Sovranità limitata

Quello che penso del governo Monti e di come è nato l’ho già detto e ad oggi non vedo motivi per rivedere la mia posizione: il precedente governo era la cosa più indecente e vergognosa che potessimo immaginare, ma quello attuale è un governo illegittimo costruito con un colpo di stato. Come se la cosa non fosse già abbastanza grave così, i partiti italiani presenti in Parlamento (con la sola eccezione della Lega a caccia di un recupero di consensi) hanno fatto ponti d’oro a questa operazione, spacciandola per un alto senso di responsabilità da parte loro, necessario per il bene dell’Italia.
Cazzate!
La verità è che nessun partito ha la minima intenzione di mettere mano al caos che stiamo vivendo, e aver trovato qualcuno che gli leva le castagne dal fuoco è per loro una manna che gli permetterà in futuro di scaricare qualsiasi responsabilità. Un comportamento che rende evidente il fallimento della politica del centro-destra-sinistra praticata negli ultimi decenni. Colpa nostra, ovviamente, che non abbiamo alcuna possibilità di migliorare la situazione italiana finché continueremo a votare per questi soggetti.
Detto questo, e in attesa la settimana prossima dei primi interventi concreti, voglio riflettere su una questione che ritengo fondamentale e su cui il primo ministro si è espresso qualche giorno fa. Qualche giorno fa Monti ha detto: “Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi e di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali ad un livello comunitario“.
La prima cosa che salta all’occhio è il legame di necessità tra l’avanzamento del progetto europeo e le crisi: senza crisi periodiche l’Europa non va avanti. Come dire che si procede solo se costretti, sotto ricatto. Probabilmente è vero, ma questo significa che gli europei non vogliono mandare avanti il progetto che punta ad una vera unità continentale. A questo punto forzare questo avanzamento è una cosa tutt’altro che democratica, visto che è contrario alla volontà dei cittadini.
L’Europa dunque non è democratica? Nonostante tanti nobili ideali e le ripetute altisonanti dichiarazioni in tal senso, è esattamente così. Certo, non è una novità, e lo abbiamo verificato giusto un mese fa a proposito del ventilato referendum greco, ma è un aspetto su cui varrebbe la pena riflettere un po’ di più.

L’altro aspetto che colpisce della dichiarazione di Monti è quello della sovranità. La nostra Costituzione, addirittura nel primo articolo, dice che “la sovranità appartiene al popolo“, e immagino che le costituzioni degli altri stati europei abbiano principi del tutto simili.
L’idea stessa di cedere parti di sovranità nazionale è quindi incostituzionale a prescindere. Almeno finché i cittadini non avranno la possibilità di esprimersi in tal senso. Che poi questa cessione sia già avvenuta in vari momenti della storia è un fatto innegabile, ma non giustifica nessuno a proseguire su questa strada. Invece Monti dichiara di voler procedere, anche se non si sa bene in vista di che cosa.
Al di là della questione ideale, che lascia il tempo che trova ma non va comunque sottovalutata, il punto sostanziale è che manca una prospettiva per il futuro; si cedono pezzi di sovranità nazionale ma non si sa per quale motivo, non si sa che cosa si va a costruire con questi pezzi. O almeno non ce lo dicono.
Il progetto europeo punta ad una unione politica, a realizzare uno stato federale? Se così fosse la cosa potrebbe essere condivisibile oppure no, ma avrebbe un senso; e non ci sarebbe una cessione di sovranità ma solo una sua ridefinizione, perché si passerebbe dalla sovranità (nel nostro caso) del popolo italiano alla sovranità del popolo europeo di cui gli italiani sono parte. Il popolo quindi non cede ma, al contrario, mantiene la sua sovranità, solo che è un popolo più grande. Non è una questione linguistica, è la base della democrazia.
Naturalmente uno degli elementi irrinunciabili di questa sovranità, in questo caso già persa, quindi da recuperare, è quello legato alla moneta (cosa di cui pure ho già parlato). Questo sia per una questione ideale di principio, sia per gli aspetti pratici: nel bel mezzo di una guerra finanziaria, pensare di andare avanti senza una moneta realmente sovrana è da pazzi. Significa affrontare la battaglia disarmati.
Il problema è che nell’Europa di oggi nessuno sembra avere questa volontà di spingere l’acceleratore verso l’unità dei popoli e quindi verso l’unità politica. E nessuno si preoccupa di ristabilire il corretto rapporto di servizio tra la moneta e gli Stati che la utilizzano: l’Euro rimane della BCE, e la BCE rimane un soggetto autonomo dalle istituzioni nazionali ed europee.

Quello che Monti ha detto è quindi sbagliato concettualmente ed è incostituzionale, e la sua volontà nel proseguire su questa strada dimostra che gli obiettivi reali sono diversi da quelli dichiarati. Del resto che vi aspettavate da un governo illegittimo, tenuto in piedi da un branco di ipocriti, incapaci e irresponsabili?

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