La maledizione dello zapping

Devo smetterla. Lo so che mi fa male, ma poi ci casco sempre e ricomincio da capo: ho il vizio dello zapping. Si dirà che non è poi così nocivo: al contrario, può essere estremamente pericoloso, alza la pressione.

Me ne stavo lì tranquillo a guardare un telefilm scemo. Uno di quei cosi di pseudo-azione che guardi perché anche seguire un film stasera è troppo impegnativo. Arriva la pubblicità e… ci casco come un cretino. Faccio un giro di canali e chi ti trovo sul primo? Superquark.

Va be’, il documentario con quello che finge di impaurirsi a nuotare nel fiume con i coccodrilli è innocuo, ma è alla fine e arriva il sommario. E nel sommario annunciano un servizio sulla ricerca petrolifera in Italia. Allarme rosso!

Non sono passati tre giorni da quando il ministro Passera ha annunciato l’intenzione di far decollare il settore petrolifero in Italia, e subito Superquark ti spara il servizio. Cose ovviamente già pronte da tempo ma tenute in caldo aspettando l’occasione giusta; e cosa c’è di meglio che poter fare da zerbino al ministro? Angela e soci in queste cose sono sempre stati molto bravi.

Cambio. Non lo voglio vedere che altrimenti poi mi incazzo. Torno a vedere il mio telefilm scemo che, a questo punto, diventa quasi interessante.

Di nuovo la pubblicità. Che palle! Cambio, e che ti trovo? Come una maledizione mi scontro proprio con il servizio petrolifero. Faccio in tempo a sentire la fine di una frase che parla di rispetto per l’ambiente. Mi convinco che non ho capito e faccio finta di niente: legittima difesa.

La parte successiva però, che parla delle piattaforme in mare, la sento per intero. E dopo aver spiegato che siccome la pressione con cui esce il petrolio è bassa non può succedere un incidente come quello capitato nel Golfo del Messico, arriva una chicca che riporto a memoria ma, vi garantisco, piuttosto fedele: “Girando per la struttura scopriamo una cosa quasi incredibile: sotto la piattaforma si è sviluppato spontaneamente un ambiente marino di straordinaria ricchezza, meglio di un’oasi naturalistica. Questo perché nell’area circostante è vietata la pesca. Un esempio eccezionale di sinergia tra tecnologia e natura.

Quindi le piattaforme petrolifere non solo non rovinano l’ambiente, ma lo difendono, anzi lo migliorano.

A questo punto mi chiedo perché non metterne una ogni chilometro? Le nostre coste diventerebbero un’unica oasi marina, una riserva naturalistica di incommensurabile bellezza. Immagino già gruppi di turisti in visita tra le palafitte di acciaio che reggono le piattaforme per ammirare la flora e la fauna marina che lì ha trovato dimora.

E perché allora non impiantare tanti pozzi di trivellazione nei nostri parchi? Quei poveri parchi, assediati dai bracconieri e dagli amanti del cemento, potrebbero essere difesi molto meglio grazie ai divieti imposti intorno ai campi petroliferi. E finalmente il cerbiatto potrà vivere sereno all’ombra di una torre d’acciaio.

Ora ho capito. Il ministro Passera è un vero ambientalista, uno con la natura nel cuore. E io che ora sono verde, non per contaminazione naturalistica ma di rabbia, me ne torno al mio telefilm scemo.

I commenti sono chiusi