Lo DiCo ancora una volta, poi basta

L’ho già detto: sono cattolico. O almeno credevo di esserlo. La nota della CEI, pubblicata il 28 marzo, sulla famiglia e le unioni di fatto, spiega infatti in maniera molto chiara cosa significa essere cattolici, quali sono le cose in cui credere e quali rifiutare, se, quando, quanto e a chi bisogna ubbidire.
Leggo la nota e scopro di non essere d’accordo; o meglio, sapevo già di non essere d’accordo con quelle posizioni, ma la nota cambia le carte in tavola, perché è un documento ufficiale, ed è dichiaratamente vincolante per i cattolici. Quindi delle due l’una: o cambio le mie convinzioni o smetto di definirmi cattolico. Cambiare le proprie idee non è come cambiarsi la camicia, ma io sono sempre stato aperto alle opinioni altrui e pronto a rimettermi in discussione, quindi rileggo il documento e verifico se e quanto i suoi contenuti siano accettabili. Senza pregiudizi.

La Chiesa da sempre ha a cuore la famiglia e la sostiene con le sue cure e da sempre chiede che il legislatore la promuova e la difenda“. Giustissimo: il Parlamento e gli altri organi istituzionali da sempre si occupano ben poco della famiglia, a prescindere dal colore dominante, ed è quindi doveroso stimolarli in questo senso. Peccato che anche la chiesa non faccia granché di concreto per le famiglie, e noi che abbiamo una famiglia sappiamo quanto ce ne sarebbe bisogno.
Non abbiamo interessi politici da affermare; solo sentiamo il dovere di dare il nostro contributo al bene comune“. Curiosa affermazione da parte di chi si rivolge in primo luogo ai legislatori. Quanto al bene comune vale solo la pena sottolineare che “comune” significa “di tutti”.
Ogni persona, prima di altre esperienze, è figlio, e ogni figlio proviene da una coppia formata da un uomo e una donna. Poter avere la sicurezza dell’affetto dei genitori, essere introdotti da loro nel mondo complesso della società, è un patrimonio incalcolabile di sicurezza e di fiducia nella vita. E questo patrimonio è garantito dalla famiglia fondata sul matrimonio“. Sono assolutamente d’accordo sulla prima parte. Ma che ne facciamo dei figli nati fuori dal matrimonio? Evidentemente questo principio per loro non vale, essendo un po’ meno figli degli altri. Potremmo far finta che la questione non esiste, ma non credo che sarebbe giusto.
Solo la famiglia aperta alla vita può essere considerata vera cellula della società perché garantisce la continuità e la cura delle generazioni“. Quindi le coppie che non hanno figli (per scelta o per disgrazia) non sono “cellule della società”; anche per questi facciamo finta che non esistano?

Riteniamo la legalizzazione delle unioni di fatto inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo.“. E finalmente arriviamo al disegno di legge sui cosiddetti DiCo; documento che evidentemente alla CEI nessuno si è preoccupato di leggere. Il disegno di legge non riconosce le coppie di fatto, e basta leggerlo per accorgersene; la coppia di cui si parla non viene legalizzata, perché non c’è riconoscimento giuridico della coppia in quanto tale, ma solo di due persone che convivono e assumono reciprocamente diritti e doveri a titolo personale. Parlare di legalizzazione delle unioni di fatto è una menzogna. Anzi, leggendolo si ha la netta impressione che si sia voluto accuratamente evitare qualsiasi riferimento alla coppia (termine che infatti non compare mai nel testo).
Resta poi tutta da spiegare la pericolosità di tali coppie; che rischi corrono i miei figli dall’essere amici di bambini figli di due genitori non sposati? Anzi, potrebbero imparare che esistono realtà diverse dalla propria, realtà che non sono migliori o peggiori, ma semplicemente diverse; magari potrebbero imparare il rispetto per chi non è come loro, per chi è nero, per chi è vegetariano, per chi è musulmano, per chi è omosessuale, per chi è handicappato, per chi ha i genitori non sposati.

Un problema ancor più grave sarebbe rappresentato dalla legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso, perché, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile“. Ho già spiegato che parlare di legalizzazione è un falso. Mi vengono in mente i tanti appelli delle gerarchie ecclesiastiche in merito al rifiuto di ciò che non è secondo natura. Omosessuali si nasce, non si diventa per scelta, quindi è qualcosa che fa parte della natura umana; smettiamola allora di usare termini come “deviazione” o “contro natura”, che sono offensivi e ingiustificati. Gli omosessuali agiscono e si comportano secondo la propria natura; sarebbe innaturale il contrario.
Cosa c’è di insuperabile in tutto questo, se non la grettezza di chi li considera malati o, peggio ancora, depravati?
Il diritto non esiste allo scopo di dare forma giuridica a qualsiasi tipo di convivenza o di fornire riconoscimenti ideologici: ha invece il fine di garantire risposte pubbliche a esigenze sociali che vanno al di là della dimensione privata dell’esistenza“. Infatti l’unica forma di convivenza giuridicamente riconosciuta dalla legge italiana è e rimane la famiglia fondata sul matrimonio. Restano da fornire quelle risposte pubbliche alle esigenze sociali diverse, cui appunto il disegno di legge intende (timidamente) dare concretezza.

Il fedele cristiano è tenuto a formare la propria coscienza confrontandosi seriamente con l’insegnamento del Magistero e pertanto non può appellarsi al principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società“. Se questo principio fosse messo in pratica, e non c’è motivo per dubitarne, getterebbe un’ombra su tutti i politici cattolici. Parlamentari e membri del Governo giurano fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione; sapere che potrebbero avere dei vincoli di altra natura, che li allontanano dai principi del pluralismo e dell’autonomia, mi fa dubitare della loro affidabilità.
Un appunto poi va fatto sull’uso dei termini “cattolico” e “cristiano”, che nella nota sono spesso usati come se fossero intercambiabili. Non voglio malignamente pensare che questa confusione sia voluta, ma credo sia importante usare i termini giusti: la chiesa cattolica è solo una tra quelle che rientrano nel mondo della cristianità.

Non ci riesco, non posso farmi una violenza simile: quello che dice la CEI contraddice le mie idee, il mio stile di vita, i principi sui quali ho costruito una famiglia (fondata sul matrimonio). Continuare a definirmi cattolico, a questo punto sarebbe falso, far finta di niente sarebbe ipocrita.
Non è un’abiura, la mia fede rimane intatta, e si basa, oggi come ieri, sul comandamento che Cristo ci ha dato “ama il prossimo tuo come sé stesso”. E siccome è importante usare le parole giuste, da oggi mi definirò cristiano.

8 thoughts on “Lo DiCo ancora una volta, poi basta

  1. Non solo non sei cattolico, ma pure bugiardo, almeno nel 80% dei casi:…
    “Omosessuali si nasce, non si diventa per scelta, quindi è qualcosa che fa parte della natura umana….”, consulta qualche psicologo e te lo spiegherà.

  2. Credo che tu sia approdato sulla mia stessa sponda.
    Quando dico nel mio post che l’italia, la politica italiana è diventata per la Chiesa il loro fort Apache voglio dire proprio questo. Il tentativo di restaurazione più sarà violento più provocherà fratture. tra i cristiani, tra i laici, tra gli italiani.
    luca ajroldi

  3. hai fatto un bella analisi, non c’è che dire. Personalmente non credo ne valga la pena. Sono passati secoli dall’inquisizione, ma pare non sia cambiato nulla. Le idee sono sempre quelle, le contraddizioni pure, soltanto che le leggi non gli consentono di passare dalle parole ai fatti, altrimenti ci sarebbero ancora le crociate…
    ciao

  4. Evidentemente il Cristiano deve risultarti essere qualcosa di meno che Cattolico.
    Se ritenerti seguace di Cristo e poi rifiutare di amare quel prossimo che non la pensa come te, fosse anche qualche vescovo della CEI, o anche il tuo nuovo vescovo Giuliodori, non ti sembra abbastanza come contraddizione…
    Oppure ti senti come molti cattolici cosiddetti [b]”adulti”[/b], che non hanno più voglia di esser cattolici come chi li ha educati e che sentono l’ora di dire grazie e arrivederci a chi li ha battezzati, confessati, comunicati e sposati?
    Certo, ci va bene il clero socialmente impegnato, che aiuta i poveri, ecc… ma guai se poi indicano quella che potrebbe essere una china pericolosa: stiano zitti, che disturbano la coscienza! Hanno il concordato? Che lavorino nel sociale e non alzino la testa. Tse. Il cattolicesimo. Tse. Giovanni Paolo II e il catechismo della Chiesa Cattolica. E chi se ne frega!

    • Essere cristiani [b]non è[/b] qualcosa di meno che essere cattolici; è una cosa diversa, o se preferisci, più ampia. Il cristianesimo infatti comprende i cattolici, ma anche i protestanti e gli ortodossi, per non parlare poi delle varie confessioni in cui tutto questo si concretizza.
      Amare il mio prossimo nel vescovo, non significa accettare passivamente tutto quello che dice; ho carissimi amici di cui critico fortemente le idee, ma non per questo gli faccio mancare il mio affetto e il mio rispetto.

      Potrà sembrarti strano, ma io [b]ringrazio[/b] la CEI per questa nota. La ringrazio perchè finalmente ha fatto chiarezza, ha spiegato cosa significa far parte della loro chiesa, e ha permesso quindi a tutti di confrontarsi con qualcosa di serio e concreto.
      Io non chiedo ai vescovi di cambiare le loro posizioni, di adeguare la loro chiesa alle mie esigenze; prendo atto di cosa significa essere cattolici, e con altrettanta chiarezza verifico la mia vita. E siccome la mia vita si basa su principi diversi, la conclusione è inevitabile.
      Non rinnego niente di quello che ho fatto e vissuto (compresa l’adesione a diversi movimenti cattolici); dico semplicemente che questa chiesa non mi rappresenta più. E’ un fatto di coerenza.

      • Forse hai una chance per tornare cattolico.
        Evidentemente Mons. Bagnasco sta sulle scatole a diversi brigatisti che la pensano come te. E forse, se faranno la pazzia di passare dalle parole ai fatti, una volta tolto di mezzo non avrai problemi di sorta dalla CEI. E forse molti saranno contenti! Almeno però abbiamo già la conferma che è questa la democrazia in cui viviamo: se la Chiesa propone idee scomode, si trova sempre una sacco di gente pronta a tapparle la bocca!

        • Credo di aver spiegato a sufficienza la mia posizione e i motivi che l’hanno determinata. Ma a scanso di equivoci:
          – quelli che scrivono minacce a Bagnasco sono dei poveri imbecilli
          – quelli che esultano quando qualcuno muore (chiunque esso sia), non sono degni di essere definiti “civili”
          – se non ci fosse Bagnasco, ci sarebbe qualcun altro e la situazione sarebbe la stessa
          – quelli che pretendono il silenzio del Vaticano non sanno cosa sia la democrazia e la libertà di espressione
          – dettare norme di comportamento per i cattolici è diritto e dovere del Vaticano
          – dettare norme di comportamento per i parlamentari, per il Vaticano come per qualunque altro stato, è un’ingerenza nella politica interna assolutamente inaccettabile
          – la legge sui DiCo non sarà mai approvata (purtroppo) da questo parlamento, e probabilmente neanche da quelli futuri

  5. Condivido in parte o quasi tutto quello che hai detto in questo post, una sola cosa volevo evidenziare: l’etimologia della parola Cattolico che vuol dire UNIVERSALE, ecco in questo momento la Chiesa ha perso del tutto il significato di questa parola…