Ritrovato indenne filosofo prematuramente scomparso

Il 21 novembre leggevo sulla prima pagina del Fatto l’articolo di Paolo Flores d’Arcais, e mi chiedevo che fine avessero fatto gli intellettuali in questo paese. Sì, perché io considero Flores d’Arcais un intellettuale, ma o io sono in errore, oppure abbiamo due diverse concezioni del termine “intellettuale”.
Comunque sia, la sua premessa era (ed è tuttora) indiscutibile: andremo a votare (quando sarà) in condizioni di non-democrazia, perché questo Parlamento non risolverà alcuno dei problemi che vengono posti. Dalla legge elettorale al controllo dei media al conflitto di interessi non c’è dubbio che sia necessario intervenire come non c’è dubbio che dalle parti della maggioranza (ma non solo) nessuno abbia voglia o interesse a farlo. E’ appena il caso di ricordare che chi oggi sta abbandonando il governo ha votato e sostenuto tutte le porcate che negli anni ci hanno rifilato, incluse quelle appena elencate. Pare quindi difficile credere che queste stesse persone ora siano state fulminate sulla via di Damasco e si preoccupino quindi di restituirci una democrazia degna di questo nome. Allo stesso tempo è difficile credere che anche nella cosiddetta opposizione ci siano forze interessate a intervenire su questi aspetti. Quando ne hanno avuto l’occasione non l’hanno fatto: perché dovrebbero farlo ora?
C’è il rischio, se non la certezza, di brogli, però “bisognerà vincere lo stesso“. Così diceva. Beh, qualcuno vincerà di sicuro, ma sul “chi” ci sarebbe qualcosa da dire. Ipotizzare uno schieramento che va “da Fini a Vendola (anzi a Grillo)” è una cosa che normalmente farebbe sorridere. Detta da un filosofo fa preoccupare.
Diceva d’Arcais che il rischio è quello di vedere instaurare un dittatura, un “fascismo delle cricche“. Ma è già così, e non da oggi. C’è già una dittatura, per quanto imperfetta, che vive e prospera in mezzo al caos istituzionale. Una dittatura che sapientemente concede spazio e sostegno alle peggiori tentazioni da qualunque parte provengano, opposizione inclusa. La proposta sembra così ridursi ad una mera sostituzione di imbroglioni cafoni e sfacciati con imbroglioni più educati. Sai che vantaggio…!
La realtà è che l’unione “da Fini a Grillo” è proprio una di quelle accozzaglie “acchiappavoti” di cui le persone serie e ragionevoli non vogliono più sentire parlare. I cittadini vogliono proposte chiare e coerenti che permettano di affrontare e risolvere i troppi problemi che ci affliggono. Non un carrozzone variopinto, in tutto simile ad altri già visti negli ultimi anni, che punti a cambiare due o tre leggi per poi ritornare al voto ognuno per proprio conto. E’ ora che questo paese prenda una direzione e la segua, altrimenti resteremo eternamente in balia di qualcun altro.

Oggi (24 dicembre) leggo un altro articolo di Paolo Flores d’Arcais e resto piacevolmente stupito: sulla prima pagina del Fatto denuncia nientemeno che “il capo chino del Terzo polo, le dispute da capponi della nomenklatura Pd, le reazioni dei vertici Idv all’esplodere della questione morale” e conclude che “con queste opposizioni, il percorso verso il fascismo legale del Putin di Arcore è in carrozza“.
Ben arrivato PFdA, ma meglio tardi che mai!
Per fortuna che un’altra opposizione c’è. Vera.” Come dice il nostro ritrovato intellettuale, un’alternativa esiste, ma non è qualcosa che possa essere individuata all’interno degli attuali partiti, tutti concentrati a mantenere prebende e privilegi inauditi, e a soffocare qualsiasi voce fuori dal coro. Un’alternativa che può venire solo dal basso, da chi è realmente estraneo alle logiche che governano il sistema dei partiti, da quella cosiddetta società civile che non accetta più le briciole che cadono dalla tavola dei padroni ma decide di andare a prendersi la sua fetta.
Dagli operai che lottano contro il dittatore Marchionne a quelli che si arrampicano sui tetti e sulle gru per rivendicare la loro esistenza; dagli studenti in piazza contro una legge che annichilisce l’università ai terremotati dell’Aquila che non accettano di essere deportati. Da queste persone può nascere quello che quasi nessuno ha il coraggio di chiamare con il suo nome: rivoluzione.
La rivoluzione di chi non è più disposto a sopportare questa situazione solo perché l’amico dell’amico può trovargli un posticino al comune; di chi pretende la fattura dall’idraulico e rinuncia a risparmiare l’IVA; di chi non vota a scatola chiusa per poi dimenticarsi delle promesse il giorno dopo; di chi non accetta più di essere inquadrato nello schema destra-sinistra utile solo a chi comanda per tenerci sotto controllo. La rivoluzione delle coscienze.
Servono “movimenti civili che nella radicalità della lotta costruiscono alleanze programmatiche sempre più larghe. Quello che dovrebbero fare i partiti di opposizione, autoridottisi invece a larve.” Esatto. Movimenti civili che si oppongano in maniera radicale all’incivile classe dirigente che ci governa, da Napolitano in gù senza eccezioni; una classe dirigente che, va ricordato per non essere ipocriti, in larga parte ci siamo scelti e di cui siamo quindi responsabili. Noi abbiamo eletto, direttamente o indirettamente, questi politici, noi dobbiamo mandarli a casa; chi oggi ancora si ostina a dare sostegno a questi partiti, accetta e promuove il degrado sociale e istituzionale, la devastazione ambientale dei potentati economici che la politica copre, lo svilimento delle persone ridotte a semplici burattini, l’impoverimento progressivo di fasce sempre più larghe di cittadini.

Da molte parti si sente la voglia di cacciare Berlusconi, come se questo possa cambiare veramente qualcosa; ma Berlusconi non è altro che il perfetto rappresentante del disastro in cui viviamo, e accontentarsi della sua scomparsa servirà solo a ridare compostezza e presentabilità al governo, non a invertire la rotta che ci sta trascinando verso il baratro.
Dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare, di vivere, di essere società, dobbiamo prendere coscienza del fatto di essere noi i padroni del nostro paese e del nostro futuro. Questa rivoluzione è possibile.

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