Per un pugno di euro

Decreto legge 24 aprile 2014 n° 66

Art. 1 – Riduzione del cuneo fiscale per lavoratori dipendenti e assimilati

1. In attesa dell’intervento normativo strutturale da attuare con la legge di stabilita’ per l’anno 2015 e mediante l’utilizzo della dotazione del fondo di cui all’articolo 50, comma 6, al fine di ridurre nell’immediato la pressione fiscale e contributiva sul lavoro e nella prospettiva di una complessiva revisione del prelievo finalizzata alla riduzione strutturale del cuneo fiscale, finanziata con una riduzione e riqualificazione strutturale e selettiva della spesa pubblica, all’articolo 13 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo il comma 1 e’ inserito il seguente:
“1-bis. Qualora l’imposta lorda determinata sui redditi di cui agli articoli 49, con esclusione di quelli indicati nel comma 2, lettera a), e 50, comma 1, lettere a), b), c), c-bis), d), h-bis) e l), sia di importo superiore a quello della detrazione spettante ai sensi del comma 1, e’ riconosciuto un credito, che non concorre alla formazione del reddito, di importo pari:
1) a 640 euro, se il reddito complessivo non e’ superiore a 24.000 euro;
2) a 640 euro, se il reddito complessivo e’ superiore a 24.000 euro ma non a 26.000 euro. Il credito spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 26.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 2.000 euro.”.
2. Il credito di cui al comma precedente e’ rapportato al periodo di lavoro nell’anno.
3. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano per il solo periodo d’imposta 2014.

 

Art. 50 – Disposizioni finanziarie

[…]

6. Al fine di rendere permanente gli sgravi previsti dall’articolo 1, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze e’ istituito un apposito fondo denominato “Fondo destinato alla concessione di benefici economici a favore dei lavoratori dipendenti”, con una dotazione di 1.930 milioni di euro in termini di saldo netto da finanziare e di fabbisogno e di 2.685 milioni di euro in termini di indebitamento netto per l’anno 2015, di 4.680 milioni di euro per l’anno 2016, di 4.135 milioni di euro per l’anno 2017 e di 1.990 milioni di euro a decorrere dall’anno 2018.

Non ne ho parlato finora, sia perché la presa per il culo è talmente plateale che chi non la capisce ha dei problemi ben più seri di cui occuparsi, sia perchéi continui rinvii e le interminabili modifiche rendevano impossibile parlarne seriamente. Ora finalmente è arrivato il testo definitivo del decreto, e due o tre cose vanno dette.

Partiamo dall’inizio: “in attesa dell’intervento normativo strutturale da attuare con la legge di stabilita’ per l’anno 2015” significa che a fine anno il tutto dovrà essere ridiscusso e ricontrattato, per cui solo chi ha capacità divinatorie può dire cosa succederà l’anno prossimo. L’unica certezza è, come dice il comma 3, che “le disposizioni di cui al comma 1 si applicano per il solo periodo d’imposta 2014“. Il resto sono chiacchiere.

Passando ai numeri, il beneficio fiscale non è di 1000 euro come promesso ma di 640, e su questo non c’è opinione che tenga. Ovviamente, si dirà, siamo a maggio e per quest’anno sono rimasti solo otto mesi: 8 mesi per 80 euro fanno 640 euro totali. Giusto, ma non c’è scritto da nessuna parte che per l’anno prossimo l’importo verrà portato a 1000 euro (anzi, a 960 per essere precisi). L’obiettivo è, come dice il successivo art. 50 comma 6, “di rendere permanente gli sgravi previsti dall’articolo 1“, che sono pari a 640 euro l’anno. Ragion per cui, nell’ipotesi ottimistica di voler dare credito alle buone intenzioni scritte del decreto, dall’anno prossimo il beneficio passerà da 80 euro mensili a 53.

Il finanziamento di questo intervento è assicurato per il 2014 da una “dotazione di 1.930 milioni di euro“. Che divisi per 640 euro a testa fa poco più di 3 milioni di lavoratori interessati, invece dei 10 milioni promessi.Gli altri? Pazienza…

Relativamente al problema di come reperire i fondi per finanziare questa regalia è specificato (art. 50 comma 10) che “si provvede mediante utilizzo delle maggiori entrate e dalle minori spese derivanti dal presente provvedimento“. Come del resto è scritto anche all’art. 1, il quale chiarisce subito che la misura sarà “finanziata con una riduzione e riqualificazione strutturale e selettiva della spesa pubblica“.

Quello a cui si pensa raramente è che se i soldi che entrano sono pari a quelli che escono (la contabilità non lascia molto spazio alla fantasia) la situazione complessiva rimane esattamente la stessa; quando va bene si tratta, come spiega qui uno che ne capisce più di me, di una redistribuzione. E in una redistribuzione, chi sta dalla parte con segno positivo festeggia. In realtà l’effetto di questo genere di interventi è solitamente negativo, perché la contabilità è una cosa, l’economia un’altra. Il risultato è che, nonostante l’apparenza e gli eventuali effetti immediati, ci rimettono tutti.

Quello che era evidente fin dal primissimo momento, e che il contenuto del decreto conferma appieno, è che si tratta di una manovra elettorale in vista della prossima consultazione europea. Si tenta di rabbonire una parte dell’elettorato, facendogli vedere la carota degli 80 euro, con la speranza così di evitare il tracollo dei partiti di governo. Superato questo scoglio, il governo sarà più libero di muoversi, la carota finirà dove la natura ha stabilito la sua sede naturale, e l’Italia si avvierà allegramente verso la sottoscrizione dell’ennesimo accordo criminale: l’ERF. Prossimamente nei nostri incubi.

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