Settembre, si torna al lavoro!

Settembre, tempo di ritornare al lavoro. Anche i politici si rimettono in moto; non che questo sia necessariamente un bene, anzi a volte sarebbe decisamente meglio se se ne stessero tranquilli a riposo, come nel caso dell’indulto e del Libano.
Settembre però arriva inesorabile, per cui diamo un’occhiata a quello che ci aspetta nel prossimo futuro. C’è la finanziaria, ma è tutto ancora così fluido che ci ritornerò sopra prossimamente. Vorrei invece concentrarmi su un paio di provvedimenti che sono già molto meglio definiti, e curiosamente non sembrano interessare granché il popolo bue. Il buon Mastella, dopo l’indulto, ha deciso di commettere un altro crimine con una nuova normativa sulle intercettazioni ambientali. Normativa che, così come è stata presentata finora, renderà più difficile la vita dei giornalisti, e impossibile, in qualche caso semplicemente inutile, quella dei magistrati.
Chi mi legge lo sa, io non amo particolarmente la categoria dei giornalisti, perché troppo spesso sono solo megafoni al servizio di questo o di quel politico e non fanno il loro mestiere. Grazie alla nuova legge, anche quei pochi giornalisti che continuano a fare il loro lavoro correttamente saranno indotti a smettere; con buona pace della libertà di stampa. L’anno scorso la Freedom House ci aveva posizionato intorno alla settantesima posizione, unica tra le nazioni dell’Europa occidentale ad avere una stampa “parzialmente libera”; adesso mi aspetto che ci precipitino verso la centesima posizione.

Ma l’argomento di cui si parla con maggiore frequenza in queste settimane è il conflitto di interessi. Potrebbe sembrare una cosa ovvia; qualsiasi paese democratico ed evoluto ha una legge che regola i conflitti di interessi. L’Italia invece… pure.
Proprio così, in Italia c’è già una legge sul conflitto di interessi. No non quella porcata tirata fuori dal governo Berlusconi, e nemmeno quella pagliacciata dei precedenti governi di sinistra. Sto parlando della legge n. 361 del 30/03/1957.
Millenovecentocinquantasette!!! Cinquant’anni fa qualcuno si è preso la briga di regolare situazioni che per un paese democratico sarebbero intollerabili. E lo ha fatto così bene che la cosa funziona ancora oggi; grazie a questa legge l’ex sindaco di Rimini è stato dichiarato decaduto perché primario dell’ospedale comunale, e un consigliere circoscrizionale di Milano è stato destituito perché era portinaio di un edificio comunale.
La legge quindi c’è, e funziona, eppure… Eppure è successo che nel 1994 Berlusconi ha deciso di fregarsene della legge 361, si è candidato e si è fatto eleggere. E il mondo politico, invece di reclamare l’applicazione della legge, lo ha applaudito; e chi non ha potuto applaudirlo in pubblico, lo ha fatto in privato. E improvvisamente è spuntata la necessità di una legge che regolasse il conflitto di interessi, e tutti si sono sorpresi che in un paese moderno e civile non esistesse una norma simile.

E’ davvero curioso vedere come tutti siano d’accordo sull’esigenza di fare una legge che c’è già. I casi sono due: o quella che c’è non funziona e va sostituita, oppure tutto questo è strumentale e serve solo ad alzare un polverone. Poiché la 361 ha dimostrato (anche recentemente) di funzionare, è evidente la cattiva fede di chi reclama una legge nuova.
Il problema non è che manchi una legge, ma che qualcuno l’abbia violata senza essere sanzionato in alcun modo; non si tratta di un problema legislativo, ma giudiziario. Perché non si è trovato nessuno che mettesse Berlusconi di fronte alle sue responsabilità? Semplice, perché per operare a questi livelli la magistratura ha bisogno di una copertura politica.
E’ già molto grave che la magistratura necessiti di un appoggio politico per lavorare, è ancora più grave che non l’abbia trovato in un caso così lampante di violazione delle garanzie costituzionali.

Comunque sia, possiamo stare tranquilli: faranno la legge sul conflitto di interessi, e scommetto quello che volete che sarà una grossa pagliacciata. Non risolverà alcun conflitto ma garantirà a Berlusconi che i suoi interessi non saranno toccati; cosa che del resto D’Alema e tutta la sinistra fanno già da molto tempo. E temo che abrogherà la legge del 1957 che ha l’insopportabile difetto di funzionare. La sinistra esulterà in nome della democrazia ritrovata, la destra strillerà invocando la democrazia tradita, poi tutto continuerà come prima, e l’Italia avrà perso l’ennesima occasione per diventare un paese civile.

A pensarci bene, poiché sempre di libertà e di garanzie democratiche si parla, temo che al prossimo resoconto la Freedom House ci collocherà ben più in basso, vicino a paesi molto più simili a noi: Cuba, Cina, Corea del nord.

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