Quando le Poste consegnavano la posta…

C’era una volta un ente pubblico che aveva due compiti importanti, due funzioni che gli davano anche il nome: Poste e Telegrafi.
Poi il tempo e l’innovazione hanno prodotto gli inevitabili cambiamenti. Il telegrafo è sparito e il suo posto è stato preso dal telefono, la cui competenza però è passata in altre mani. Rimaneva così il servizio postale che, evidentemente, deve essere sembrata ben poca cosa agli amministratori degli ultimi anni. Tanto che le Poste si sono messe a fare la banca, l’assicurazione, l’operatore di telefonia, il venditore di libri e CD, il consulente finanziario e chi più ne ha più ne metta. E il servizio postale? Quello viene progressivamente ridotto. Già da tempo la posta non viene più consegnata al sabato; ora in alcune zone la consegnano un giorno sì e uno no. Se il vostro postino è ancora giovane, tenetevelo stretto, perché quando andrà in pensione ci sono ottime probabilità che non venga rimpiazzato, con inevitabile taglio del servizio.
La chiamano “razionalizzazione”. Io la chiamo “scordati la posta”.
Nel frattempo gli altri servizi che le Poste hanno attivato non brillano certo per qualità ed efficienza. A parte il fatto che se voglio comprare un libro vado in libreria (sì lo so, sono all’antica), diversi amici che lavorano in banca, in banche vere, mi dicono tutti la stessa cosa: titoli, documenti e operazioni prodotte dalle Poste creano un sacco di problemi.

Qualche giorno fa ricevo una lettera dalle Poste in cui mi si dice che per offrirmi un servizio migliore hanno implementato un nuovo tipo di sicurezza per le operazioni eseguite via web, e che la mia carta PostePay a fine mese non funzionerà più se non vado in filiale a depositare il mio numero di cellulare.
Ebbene sì, lo confesso, ho una carta PostePay. Nessuno è perfetto.
Vado alla filiale delle Poste. Mi avvicino allo sportello e dico all’impiegata: “devo attivare la sicurezza web”.
Certo, compili questo modulo prego.
Prendo il modulo, scrivo il mio nome (chissà perché due volte in due spazi diversi), il numero della carta e il numero del cellulare. Firmo e riconsegno.
L’impiegata prende il modulo, scrive qualcosa sul terminale, stampa un foglio, lo vista e me lo consegna.
Ecco la sua ricevuta. Buongiorno.
Buongiorno. E basta? Tutto fatto?

Mi sfugge qualcosa. Sono venuto qui per attivare un nuovo sistema di sicurezza, nuovi protocolli, qualcosa che dovrebbe impedire utilizzi abusivi e che quindi sarà più vincolante rispetto al passato, e tu non controlli nemmeno chi sono? Non mi chiedi neanche un documento?
E’ superfluo dire che io non ho idea di chi sia la solerte impiegata di cui sopra, per cui sono abbastanza sicuro che la stessa cosa valga per lei nei miei confronti.
E se sul modulo avessi scritto il nome e il numero della carta di quel bastardo che l’hanno scorso mi ha ciulato 30 euro, versati sulla sua carta PostePay per ricevere poi il niente? Se fossi il tipo non ci penserei due volte a prendere il controllo della sua carta; certo, non basta questo, ma sono quasi sicuro che, grazie alla nuova “sicurezza web” non sarà difficile ottenere via cellulare le credenziali che inavvertitamente io dovessi aver dimenticato.
Questa per loro è la sicurezza.

Così non mi sorprende, anche perché non è la prima volta, che la rete di Poste vada in tilt e ci resti per ore se non per giorni.
Come sarebbe bello se ognuno si limitasse a fare, bene, il proprio mestiere.

I commenti sono chiusi