Quelli che sbattono i pugni sul tavolo

Fanno un po’ ridere, no? Fino a qualche mese fa, quando dicevi che la Germania era un problema perché pensava agli affari suoi e pazienza se tu crepavi, ti dicevano che eri un povero mentecatto; che la colpa era nostra, che non sappiamo gestire il paese, che non abbiamo fatto le riforme, che siamo antropologicamente diversi, che dovevamo fare come la Germania. Adesso il coro è cambiato: tutti vogliono andare a Berlino a sbattere i pugni sul tavolo.

La buona notizia è che ci si è accorti che la Germania con le sue politiche rappresenta un problema per tutta l’Europa. La cattiva è che ancora si pensa di risollvere la situazione cambiando qualche regoletta. Poi c’è qualcuno che addirittura vuole minacciare la Germania: o mi dai gli eurobond o me ne vado. Patetico…

Tutta questa gente è animata da un sentimento (sincero o no poco importa) di attaccamento all’Europa, ai suoi ideali, al sogno che rappresenta, e non vuole rinunciarci. Dando credito ad uno dei luoghi comuni più inflazionati, non vuole buttare il bambino con l’acqua sporca.

A tutta questa gente però sfugge un particolare: il bambino non c’è più. L’unione europea oggi è un cumulo di macerie: se bisogna alzare la voce, sbattere i pugni sul tavolo, minacciare gli altri paesi… dove sono finiti i grandi ideali su cui l’unione è stata costruita? Dov’è la solidarietà di cui parlano i trattati istitutivi? Che fine ha fatto la collaborazione che avrebbe dovuto regalare prosperità ad un intero continente?

Non è un caso se oggi in tutta Europa prendono forza soggetti politici dichiaratamente nazionalisti, spesso con evidenti caratteri nazi-fascisti. Tutta la burocrazia europea li definisce inaccettabili, ma poi non fa nulla di concreto per fermarne l’avanzata; anzi, inneggia ad un colpo di stato neonazista in Ucraina come se fosse una conquista democratica. E non è un caso nemmeno il fatto che la macchina burocratica europea sia un carrozzone forse peggiore anche di quello italiano.

L’unione europea non deve essere salvata, perché non c’è niente da salvare: sono rimasti solo una burocrazia elefantiaca e una serie di regole assurde e criminali. Gli unici che hanno un motivo per salvarla sono quelli che ne hanno un lavoro e uno stipendio; cosa che però il resto degli europei paga salato, sempre più spesso con la vita.

E’ ora di dire basta. Il bambino andava tirato fuori dall’acqua tempo fa; ora l’acqua è sporca e il bambino è annegato. Chi aspira ad una integrazione europea deve rimboccarsi le maniche e cominciare a ricostruire: da zero. Chi si ostina a difendere ciò che rimane dell’unione europea è un criminale a cui piace veder scorrere il sangue, oppure un poveraccio che non ha capito ancora cosa gli sta succedendo intorno.

Non è tempo di sogni, di belle parole, di progetti grandiosi. Questo è il tempo delle pulizie: c’è da raccogliere le macerie e portarle via, c’è da buttare giù le ultime costruzioni fatiscenti prima che cadano in testa a qualcuno. E in un momento come questo la differenza è solo tra chi lavora e chi no.

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