Ma quale protesta?

Come succede regolarmente dopo ogni elezione, che sia per il Parlamento nazionale o per il consiglio comunale di Frittole, parte da ogni direzione la raffica delle interpretazioni: come si è votato, perché Tizio ha vinto, perché Caio ha perso, eccetera. Oltre, ovviamente, al vero sport nazionale: dimostrare che il proprio beniamino ha vinto o perlomeno non ha perso. Succede nel calcio e succede anche nella politica, a dimostrazione di come questi due mondi siano simili.
Domenica si è votato per la regione Sicilia, e il tema che più di ogni altro tiene banco è il cosiddetto “voto di protesta”. E se da un lato si assiste, come di consueto, alle acrobazie dei vari partiti che, dopo aver preso una sonora batosta, si inventano di tutto pur di evitare dolorose analisi, dall’altro c’è chi tenta in tutti i modi di accaparrarsi voti inesistenti.
Così c’è chi arriva a dire che sommando il 18% dei voti presi dalla lista del movimento 5 stelle al 52% degli astenuti, si ottiene un voto di protesta del 70%. Cosa che per qualcuno è un successo dei grillini, dei movimenti alternativi, della società civile, e via cianciando.
Eppure basterebbe chiamare le cose con il loro nome e chiedersi quale ne sia il vero significato.
L’astensione è una rinuncia, è qualcosa che non viene fatto. Nel caso specifico è il comportamento di chi preferisce rimanere a casa piuttosto che andare al seggio per votare. Non ho intenzione di analizzare il motivo per cui tanti siciliani hanno rinunciato al loro diritto di voto, comportamento assolutamente legittimo, ma non mi si venga a parlare di protesta. La protesta è un’altra cosa, richiede comportamenti attivi, azioni mirate. Chi non vota invece rinuncia ad agire: è qualcuno che protesta stando zitto, che si agita stando fermo. E’ un paradosso.
Chi si astiene sceglie di essere ininfluente, di non incidere sul risultato finale, e quindi contribuisce, suo malgrado, a mantenere la situazione come è. I partiti ringraziano.

Chi voleva un cambiamento lo ha dimostrato scegliendo qualcosa di diverso, non certo rinunciando a scegliere. A me Grillo non piace, non mi piace il fatto che non abbia un progetto politico degno di questo nome, non mi piace il clima di fanatismo che si respira nei gruppi che lo sostengono. Ma che abbia raccolto un vero voto di protesta, un desiderio diffuso di cambiamento da parte dei cittadini, non c’è dubbio.
Il punto è che, grazie alle elezioni siciliane, ora questa protesta può essere misurata con un campione discretamente grande: una protesta pari al 18% del 47% che si è espresso. Il triste risultato è che la protesta ha riguardato appena l’8% degli elettori siciliani; risultato che scende addirittura al 7% se si calcola sulla lista anziché sul candidato presidente.
Il resto dei siciliani, oltre il 90%, ha dato il suo sostegno ai soliti politicanti dei soliti partiti oppure se ne è infischiato.

L’Italia sta sprofondando, schiacciata da una crisi che è economica, ma anche sociale e ambientale, in balia di strutture di potere che usano i nostri governanti come burattini, e i cittadini che protestano raggiungono a stento l’8%. C’è di che stare allegri.
Quasi quasi vado a farmi una pennichella. Di protesta, ovviamente…

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