La sicurezza… di aver fatto un casino

Lo dico sempre: basta leggere. Non c’è bisogno di lambiccarsi il cervello, immaginare oscuri scenari, chiedersi se sia vero, se ci sono secondi fini, se c’è qualcosa di nascosto. Si recupera la fonte originale e si legge. E molto spesso si scoprono cose ben più grosse di quelle che si sarebbero potute immaginare facendosi le seghe mentali. Si legge e si scopre la verità. Che bisogno c’è di credere a Tizio o a Caio, quando la verità è lì a disposizione di tutti?
Così sono andato a cercare la lettera che Napolitano ha scritto al governo a proposito della nuova normativa sulla sicurezza approvata dal Senato in via definitiva il 2 luglio scorso. E dove li trovo i documenti originali? Semplice: la legge sul sito del Parlamento, la lettera sul sito del Quirinale. E leggo. Il motivo per cui Napolitano ha scritto al governo lo spiega lui stesso: “Non posso tuttavia fare a meno di porre alla vostra attenzione perplessità e preoccupazioni che, per diverse ragioni, la lettura del testo ha in me suscitato.” Così dopo gli usi e le consuetudini (vaghe riminiscenze di cose studiate tanti anni fa), anche la perplessità e la preoccupazione entrano a far parte delle fonti del diritto; resta da chiarire se la perplessità venga prima o dopo la consuetudine nella gerarchia giuridica. Mah…!?

La lettera parte sul leggero, affrontando il problema della forma. “Gli originari 20 articoli del disegno di legge divennero però ben 66 […] venendo poi accorpati in 3 attraverso la presentazione di maxi-emendamenti sui quali il Governo appose la questione di fiducia […]. I tre articoli della legge si compongono ora, rispettivamente, di 32, 30 e 66 commi. Con essi si apportano modifiche o integrazioni a 43 disposizioni del codice penale, a 38 disposizioni del testo unico sulla immigrazione, a 16 disposizioni dell’ordinamento penitenziario e ad oltre circa 100 disposizioni inserite nel codice di procedura penale, nel codice civile e in 30 testi normativi complementari o speciali.
Insomma, è un discreto casino, e da questo casino “discendono la disomogeneità e la estemporaneità di numerose sue previsioni che privano il provvedimento di quelle caratteristiche di sistematicità e organicità che avrebbero invece dovuto caratterizzarlo.
E per rafforzare il concetto, una bella tirata d’orecchi: “In altre occasioni, ho rilevato pubblicamente (rivolgendomi alle alte cariche dello Stato, a partire dal dicembre 2006), come provvedimenti eterogenei nei contenuti e frutto di un clima di concitazione e di vera e propria congestione sfuggano alla comprensione della opinione pubblica e rendano sempre più difficile il rapporto tra il cittadino e la legge. Ritengo doveroso ribadire oggi che è indispensabile porre termine a simili prassi.
Traduzione: da anni vi dico che le leggi non si fanno in questo modo ma voi ve ne fregate.

Se poi a qualcuno venisse il dubbio che si tratta solo di una sua opinione, Napolitano ricorda che “è stato un organismo svincolato da ogni posizione di parte – il Comitato per la legislazione della Camera – a segnalare concordemente […] che alcune disposizioni non rispondevano alle esigenze di semplificazione della legislazione; altre non erano conformi alle esigenze di coerente utilizzo delle fonti; altre adottavano espressioni imprecise ovvero dal significato tecnico – giuridico di non immediata comprensione o si sovrapponevano ad altre già vigenti; altre, ancora, erano carenti sotto il profilo della chiarezza e della proprietà della formulazione.
E’ un casino tale che trova spazio perfino “la circostanza che la modifica della stessa norma e dello stesso comma (art. 16 comma 1 del d. lgs. 286/1998) venga effettuata in due diverse parti dello stesso provvedimento.
Ma qualcuno legge questa roba dopo averla scritta?

Passando poi più direttamente alla sostanza della legge, dice “di aver ravvisato nella legge anche altre previsioni che mi sono apparse di rilevante criticità e sulle quali auspico una rinnovata riflessione, che consenta di approfondire la loro coerenza con i principi dell’ordinamento e di superare futuri o già evidenziati equivoci interpretativi e problemi applicativi.
Traduzione: questa legge è incoerente con i principi del nostro ordinamento, contiene equivoci interpretativi e ha problemi di applicabilità. Serve altro?
Mi riferisco alle disposizioni che hanno introdotto il reato di immigrazione clandestina (art. 1 commi 16 e 17). Esso punisce non il solo ingresso, ma anche il trattenimento nel territorio dello Stato. La norma è perciò applicabile a tutti i cittadini extracomunitari illegalmente presenti nel territorio dello Stato al momento della entrata in vigore della legge. Il dettato normativo non consente interpretazioni diverse.
Non consente interpretazioni diverse? Allora di che parlava Maroni, subito imitato da Frattini, quando diceva “La legge penale non ha effetto retroattivo, pertanto il reato di clandestinità non si può applicare a chi è già entrato in Italia anche irregolarmente”? O era ignorante (nel senso letterale, di persona che ignora l’argomento) o mentiva spudoratamente. Comunque ora qualcuno dovrebbe avergli chiarito le idee visto che stanno preparando la sanatoria; ovviamente la chiameranno in un altro modo, perché loro le sanatorie non le fanno.

Poi c’è tutta una serie di osservazioni puntuali sulle singole norme, che non hanno bisogno di commento.
Le modifiche apportate in materia di espulsione del cittadino extracomunitario irregolare, determinano – a ragione di un difettoso coordinamento normativo – il contraddittorio e paradossale effetto di non rendere più punibile (o al più punibile solo con un’ammenda) la condotta del cittadino extracomunitario che fa rientro in Italia pur dopo essere stato materialmente espulso.
A proposito dei matrimoni misti e del conseguente diritto di cittadinanza poi “la norma non individua i criteri in base ai quali la concessione è data o negata e affida qualsiasi determinazione alla più ampia discrezionalità degli organi competenti.
Sul reato di rapina, “la norma che impedisce il bilanciamento delle aggravanti non è richiamata per la estorsione, con la irragionevole conseguenza che, per il delitto più grave, è consentito neutralizzare l’aumento sanzionatorio derivante dalla presenza delle circostanze.
Sulla reintroduzione del delitto di oltraggio osserva che “la causa di estinzione è concettualmente incompatibile con i delitti che, come l’oltraggio, rientrano tra quelli contro la pubblica amministrazione.
Sulle ronde “appare urgente la definizione di detto decreto in termini di rigorosa aderenza ai limiti segnati in legge relativamente al carattere delle associazioni e al compito ad esse attribuito.” Salvo poi aggiungere, sull’ipotesi paventata dell’uso di uno spray al peperoncino, che “stando ai principi affermati dalla giurisprudenza, il porto dello spray potrebbe restare sempre vietato.” Quindi le ronde saranno armate o no? Con cosa? Non si sa.

Ricapitolando, questa legge è un mezzo disastro; per fortuna la Costituzione assegna al presidente della repubblica il compito di valutare le leggi prima di promulgarle. E Napolitano, fedele a questo principio, l’ha letta, valutata, bocciata e… promulgata. Perché?
Lo spiega all’inizio della lettera: “Ho ritenuto di non poter sospendere in modo particolare la entrata in vigore di norme – ampiamente condivise in sede parlamentare – che rafforzano il contrasto alle varie forme di criminalità organizzata.” A parte il fatto che l’ampia condivisione di cui parla non c’è stata, ed è sufficiente andare a vedere con quanti voti è stata approvata la legge, la sua affermazione è smentita poco più avanti, quando spiega che “il provvedimento trae origine dal disegno di legge presentato dal governo in Senato il 3 giugno 2008, dopo che, per l’assenza dei presupposti di straordinaria necessità e urgenza oltre che per la natura dei temi trattati, si era convenuto che alcune sue significative disposizioni non potevano essere inserite nel decreto legge.
A giugno 2008 non c’erano né la straordinaria necessità né l’urgenza; allora come mai oggi è necessario approvare in fretta questa legge, senza neanche prendersi il tempo di rivedere almeno i suoi difetti più gravi?
Se qualcuno riesce a dare un senso logico a tutto questo è invitato a spiegarmelo, perché io proprio non ce la faccio.

Non è la prima volta, e non sarà l’ultima, che il Parlamento emana norme che non stanno in piedi; ma ancora non si era visto un presidente della repubblica che boccia senza appello una legge, e poi la promulga come se nulla fosse.
Ma in Italia, come al solito, non ci facciamo mancare niente.

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