Risposte senza domanda: la propaganda in tempo di guerra

C’è una cosa che mi lascia sgomento, anche se non del tutto sorpreso: vedere tante persone convinte che questi provvedimenti siano davvero necessari, che è giusto fare dei sacrifici per evitare all’Italia… non si sa cosa. Perché in realtà nessuno ci ha spiegato qual è il pericolo reale da cui dobbiamo difenderci. L’ennesima manovra non incide sul nostro enorme debito pubblico, mentre peserà su quelli privati delle famiglie; promette un pareggio di bilancio che se va bene significa solo un non peggioramento dei conti; non colpisce la speculazione che rimane libera di fare i suoi porci comodi; non dà alcuna credibilità al paese né al governo, ridotto ormai ad un trastullo per necrofili; non rilancia l’economia, anzi gli darà un’ulteriore mazzata; non renderà più efficiente la pubblica amministrazione che continuerà a funzionare con le sue pratiche clientelari, solo con un po’ meno fondi a disposizione. Vorrei davvero che qualcuno mi spiegasse perché dobbiamo tagliare la spesa pubblica, aumentare le tasse, dilazionare le pensioni, privatizzare le aziende pubbliche e via discorrendo. La mia impressione è che nessuno sa rispondere a questa domanda, anzi, nessuno se la pone nemmeno questa domanda. Si salta direttamente alle risposte, prendendo per buone quelle che vengono dal palazzo, che poi sono quelle che tutto il mondo sta spacciando da tempo.
Così il governo fa le sue scelte, le istituzioni internazionali approvano, i cittadini, con senso di responsabilità e rassegnazione, accettano e pagano, i mercati ringraziano. Tutti d’accordo, tutti contenti. Devo riconoscere che raggiungere un risultato come questo non è affatto cosa semplice, quindi i miei complimenti all’architetto, chiunque sia.

Eppure resto sgomento. Capisco il governo e le istituzioni, fanno quello che gli viene ordinato cercando al più di rimediare qualcosa per sé. Capisco i mercati che non chiedono altro che poter continuare a far festa mentre le borse girano sull’ottovolante. Ma non capisco i cittadini, i miei concittadini, le persone che vivono del proprio lavoro, quelli che comunque devono far quadrare i conti di casa.
Va bene che è Ferragosto, ma non si può mica continuare a dormire sotto l’ombrellone mentre questa banda di criminali prende il nostro futuro e lo butta via.

Ci hanno addormentati, addomesticati, anno dopo anno ci hanno abituati a qualsiasi porcheria fino a convincerci che tutto questo è inevitabile e perfino “giusto”.
Il meccanismo è quello del rincoglionimento da pubblicità: una giostra infernale nella quale compriamo non perché abbiamo bisogno di quella cosa, ma perché dobbiamo dare da mangiare alla nostra insoddisfazione. Il bravo pubblicitario non vende, crea insoddisfazione, così quando compriamo siamo anche convinti che l’idea sia stata nostra. E’ il crimine perfetto.
La politica è uguale. E’ un mercato in cui ci sono venditori e compratori, e in cui la convinzione di essere artefici delle proprie scelte è fondamentale. E’ un processo che dura da decenni, e non a caso raggiunge il suo apice ora che abbiamo un piazzista a capo del governo.

Come dice mirabilmente Frédéric Beigbeder in “Lire 26.900”, chi vende non vuole il tuo bene: “Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai… Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità perché la gente felice non consuma.

Spacciatori di illusioni. Ci hanno convinto che il mercato del lavoro è troppo rigido, così noi chiediamo più libertà per le aziende; ci hanno convinto che bisogna lavorare di più, e noi chiediamo di far sparire le feste; ci hanno convinto che le aziende pubbliche non funzionano, e noi chiediamo di cederle ai privati.
Ormai accettiamo qualsiasi cosa, perché hanno esasperato a tal punto la situazione da trasformare i loro interessi in nostre esigenze. Abbiamo tutte le risposte pronte e, guarda caso, sono proprio quelle che vuole la classe politica. Questo dovrebbe farci sorgere qualche dubbio, o no?
Il guaio è che abbiamo le risposte ma non ci siamo mai posti le domande, perché se lo facessimo qualche dubbio ci verrebbe.

Quando qualcuno mi dice che non c’è un’altra soluzione, io prima dubito, poi vedo cosa mi offre, poi mi chiedo cosa ci guadagna, poi vado in cerca per conto mio.
La gente felice non consuma” perché la felicità non sta nelle risposte ma nelle domande.

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