Neodemocrazia

Partiamo da alcune considerazioni talmente ovvie che non meriterebbero neanche un minuto di tempo; purtroppo la fantasia in politica non ha limiti, per cui elenchiamo l’ovvio.

  • Il PD e i suoi candidati hanno vinto, perché alla fine quello che conta è prendere un voto più degli altri. Negarlo non è nemmeno una menzogna, è un’idiozia.
  • Quasi tutti i partiti hanno perso voti, e tanti, ma quello che conta sono le percentuali. I valori assoluti servono per le valutazioni interne ai singoli partiti (che nessuno fa), per consolarsi (in qualche caso), o per vendere fumo (quasi sempre).
  • I risultati peggiori sono quindi quelli del Movimento 5 stelle (anche se guadagna voti) e di Forza Italia; il migliore è quello della Lega (anche se perde voti).
  • Il partito dell’astensione non esiste, quindi perché parlarne? Per vendere fumo.
  • In molti paesi (più o meno) democratici l’astensione è ben più alta che in Italia, ma questo non è una consolazione: degli altri dovremmo cercare di imitare le cose buone.
  • Che i partiti debbano interrogarsi sul calo di partecipazione è risaputo e condiviso da tutti; che se ne freghino allegramente è evidente ma qualcuno ancora non se ne accorge.
  • Presidenti e consigli sono stati eletti secondo le norme in vigore, per cui sono legittimi. Chi si lamenta della scarsa rappresentatività sta, ancora una volta, vendendo fumo.

Sgombrato il campo dall’ovvio, passiamo a qualcosa di più interessante. Il vero, assoluto, indiscutibile vincitore di queste elezioni è Matteo Renzi. Il suo è un autentico trionfo, ma per capirlo bisogna guardare le cose dal suo punto di vista.

Cosa ha fatto Renzi da quando si è dedicato alla politica nazionale? Ha trasformato quello che era un partito di massa in un partito del leader; vero è che la massa il PD la stava perdendo già da un po’, ma l’accelerazione che Renzi ha dato a questa evoluzione (o involuzione, a seconda dei gusti) è stata determinante. Oggi il partito è lui, il resto non conta. Ha eliminato gli oppositori interni assorbendone le varie istanze e lasciandoli senza niente di originale da dire; ha tolto rilevanza ai momenti assembleari sostituendoli con le varie Leopolde, una messinscena finalizzata solo a far emergere il leader, cioè lui; ha esposto la vecchia dirigenza al pubblico ludibrio costringendola al silenzio.

Contemporaneamente si è dedicato a quello che avveniva fuori del suo partito. Si è presentato come l’anti-sistema, il nuovo, quello che può cambiare davvero le cose; e ha tolto argomenti agli altri partiti. Ed è stato bravo, drammaticamente bravo; più bravo del suo mentore Berlusconi.

Il risultato è stato l’allontanamento delle persone dalla politica; esito coerente con una tendenza che dura ormai da parecchi anni, per di più favorito sia dai periodici scandali prodotti senza sosta da una pessima classe politica, sia dalla quasi totale assenza di un’offerta politica alternativa e credibile.

Ieri alle elezioni regionali di Emilia Romagna e Calabria ha votato circa il 40% degli elettori, un livello bassissimo, mai raggiunto prima. E cosa c’è di meglio per un politico che vuole essere il leader unico e indiscusso? Lasciare la massa a casa e portare alle urne solo un gruppetto di persone di cui è più semplice controllare il voto.

Missione compiuta.

One thought on “Neodemocrazia

  1. sarà che sono vecchio e che nelle notti insonni mi piace sognare ad occhi aperti….
    Provate a pensare ad una legge elettorale che, invece di fissare il numero degli eletti (deputati, senatori, consiglieri regionali o comunali) definisca che la quantità dei seggi deve essere proporzionale alla percentuale dei voti validi sull’intero numero degli aventi diritto……..
    Cheffigata !!!!!!
    Allora si che metteremo fine alle odierne sceneggiate del ‘non ho vinto, però…..”