cucchiaio”.
Meno soggetta ad interpretazioni è la seconda parte del comma, quello relativo agli enti locali. Se racimolano qualche soldo non possono utilizzarlo per migliorare i servizi o abbassare le tariffe ai cittadini; no, devono pagarci i debiti oppure coprirci i titoli di stato.

Dove sono quelli fissati con il mercato? Quelli che “privato è bello”?
Ora saranno soddisfatti: questa è una vera privatizzazione, non finta come quelle fatte da Berlusconi. Non vendiamo più le aziende, vendiamo direttamente la terra, così magari per produrre in Cina sarà sufficiente spostare la fabbrica di cento metri.
Ci preoccupiamo che buona parte della distribuzione alimentare italiana è in mano ai francesi. E quando in mano ai francesi (o chi per loro) ci sarà direttamente la produzione?
Che faremo quando i prodotti “a km zero” avranno l’etichetta scritta in russo?

Intanto noi ci distraiamo pensando all’articolo 18, di cui con ogni probabilità non frega niente a nessuno, e discutiamo animatamente della cazzate che spara (appositamente) sora Emma.
Ma non era meglio quando per distrarci si parlava di pompini?

3 thoughts on “Terza guerra mondiale: il saccheggio

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