Requiem per la democrazia

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione

Così cantava già parecchi anni fa Giorgio Gaber. Oggi più che mai questo ritornello dovrebbe diventare la nostra colonna sonora, quasi una preghiera da recitare ogni mattina ed ogni sera. E da mettere in pratica. Nelle ultime settimane alla camera dei deputati è andata in scena la morte della democrazia.
In diverse occasioni, la presidenza dell’assemblea ha contingentato i tempi degli interventi. Che tradotto significa: siccome l’opposizione non è d’accordo con quello che viene proposto, ed è cosciente di non avere i numeri per impedirne l’approvazione, si affida all’ostruzionismo; tutti i deputati dell’opposizione si iscrivono a parlare in modo da allungare i tempi dell’iter il più possibile, e sperare che nel frattempo accada qualcosa che modifichi la situazione; la presidenza allora, per evitare che il tutto finisca alle calende greche, limita il tempo concesso ad ogni deputato.
Non discuto la legittimità dell’ostruzionismo, né quella del contingentamento dei tempi; sono entrambi strumenti democratici, che i parlamentari possono utilizzare per portare avanti le loro battaglie. In fondo è per questo che li abbiamo eletti.
Solo che il tempo concesso ai deputati per esporre le proprie argomentazioni è stato fissato a 30 secondi, poi a 20, per arrivare il 21 settembre a ben 15 secondi.

Che cosa si può fare in 15 secondi? Una battuta sul clima forse, non certo esporre argomentazioni su una proposta di legge. Concedere 15 secondi per parlare significa togliere il diritto di parola, significa impedire la discussione, significa negare il motivo per cui esiste il parlamento (termine che non a caso indica l’atto di parlare, di fare una conversazione).
Si poteva fare qualcosa di diverso, garantendo all’opposizione la possibilità di esprimere adeguatamente le sue ragioni, e alla legge un iter ragionevolmente rapido? Si, per esempio dando la parola, ma con tempi adeguati, ad un solo rappresentante per ogni partito.
Pierferdinando Casini ha detto “Nessuno ha piacere a dare 15 secondi per parlare, ma non esiste solo il diritto dell’opposizione“. Ma qui non è in ballo il diritto dell’opposizione, che comunque va tutelato; impedendo la discussione su una legge, si nega il principio su cui poggia tutta la democrazia, il fatto cioè che sia necessario un confronto (magari anche uno scontro) aperto e leale, alla fine del quale viene approvata una norma che poi vale per tutti. L’alternativa si chiama dittatura: quando cioè una persona, o un gruppo di persone, che non rappresentano tutto il popolo, prendono le loro decisioni autonomamente senza confrontarsi con nessuno.
Il 3 gennaio 1925 Mussolini fece esattamente questo: sciolse il parlamento, impedendo così il dibattito democratico (anche se a dire il vero, era già seriamente compromesso), e precipitando l’Italia nella dittatura.

Oggi ai nostri rappresentanti in parlamento viene impedito di parlare. La democrazia in questo paese è ufficialmente morta. Cos’altro aggiungere?

Veramente un’altra cosa va detta. Non sento le sirene dell’opposizione, nessuno che grida allo scandalo, nessuno che si strappa le vesti per questo. Che sia un fatto normale? Se così fosse, allora la democrazia è morta da un pezzo, o forse non è mai esistita. Forse sono rimasto l’unico illuso che crede ancora alla democrazia, e nessuno mi ha avvertito.
C’è una cosa che però è certa: se l’opposizione non si scandalizza per tutto questo, evidentemente condivide il metodo, che adesso subisce, ma in altri tempi ha sfruttato. E che in futuro sfrutterà ancora.

Io sarò anche un illuso, ma non ci sto. L’articolo 1 della Costituzione recita “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“. E allora facciamolo! Noi, il popolo, abbiamo il potere, anche e soprattutto quello di mandare a casa questa gente; non possiamo continuare a lamentarci di come veniamo malgovernati, per poi riempire il parlamento sempre delle stesse facce.
E’ ora, anzi è tardi ma meglio tardi che mai, di cambiare la classe politica, sia di governo che di opposizione. E per farlo è necessario partecipare.

Aderisci all’iniziativa “Libertà è partecipazione“, per rinnovare tutta la classe politica italiana. Aderisci e fai conoscere l’iniziativa ad altre persone. Non è più il tempo delle lamentele, è tempo di agire.


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