La mancanza di solidarietà ci distruggerà

Robert Schuman, ministro degli esteri della Francia, 9 maggio 1950: “L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto.

Parole di buon senso e di grande spessore, pur nella loro semplicità, come erano spesso quelle pronunciate dai politici di quell’epoca quando pensavano all’Europa. Un’Europa che era una promessa, un ideale, ma soprattutto un qualcosa di molto concreto da realizzare tutti insieme. E per farlo tutti insieme era indispensabile la solidarietà. Come unire altrimenti popoli diversi, con storie e culture diverse, con leggi ed usanze diverse? Popoli che fino a pochi anni prima si erano fatti la guerra?

Certo, solo la solidarietà avrebbe potuto costituire quell’humus comune nel quale far crescere gli ideali e le aspirazioni di ciascuno, per arrivare a costruire un popolo che si riconoscesse attorno ad uno spirito condiviso, basato sui principi di fondo della convivenza civile.

E infatti…

E infatti, mentre si stabilivano regole sempre più stringenti per governare il mondo dei soldi, si sono tralasciati gli aspetti più culturali dell’unione. Mentre si stabiliva chi e come dovesse produrre e vendere merci, non ci si è preoccupati di amalgamare e far crescere la società. Una società che andava costruita per addizione, mettendo insieme le diversità e arricchendo quindi tutti; una società che invece è stata ignorata o, peggio ancora, allineata per sottrazione verso il basso. Era più importante occuparsi di soldi, merci e scambi commerciali.

Il risultato è più che evidente: ogni soggetto ha pensato agli affari suoi cercando, quando possibile, di aggirare anche le regole che, belle o brutte che fossero, si erano stabilite insieme. E quando è arrivata una botta più forte delle altre, cosa ampiamente preannunciata, è stata tutta una gara a chi urlava più forte “è colpa sua!”, alla faccia della solidarietà. In fondo, avendo concentrato tutta l’attenzione sul portafogli, non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso.

Oggi ci raccontano che per risolvere i nostri problemi dobbiamo insistere per questa strada. Come dire che se non riesci a digerire la peperonata, la soluzione è mangiarne di più. La strada da seguire è ovviamente tutt’altra, ma i nostri politici (in ottima e numerosa compagnia) insistono, e in troppi ancora gli danno credito. Smontare i loro ridicoli argomenti è non solo fin troppo facile, perfino superfluo: è infatti sufficiente guardare cosa è successo nel corso della storia, per capire che questa strada porta inevitabilmente al disastro.

Non so se esiste qualche eccezione, e sarebbe appunto un’eccezione, ma mi risulta che tutti i popoli uniti con la forza, o comunque senza costruire preliminarmente una base di principi condivisi e di solidarietà, abbiano fatto una brutta fine: dalla Jugoslavia all’Unione sovietica, solo per limitarci ai casi più recenti e più vicini a noi, queste unioni forzate hanno retto solo finché sono state tenute sotto dittatura. Parallelamente non esiste un’unione monetaria (che non sia del tipo Italia – San Marino, retta da logiche di tutt’altro tipo) che abbia funzionato: tutte sono deflagrate abbastanza presto.

Quando si sta insieme per forza, le cose non possono funzionare, basta il buon senso per capirlo: alla prima occasione si sfascia tutto. Per stare insieme bisogna volerlo, e lavorare ogni giorno per costruire, senza fermarsi mai; e senza solidarietà questo non è possibile.

L’Europa è destinata ad esplodere, grazie al pessimo servizio che da troppo tempo stanno facendo i politici e le élite finanziarie; tutta gente che si riempie la bocca di proclami a favore dell’integrazione europea ma che è realmente interessata solo al proprio tornaconto personale. Dichiarano di voler salvare l’Europa ma la stanno uccidendo. Paradossalmente, oggi sono proprio coloro che attaccano l’Euro e le istituzioni europee a volere e potere garantire un futuro all’Europa unita: un’Europa che non sia basata sugli interessi finanziari di pochi ma sulla solidarietà, un’Europa costruita a partire dalla società e non da una moneta che è strumento di oppressione.

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