Se questi sono i nostri paladini…

Ieri sera sentivo in TV uno di questi sondaggisti (non ricordo il nome né la rete, ma non è importante) dire che in momenti di crisi le persone si attaccano ad alcune figure capaci di dare sicurezza, e che di solito questi personaggi sono al di fuori dai tradizionali schieramenti politici. Sicuramente vero, mi sembra una cosa normale. La conclusione era che gli italiani in questo momento vedono in Napolitano e Draghi le due personalità più affidabili, quelli a cui sarebbero capaci di consegnare il proprio destino.
Napolitano? Draghi?
I casi sono due: o il sondaggista in questione non sa fare il suo lavoro, oppure gli italiani si sono rincoglioniti definitivamente. Sinceramente mi piacerebbe credere alla prima ipotesi e chiudere qui la faccenda. Purtroppo temo che sia vera la seconda, e questo richiede alcuni approfondimenti. Prendiamo l’ultima uscita di Napolitano, oggi alle celebrazioni per il 180° anniversario del Consiglio di Stato.Per quanto antico o permanente sia il rischio del legiferare confusamente, in modo contraddittorio e tecnicamente difettoso, non c’è dubbio che in tempi recenti vi sia stato un sensibile scadimento del processo di formazione delle leggi.
In pratica, secondo il capo dello Stato, le leggi emanate negli ultimi anni fanno schifo. Tecnicamente, si intende. Sono contraddittorie e difettose. Ne ero già convinto da tempo, che di esempi in questo senso ne abbiamo avuti fin troppi, ma sentirlo certificare dal Presidente della Repubblica fa comunque un certo effetto.
Peccato che manchi un particolare. Sarà l’età avanzata, ma il nostro caro presidente, quello a cui gli italiani affiderebbero il proprio futuro, dimentica di dire che quelle leggi tecnicamente malfatte e caotiche le ha firmate lui. Tutte. E’ la Costituzione (articolo 87) a richiedere la sua firma su tutte le norme che vengono varate (inclusi i tanto contestati decreti legge); ed è sempre la Costituzione (articolo 74) che, per non rendere una vuota formalità questa firma, gli dà il potere di rispedire la norma al mittente. Opzione che non ha alcun limite, se non quello di accompagnare il rifiuto con un “messaggio motivato alle Camere”.
Quindi, poiché di questa facoltà Napolitano si è avvalso pochissime volte, se le leggi italiane degli ultimi anni fanno schifo, la responsabilità è anche sua. Faceva più bella figura a stare zitto.

Per andare invece a temi più di attualità, qualche giorno fa il nostro eroe si è allargato un po’ (sarà che stava in Belgio, vicino ai centri del vero potere) con alcune affermazioni che meritano di essere lette per bene. “Nessun argomento consistente è stato portato per mettere in questione la validità della scelta dell’Euro e la sua irreversibilità: già all’inizio degli anni 90, quando si fece quella scelta, non c’era alternativa all’Unione monetaria; e non ce n’è oggi alcuna alla prosecuzione del cammino dell’Euro.
Non c’era scelta allora e non c’è oggi, l’Euro è una strada a senso unico. Vagli a spiegare che proprio l’Euro, non essendo moneta sovrana, sta rendendo possibile questo casino che condanna alla miseria milioni di persone in tutta Europa.
Ebbene, ora non possiamo più tergiversare di fronte all’imperativo categorico di uno sforzo consistente e costante di abbattimento del nostro debito pubblico, né restare incerti dinanzi a riforme strutturali da adottare per rendere possibile una nuova, più intensa crescita economica e sociale. Si tratta di prove di indubbia durezza, con cui dobbiamo cimentarci.
Per cui prendiamo le letterine che la BCE amorevolmente ci manda, ormai a cadenza mensile, e applichiamo quello che c’è scritto. Sarà doloroso? Pazienza. Del resto bisogna capirlo: lui non deve fare i conti per sapere se a fine mese riesce a pagare la bolletta della luce.

La migliore degli ultimi giorni però è questa. “Da sessanta anni abbiamo scelto, secondo l’articolo 11 della Costituzione e traendone grandissimi benefici, di accettare limitazioni alla nostra sovranità, in condizioni di parità con gli altri Stati: e lo abbiamo fatto per costruire un’Europa unita, delegando le istituzioni della Comunità e quindi dell’Unione a parlare a nome dei governi e dei popoli europei.
Chiariamo una cosa: l’articolo 11 della Costituzione non parla di Europa, parla di guerra. Per cui Napolitano si riferisce alle guerre a cui l’Italia ha partecipato: Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Libia, e scusate se ne dimentico qualcuna. Che partecipando a queste guerre abbiamo accettato limitazioni di sovranità è evidente, ma nessuno si preoccupa delle limitazioni di sovranità che hanno dovuto subire i popoli che siamo andati a bombardare? Poi mi chiedo come si fa a sostenere che queste guerre hanno permesso di costruire un’Europa unita? Demenza senile? E’ una possibilità.

Se questo deve essere il nostro paladino, quello che ci aiuta a risollevarci dalla melma in cui siamo finiti, allora stiamo freschi. Per favore Giorgio, fai quello che qualsiasi nonno della tua età farebbe in questo momento: vai a giocare a bocce, che a salvarci ci pensiamo da soli. Magari se ci sforziamo qualche idea ci viene.
Come…? Draghi:::?
Già, Draghi. Quello che le letterine di cui sopra le scrive. Ma per favore…

I commenti sono chiusi