Largo ai giovani

La legge di riforma della giustizia che il Parlamento ha approvato il 20 luglio impedisce ai magistrati di assumere ruoli direttivi se questi hanno compiuto i 66 o i 68 anni rispettivamente per le funzioni di merito e di legittimità.
Questa norma è stata battezzata “anti-Caselli” perché impedirebbe al giudice Caselli, che ha già compiuto i 66 anni, di assumere la direzione dell’antimafia. Ovviamente si è sollevato il solito vespaio pro o contro Caselli, grazie al quale si è perso completamente di vista l’aspetto più importante. C’è un’età per ogni cosa, anche per andare in pensione; in fondo questa norma fa solo questo, e non vedo perché ci si debba scandalizzare tanto. Ad una certa età si ha il diritto di riposarsi e godersi la vecchiaia, ma anche il dovere di farsi da parte e lasciare spazio ai più giovani; tanto più se il proprio lavoro comporta un impegno e una responsabilità particolarmente gravosi, che l’età avanzata potrebbe non consentire di affrontare con le necessarie energie.
Intendiamoci, non ho nulla contro il giudice Caselli, e non voglio assolutamente darne un giudizio perché non ho titolo né gli elementi per farlo.
Detto questo però, credo che il discorso vada allargato, per arrivare a chiarire il principio fondamentale su cui si basa la norma. Si stabilisce cioè che, superata una certa età, ci si faccia da parte, soprattutto se si ricoprono incarichi direttivi, soprattutto se lo si fa nel settore pubblico. Perché? Perché le energie non sono più quelle di una volta, perché altrimenti i giovani non trovano lavoro, perché c’è il rischio che con l’età uno si possa rincoglionire un po’. E in quest’ultimo caso, non mi sembra proprio opportuno affidargli la direzione di qualcosa di importante.

Non riesco a trovare un solo motivo per non applicare questo principio, quindi facciamo un po’ di nomi e cognomi, cominciando proprio dal settore giustizia.
Carlo Azeglio Ciampi, oltre che Presidente della Repubblica è Presidente del CSM, ed ha 84 anni.
Virginio Rognoni, vice presidente del CSM, ha 80 anni.
Nicola Marvulli, Francesco Favara, Luigi Berlinguer, Giuseppe Di Federico e Mariella Ventura Sarno, membri del CSM, hanno tutti più di 68 anni.
E anche se non hanno a che fare direttamente con la giustizia, perché lo stesso principio non deve essere applicato al governo? Non riesco a pensare ad un’altra istituzione in cui sia altrettanto necessario essere sempre al massimo delle proprie capacità.
Silvio Berlusconi, presidente del consiglio ha 68 anni; Mirko Tremaglia, ministro per gli italiani nel mondo ha 78 anni; Guido Possa, vice ministro dell’istruzione ha 68 anni.
E poi Giulio Andreotti, Gerardo Bianco, Alfredo Biondi, Emilio Colombo, Armando Cossutta, Raffaele Costa, Ciriaco De Mita, Lamberto Dini, Domenico Fisichella, Antonio Maccanico, Nicola Mancino, Filippo Mancuso, Franco Marini, Nerio Nesi, Achille Occhetto, Cesare Previti, Gustavo Selva, Giuliano Urbani, Sergio Zavoli, sono solo alcuni dei parlamentari che hanno superato i 68 anni.
Tutta questa gente ricopre incarichi che più direttivi non si può, e non c’è motivo per cui ciò che vale per la magistratura non debba valere anche per altre istituzioni. In fondo la legge è uguale per tutti, o almeno dovrebbe esserlo.

A questo punto, come diceva Lubrano, la domanda sorge spontanea: signor Berlusconi, lei che ha fortemente voluto questa riforma, perché non dà il buon esempio e la applica a sé stesso? Non la prenda come un fatto personale: dura lex sed lex.

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Il testo della riforma
La scheda di approfondimento sulla riforma

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