Se Monti volesse davvero il bene dell’Italia

Nonostante i fatti siano piuttosto espliciti, c’è ancora un mucchio di gente che sostiene Monti. No, non parlo dei partiti e degli sgherri che ne fanno parte: non sono un necrofilo quindi non mi occupo di loro. Parlo della gente comune, persone che ogni giorno vanno a lavorare (quelli che hanno un lavoro), che cercano faticosamente di costruire qualcosa di buono per i propri figli, che devono pagare le bollette ogni mese.
Non sono bastati l’aumento delle tasse, i tagli alla spesa pubblica, l’allungamento dell’età pensionabile, il cedimento di fronte alle solite corporazioni (tassisti, notai, farmacisti, ecc.), la presa in giro dell’IMU alla chiesa cattolica (che grazie ad un gioco di parole perverso non pagheranno neanche le fondazioni bancarie), la svendita dei terreni agricoli a far cambiare idea a coloro che a novembre esultavano per la cacciata di Sua Bassezza. Non è servita nemmeno la tragicommedia degli “esodati”: persone rimaste senza lavoro e senza pensione. Persone della cui esistenza il governo, per sua stessa ammissione, sapeva, ma che ha deciso di ignorare: c’era da fare la riforma delle pensioni “voluta dall’Europa”. Poi il problema è esploso e si è scoperto che il governo non sapeva nemmeno quanti fossero, cosa forse ancora più grave del fatto di averli ignorati. Sorvoliamo poi su altre cosucce come il sostegno a tutte le missioni di guerra, con relativo acquisto di armamenti. Oppure l’aver fatto finta di niente quando le banche italiane, finanziate dalla BCE con circa 350 miliardi di euro, invece di aiutare imprese e famiglie hanno utilizzato questi fondi per fare speculazione e pararsi il culo.
Di fronte a tutto questo, e altro che non elenco per non diventare noioso, ci dicono che oltre metà degli italiani è contento del governo Monti. Magari i numeri che ci forniscono sono falsi, come false sono molte delle notizie che ci fanno arrivare, ma parecchi li conosco personalmente, quindi lo zoccolo duro dei sostenitori di Monti è certamente sostanzioso.
E non potendo spiegare razionalmente questo attaccamento al proprio carnefice, voglio provare a fare un gioco: mi metto nei suoi panni.

Se io fossi Mario Monti sarei convinto che l’economia deve ricominciare a crescere, perché questo produce ricchezza per tutti. E per far crescere l’economia (ovviamente senza la pretesa di essere esaustivo) bisogna agire su due fronti: sostenere la produzione di beni e servizi e agevolare gli scambi economici.
Chiaramente la produzione da sostenere è quella delle aziende italiane, altrimenti buona parte della ricchezza prodotta se ne va all’estero; e deve essere una produzione realizzata in Italia, altrimenti non produce lavoro. Quindi stabilisco che agevolazioni, contributi e finanziamenti pubblici le aziende li possono prendere in funzione di alcuni parametri: la quota della produzione che viene realizzata in Italia, la quota di lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato, gli investimenti nella ricerca, i miglioramenti salariali e i benefit erogati ai dipendenti, il rispetto dell’ambiente, i contributi a favore delle comunità locali.
Quindi se una certa azienda, italiana, produce all’estero, non prende un soldo. Se metà del suo personale ha un contratto a tempo determinato, prende metà del contributo che le sarebbe altrimenti spettato. Questo solo per fare alcuni esempi, ma sono molti i meccanismi possibili per spingere le aziende verso comportamenti virtuosi; comportamenti che a fronte di un miglior rapporto con i lavoratori e il territorio, spinge le aziende a migliorarsi, a diventare più efficienti, a realizzare prodotti qualitativamente migliori. Cosa di cui le aziende italiane hanno un gran bisogno.

Parallelamente a questo devo però eliminare alcuni gravi problemi che le aziende si trovano ad affrontare quando decidono di lavorare in Italia: prima di tutto burocrazia e giustizia.
Alleggerire la burocrazia, velocizzare le pratiche, rendere trasparente la pubblica amministrazione, è una cosa che tutti i governi hanno sempre dichiarato di voler fare ma non hanno realizzato; si è bastonato i dipendenti di basso livello e si sono tagliati i fondi, ma questo non rende la macchina più efficiente. Occorre invece partire dalla testa: i dirigenti pubblici. Stabilisco quindi che i dirigenti pubblici sono tutti assunti con contratto a tempo determinato, e che il grosso del loro stipendio dipende dai risultati espressi in termini di miglioramento di efficacia ed efficienza del servizio svolto. Contemporaneamente stabilisco gli standard di riferimento per valutare i servizi forniti: una sorta di studi di settore applicati agli enti pubblici.
Sulla giustizia, che per le aziende è un problema più grosso di quanto non si pensi, bisogna agire in termini di riduzione della conflittualità, e di semplificazione dell’iter, con una diminuzione del numero delle fasi processuali: in questo senso ci sono già parecchie proposte interessanti che giacciono nel dimenticatoio. Inoltre, per assicurare la certezza della pena, stabilisco che la prescrizione si blocca nel momento del rinvio a giudizio, e per rendere sconveniente l’illegalità istituisco un principio che chiamo “annullamento del beneficio”: in pratica i benefici conseguenti ad un reato dovranno essere eliminati, anche se a beneficiarne è stato un terzo, anche se non si scopre il colpevole. In questo modo si crea un interesse comune ad evitare pratiche criminose.

Sull’altro fronte è poi necessario sostenere i cittadini che comunque, grazie a quanto fatto per le imprese, già beneficiano di una amministrazione pubblica più efficiente e di maggiori possibilità nel mondo del lavoro. Aumento progressivamente la tipologia di spese deducibili dal reddito, cominciando da manutenzione degli immobili, istruzione e sanità, che potranno essere dedotte al 100%. Questo favorisce l’emersione del lavoro nero, combatte l’evasione fiscale e si traduce in una diminuzione delle tasse complessivamente pagate dal cittadino.
Inoltre, poiché siamo in un momento di stretta creditizia, è necessario creare liquidità per rilanciare i consumi; una possibile soluzione è legata al debito delle pubbliche amministrazioni che, in base alle ultime rilevazioni, ammonta a circa 112 miliardi di euro. A fronte di questo debito il tesoro emette i BIT, buoni infruttiferi del tesoro, titoli cartacei che hanno queste caratteristiche: sono infruttiferi; sono al portatore; sono accettati da chiunque sul territorio nazionale, incluse le amministrazioni pubbliche; non sono quotati in borsa; non possono circolare fuori dall’Italia. Funzionano quindi esattamente come il contante, non aumentano il debito pubblico perché rappresentano un debito già esistente, e non ne producono di nuovo perché infruttiferi; inoltre non essendo quotati non consentono speculazioni; quanto all’inflazione, trattandosi di titoli emessi a fronte di beni e servizi già erogati, non dovrebbe subire incrementi significativi; infine, trattandosi di titoli rappresentativi di debito (come BOT e BTP) non costituiscono emissione di moneta e non impattano quindi con le regole dell’Euro.
La liquidità prodotta andrà immediatamente a beneficiare chi vanta crediti verso la pubblica amministrazione e non riesce ad incassarli, e una parte rientrerà velocemente per i debiti che cittadini ed imprese hanno a loro volta verso lo Stato. La parte che invece è relativa a prestiti accesi con gli istituti finanziari permetterà di rimettere in movimento risorse oggi congelate.

Se io fossi Mario Monti farei queste cose per far ripartire l’economia. Monti invece di queste cose non ha fatto niente. Quindi delle due l’una: o qualcuno mi spiega per quale motivo questi interventi non contribuirebbero al rilancio dell’economia, oppure Monti ha tutt’altro in testa che il bene dell’Italia.
Di quale sia il suo gioco parlerò un’altra volta: quello che è importante mettersi in testa è che il bene dell’Italia arriverà quando, dopo aver mandato al diavolo Monti e la sua banda, dopo esserci liberati dei partiti di centrodestrasinistra e relativi zombies, accetteremo la responsabilità di decidere quale deve essere il nostro futuro.

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