Sopravvivere al petrolio si può

Il 2008 ci ha accolto con due notizie indipendenti ma strettamente legate tra loro. La prima è che a Milano è partito l’ecopass, cioè la possibilità di entrare gratuitamente nel centro cittadino solo per le auto ecologiche; l’altra è che il petrolio ha toccato la quotazione di 100 dollari al barile. In mezzo a queste due notizie sta una serie di problemi drammatici che nessun governo, locale o centrale, di destra o di sinistra, ha mai affrontato seriamente: l’inquinamento, il traffico, l’approvvigionamento energetico, la salute pubblica, solo per citare i principali. Partiamo da Milano. Quella di limitare l’accesso al centro ai soli veicoli ecologici non è certo una novità assoluta; in molte città si fa già da tempo: l’esempio più comune, proposto dai sostenitori dell’iniziativa, è Londra, dove effettivamente si sono avuti risultati positivi (ma loro sono inglesi e, anche se questo non è misurabile, fa una bella differenza). Solo che non si tiene conto del fatto che la rete di trasporto pubblico presente a Milano non è neanche paragonabile a quella londinese: tra metropolitana, bus e taxi, per muoversi a Londra non c’è bisogno di avere la patente. Provateci a Milano.
E tanto per non sparare a casaccio, proviamo a dare anche qualche numero. Milano ha 75 km di metropolitana, Londra oltre 400; nell’area a traffico controllato Milano ha 18 stazioni della metropolitana, Londra 50; a Milano un suv Euro4 circola liberamente, a Londra pagano tutti. Per non parlare della frequenza con cui passano i bus o della facilità con cui si trova un taxi.
Tralasciando poi ogni commento sul concetto di veicolo ecologico (se l’automobile è un veicolo ecologico, la bicicletta cos’è?) e sulla guerra che è cominciata relativamente a deroghe ed eccezioni, rimane un fatto innegabile: l’unica vera discriminante di tutta questa storia è il denaro. Chi ha il portafoglio pieno, se ne frega allegramente dell’inquinamento: paga e passa senza tanti problemi. Chi invece non ha grandi disponibilità dovrà riorganizzare la propria vita; soprattutto coloro che l’auto Euro4 o Euro5 non ce l’hanno semplicemente perché non si possono permettere di cambiarla.
Il risultato di questa iniziativa è che le fasce più povere della popolazione (e quindi, guarda caso, anche gran parte degli stranieri) tenderanno a non entrare con la propria auto nel centro di Milano; tra qualche mese il sindaco presenterà le cifre dei primi rilevamenti e, piena di orgoglio, si farà bella di una diminuzione del traffico di qualche punto percentuale. Che non risolve il problema del traffico né quello dell’inquinamento, ma fa bella figura nel suo curriculum.

Cambiamo argomento, anzi no. Il petrolio ha raggiunto la fatidica soglia dei 100 dollari al barile; che non significa niente, come tutte le soglie psicologiche, ma sembra sia un evento sconvolgente. Io ricordo che qualche anno fa Beppe Grillo si tirava addosso un sacco di polemiche dicendo più o meno: "spero che il petrolio raggiunga i 100 dollari, così smetteremo di usare l’automobile o almeno smetteremo di usare la benzina per farla camminare". Beh, spiace dirlo ma la profezia del buon Grillo non si è avverata; anzi, è prevedibile che il prezzo continuerà a salire e che le automobili continueranno ad essere alimentate con i suoi derivati.
Il petrolio è una risorsa in via di esaurimento, il suo prezzo cresce senza sosta, crea un sacco di problemi, eppure noi ne utilizziamo sempre di più. Di questo passo saremo noi ad estinguerci, ben prima del petrolio.

Cosa fare? Tra chi finge che il problema sia così complesso da non avere soluzioni, e chi si rifugia in palliativi sostanzialmente inutili, è evidente che non c’è alcuna intenzione di affrontare seriamente la questione, come dimostra il sindaco di Milano (il fatto che la sua sia una famiglia di petrolieri è solo un caso…).
Eppure…
Chiudere completamente il centro cittadino al traffico privato; potenziare il trasporto pubblico; organizzare punti di raccolta e smistamento per le merci; vincolare gli incentivi solo ai veicoli che non usano idrocarburi. Queste sono solo alcune delle proposte da molto tempo a disposizione, con tanto di piani di applicazione particolareggiati, dei nostri politici.

Cosa ci vuole perché la politica si svegli e si decida a fare qualcosa di veramente efficace per la salute dei cittadini? Perché è della nostra salute che stiamo parlando, anche se non l’abbiamo nominata.
Tanto per cominciare si dovrebbe impedire di fare politica a chi ha interessi in conflitto (dove ho già sentito questa espressione?) con la salute dei cittadini: petrolieri e produttori di automobili prima di tutto, e non vado oltre perché altrimenti il discorso non finisce più. Chi svolge certe attività non deve fare politica, neanche indirettamente, non può neppure esprimere un’opinione sulla politica, gli dovrebbe essere perfino impedito qualsiasi contatto con i politici.
Certo, lo so che non sarebbe democratico, ma se la democrazia ci ha portato a questo, forse dovremmo interrogarci sul concetto di democrazia.

2 thoughts on “Sopravvivere al petrolio si può

  1. Il titolo è fuorviante:non viene neppure ipotizzato come sia possibile sopravvivere alla “fine” del petrolio.
    Quando il petrolio comincerà a scarseggiare (e non mancano molti anni) comincerà una mattanza globale.

    • Sopravvivere al petrolio non significa [b]solo[/b] andare oltre il momento in cui si esaurirà; significa anche arrivarci, e arrivarci in salute. Cosa niente affatto scontata, visto che il petrolio ci sta uccidendo in vario modo, e neanche tanto lentamente: inquinamento, guerre, disastri ambientali, ecc.
      Le ipotesi presenti nell’articolo (chiusura dei centri cittadini; potenziamento del trasporto pubblico; organizzazione di punti di raccolta e smistamento per le merci; incentivi solo ai veicoli che non usano idrocarburi) potrebbero migliorare la situazione nell’immediato e contemporaneamente gettare le basi per uno sviluppo serio di energie alternative (che esistono ma non vengono sostenute adeguatamente) capaci di risolvere il problema nel lungo periodo.
      E di sopravvivere [b]anche[/b] alla fine del petrolio.