Noooooooo!!!

In teoria non ci sarebbe molto da dire sul prossimo referendum costituzionale che riguarda il taglio del numero dei parlamentari: una modifica come questa, una ghigliottina calata senza alcuna logica, non inserita in un quadro organico di interventi, il cui unico scopo è di consentire al M5s di portare a casa un risultato da sbandierare, non avrebbe alcun bisogno di spiegazioni. Si rifiuta e basta. In teoria.

In pratica la faccenda è un po’ più complessa, perché è figlia di una propaganda che va avanti da oltre venti anni: l’idea che la politica sia cattiva e che qualsiasi occasione per colpirla vada sfruttata per fare gli interessi della gente. Un’idea balorda che non spiega, ovviamente, cos’è la politica, chi sia “la gente” e quali siano gli interessi che vengono difesi o contrastati. Un’idea che però, purtroppo, ha fatto molti proseliti e che il M5s, oggi disgraziatamente al governo, cavalca fin dalla sua nascita.

Sinteticamente…

La riduzione del numero dei parlamentari renderà più snello ed efficiente il lavoro del Parlamento? NO. Non da oggi, la maggior parte degli atti del Parlamento sono di iniziativa governativa: quantità e tempi di questi atti sono tali che gli atti di iniziativa parlamentare (le Leggi, che dovrebbe essere cura del Parlamento proporrre, discutere e approvare) faticano ad arrivare a conclusione. Un minor numero di parlamentari non cambierà questa situazione. Per contro le commissioni, il cuore del Parlamento dove effettivamente prendono corpo gli atti, dovranno concentrare il lavoro su un minor numero di persone con le conseguenti difficoltà.

Con un minor numero di parlamentari avremo un Parlamento più attento agli interessi dei cittadini? NO. Otterremo invece che l’attività dei lobbisti (lecita o meno che sia) sarà più semplice dovendosi concentrare su meno soggetti. Un conto è dover convincere (o corrompere) 50 persone, altro è farlo con 30. Non è un caso se anche il cosiddetto “piano di rinascita democratica” della loggia P2, quella di Licio Gelli, prevedeva la riduzione del numero dei parlamentari (peraltro in misura più contenuta della proposta attuale).

Meno parlamentari significa meno controllo da parte dei partiti? NO. Anzi, il controllo dei partiti aumenterà proprio perché non potranno più permettersi che qualcuno non sia allineato. Da quando la legge elettorale non prevede più le preferenze, gli eletti vengono scelti dalle segreterie dei partiti, e se il loro numero è minore aumenta la necessità di tenerli al guinzaglio.

Un Parlamento meno numeroso sarà in grado di riconquistare la centralità che gli assegna la Costituzione? NO. In una democrazia parlamentare come quella italiana, il Parlamento è l’organo principale dello Stato; ruolo che, come già detto, è stato progressivamente eroso dal Governo. Un Parlamento più snello non potrà fare altro che farsi ulteriormente mettere in secondo piano dal Governo che, in barba alla Costituzione, risulta essere di fatto troppo spesso l’organo legislativo.

Riducendo il numero dei parlamentari ne aumenterà la qualità? NO. Aumentare la qualità dei parlamentari è una necessità reale, ma questa non è legata al loro numero, bensì ai meccanismi di selezione e alle tutele con cui si garantisce la loro indipendenza. I maggiori vincoli nei confronti del proprio partito e il maggiore spazio di manovra concesso ai lobbisti con il taglio, renderanno la vità difficile anche a quelli più onesti e ben disposti.

In questo modo i parlamentari perderanno alcuni privilegi? NO. I tanto vituperati privilegi parlamentari, sui quali pure ci sarebbe da discutere, non vengono assolutamente toccati: quelli sono e quelli restano.

Un minor numero di parlamentari metterà in difficoltà la politica “cattiva”? NO. Chi ha interessi poco nobili ha mille e più modi di sfruttare la situazione a proprio beneficio. Li ha oggi e continuerà ad averli domani.

Con un Parlamento più snello tutta l’amministrazione statale ne guadagnerà? NO. Il funzionamento dello Stato è una roba complessa, che richiede un attento bilanciamento dei ruoli, delle competenze e anche del numero delle persone coinvolte. Un bilanciamento che non può essere fatto a suon di tagli lineari; forse oggi questo bilanciamento non è perfetto, ma una modifica che non è organica e non coinvolge i tanti aspetti che riguardano il funzionamento dello Stato può solo peggiorarlo.

I parlamentari sono troppi? Una domanda priva di senso poiché non esiste un numero “giusto”. L’unica cosa che si può fare a questo riguardo è confrontarsi con i Parlamenti degli altri paesi più o meno simili e scoprire che la composizione italiana attuale è assolutamente in media. Per contro, se passasse il taglio, andremmo ad essere il paese con il più basso numero di parlamentari a livello europeo.

In chiusura torno alla propaganda di cui parlavo all’inizio: con meno parlamentari risparmieremo soldi. Vero. Una cifra che per il bilancio dello Stato è assolutamente irrisoria e che sarà quindi irrilevante qualsiasi sia la sua destinazione. Voler spendere meno denaro per la politica, cioè per la democrazia, è un’operazione demagogica e autolesionista; l’unico motivo possibile per sostenerla, a parte interessi non proprio limpidi, è l’invidia tipica di chi si sente eslcuso. La necessità, reale, di combattere la corruzione è un obiettivo che si persegue lavorando sulla responsabilità e sui controlli; spendere meno a priori non agisce su nessuno di questi due aspetti.

Nel 2006 abbiamo detto NO alla proposta di Berlusconi, nel 2016 abbiamo detto NO a quella di Renzi; due riforme della Costituzione che, per quanto becere e inaccettabili, erano comunque molto più complete e organiche, avevano una logica complessiva. La modifica su cui siano chiamati a decidere oggi è di una pochezza che non ha eguali, insulsa nelle motivazioni e negli obiettivi, priva di senso. Una modifica stupida.

NO!

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