Se la sinistra non fa il suo lavoro…

Prendo spunto da un articolo dell’ottimo Aldo Giannuli, che parte dal risultato delle elezioni amministrative in Francia e passa poi ad analizzare il ruolo della sinistra e della destra nell’ambito della crisi. Ci sono alcune perle che meritano di essere sottolineate.

C’è un errore di fondo: pensare che il liberismo sia la faccia economica del pensiero liberale. Sbagliato: il liberismo è indifferente alla qualità del regime politico e, nella sua variante neo liberista, ha un’anima essenzialmente totalitaria che sopporta la democrazia liberale (debitamente svuotata di senso e con istituzioni rappresentative prive di reale potere decisionale), solo perché teme che un regime autoritario potrebbe ridestare il fantasma del primato della politica.

Basterebbe questo per mettere a tacere tanti idioti che si riempiono la bocca con cose che non capiscono. Sintetizzo ulteriormente: il liberismo è una dittatura di per sé. E una dittatura si combatte con due operazioni successive: prima si abbatte, in un modo o nell’altro, poi si costruisce una democrazia. Il resto sono chiacchiere da bar.

Ora, come in altre circostanze storiche simili, la sinistra moderata diventa la sinistra dell’impotenza, perché non comprende che, lungi dal ridurre il tiro  ed abbassare i toni, queste situazioni esigono un confronto radicale sul modello di società: se il capitalismo tende a fuoriuscire dalla democrazia, alla sinistra spetta fuoriuscire dall’ordinamento esistente in direzione opposta.

Appunto. Andare nella direzione opposta. Non difendere aprioristicamente la situazione, come fa il PD, o ipotizzare ridicole trattative che possano mitigare la situazione, come propongono in diverso modo la banda Tsipras e il M5S di Grillo.

Il paradosso, ma Giannuli ne spiega benissimo la logica, è che mentre la sinistra, che dovrebbe essere costitutivamente allergica al liberismo, si ritrova a difenderlo e a rendere possibile il mantenimento dello status quo, la destra, teoricamente più affine al pensiero liberista, si pone in antitesi e cavalca la protesta con discreto successo. Se la sinistra non fa il suo lavoro, difendere le classi meno abbienti, ci pensa la destra, più dinamica e priva di scrupoli. E non si tratta di una destra moderata, che è allineata con la sinistra nella difesa dei poteri forti, ma di una destra estrema, radicale, addirittura xenofoba.

L’unico punto che non condivido dell’articolo di Giannuli è l’ultimo paragrafo, in cui lui sostiene che la presenza di Grillo e del suo movimento sia una fortuna perché incanala la protesta e limita quindi la deriva a destra. E’ vero che il M5S incanala la protesta, ma la blocca in una palude fatta di ambiguità e di proposte senza capo né coda, fino a renderla innocua. Grillo dice che siamo in guerra, e su questo sono d’accordo con lui: in guerra però non c’è spazio per le ambiguità, devi scegliere da quale parte stare.

Come dicevo sopra, prima di ricostruire una democrazia c’è da abbattere la dittatura. E a questo punto non mi interessa di che colore sono quelli che lo faranno. Settanta anni fa partigiani bianchi e rossi hanno combattuto insieme il nemico; poi hanno ricominciato a combattersi tra di loro, ma solo dopo che il nemico era stato sconfitto.

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