La Grecia è fallita. La Grecia è salva. Ma anche no…

In questo angolo di storia che stiamo vivendo se ne vedono davvero di tutti i colori. Ormai non c’è più limite alla capacità di piegare la logica in qualsiasi direzione, ivi compresa la possibilità di dichiarare una cosa e, subito dopo, il suo esatto contrario.
Così mi capita sott’occhio un trafiletto che parla del fallimento della Grecia. Ancora? Dirà sempre le solite cose: che la Grecia è messa malissimo, ma che l’Europa la salverà e alla fine vivranno tutti felici e contenti. Perché la verità che nessuno dei capoccioni che ci comanda vuole dire, è che l’eventuale fallimento della Grecia, più che i greci stessi danneggia il resto d’Europa, Germania in testa. Altrimenti non si capisce perché tutti si diano tanto da fare per “salvarla”. Sempre che il concetto di “salvataggio” andrebbe ridefinito, visto come hanno ridotto i greci.
Così leggo, quasi distrattamente, quelle poche righe e… faccio un salto. L’operazione con cui la Grecia nei giorni scorsi è stata salvata (così almeno ci veniva venduta la faccenda) ha indotto l’ISDA e le agenzie di rating a dichiararne il fallimento tecnico.
E’ come se un medico, uscendo dalla sala operatoria, dicesse: “siamo molto soddisfatti, l’operazione è riuscita perfettamente, il malato è morto”. Ricapitoliamo.
La Grecia, già da molti mesi, non riesce a far fronte ai debiti accumulati negli anni. Quando uno non riesce a pagare i propri debiti secondo me è fallito, cosa che scrivevo cinque mesi fa, ma io per fortuna posso sempre dire che non ne capisco niente.
Per aiutare la Grecia a ripagare i propri debiti è stato proposto di… non pagarli. No, non funziona. Mi correggo. Non potendo pagare i propri debiti la Grecia rischiava il fallimento per cui, per evitare il fallimento si è deciso che non avrebbe pagato i propri debiti. E’ inutile, non ce la faccio. Se qualcuno riesce a scrivere questa cosa in modo che abbia un senso, accetto suggerimenti.
Comunque si è proposto un taglio del debito del 30%, poi del 50%, poi non si è capito più niente. E’ comunque certo che il taglio finale supera la metà del debito. Perché questo strano gioco potesse funzionare era necessario che i creditori accettassero “volontariamente” questa perdita. Prima l’adesione richiesta era del 90%, poi del 75%, poi anche lì non si è capito più niente. Sta di fatto che da venerdì tutti facevano festa perché l’obiettivo era stato raggiunto, i creditori avevano accettato di perdere gran parte dei loro crediti e la Grecia era salva.
Ero quasi felice anche io, tanto che stavo studiando un piano analogo da proporre alla mia banca per tagliare il mutuo. Hai visto mai che me lo accettano?

La Grecia è salva, il fallimento è stato evitato e anche l’Euro è al sicuro. Perché è evidente che della Grecia non frega niente a nessuno, ma tutti si preoccupano delle conseguenze che questo avrà sull’Euro. Nel frattempo l’ISDA (associazione di banche che controlla il funzionamento dei cosiddetti “derivati”) ha fatto sapere che, dal momento che i creditori hanno accettato volontariamente di rinunciare ai propri soldi, non si innesca il pagamento dei CDS per i quali, guarda caso, sembra che il paese maggiormente esposto verso la Grecia sia proprio la Germania.
I CDS sono una polizza assicurativa. Facciamo un esempio con nomi di fantasia. La banca Unicredit compra titoli di stato greci, ma siccome teme che la Grecia possa fallire, si assicura contro questo rischio comprando una polizza (il CDS) dalla Deutsche Bank. Se non succede niente, alla scadenza Unicredit sarà rimborsata dalla Grecia; se invece la Grecia fallisce sarà la Deutsche Bank a pagare. La quantità di CDS in circolazione è enorme, e questo spiega perché è importante definire la questione “fallimento” in modo ufficiale.
Questo fino a venerdì pomeriggio.

Venerdì, come d’abitudine a mercati ormai chiusi, l’ISDA cambia idea e pubblica un comunicato in cui dice che l’operazione attuata dal governo greco è un “evento creditizio” e quindi determina il pagamento dei CDS. Le agenzie di rating non se lo fanno ripetere (Fitch in realtà aveva anticipato la cosa, ma sembra non avere lo stesso peso dei suoi colleghi) e confermano questo punto di vista: la Grecia è fallita.

E adesso che succede?
A guardare i nostri giornali non succede niente; la notizia è relegata nelle pagine interne, preferibilmente affogata in mezzo a descrizioni caotiche. Sembra una questione secondaria.
Qualche stralcio da Repubblica (ma sugli altri giornali la situazione è analoga).
Moody’s offusca il via libera al salvataggio della Grecia e al termine di una giornata lunga e convulsa sentenzia: La Grecia ha fatto default. Insomma per le agenzie di rating la conversione del debito e lo scambio obbligazionario che salvano il paese rappresentano, comunque, un fallimento tecnico.
Allora è tutta colpa di Moody’s. Perché mai vuole “offuscare” il successo greco?
Insomma a nulla sono valsi, prima l’annuncio ufficiale: l’adesione allo swap ha superato l’85%. Poi la decisione del governo di attivare le clausole di azione collettiva, che porteranno il tasso finale di adesione al 95,7%. E, infine, l’approvazione dell’Eurogruppo. Ci sono le condizioni per il salvataggio, ha ammesso il presidente Jean-Claude Juncker cui ha fatto eco il sempre scettico ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaueble: i ministri delle Finanze dell’Eurozona hanno sbloccato 35,5 miliardi di Euro per sostenere lo scambio di debito della Grecia, il resto, 96 miliardi, arriverà lunedì quando saranno risolte le ultime formalità.
Tanto ottimismo per nulla? I vertici europei non hanno capito niente. Infatti lunedì verseranno 96 miliardi. Indovinate chi li pagherà?
In soccorso di Atene si è mosso anche il Fondo monetario internazionale che proporrà un nuovo prestito da 38 miliardi di euro (36,7 miliardi di dollari). Lo ha annunciato il numero uno del FMI, Christine Lagarde.
Eccone un’altra che ha capito tutto. La Grecia è un pozzo senza fondo e tutti corrono a buttarci soldi. Ci buttassero i loro almeno…
La Grecia, però è salva: Atene è riuscita a dimezzare il debito in mano dai privati da 206 a 100 miliardi di euro (a fronte di un debito complessivo di 368 miliardi).
No, non ho cambiato articolo, è sempre lo stesso. A questo punto sono io che non capisco più: ma non era fallita qualche riga più sopra?
Un primo passo per portare il rapporto debito/PIL al 120% entro il 2020 e soprattutto un passo essenziale – secondo il piano di salvataggio internazionale – per sbloccare l’erogazione del pacchetto di aiuti da 130 miliardi di euro dai Paesi dell’Eurozona e dall’FMI.
Come se un rapporto del 120% rappresenti una situazione stabile e tranquilla, dimenticando che gli economisti fissano al 80% il limite oltre il quale l’economia si blocca. L’importante però, a quanto sembra, è avere una scusa per regalare soldi alla Grecia, quindi tutto va bene.

Quindi, mentre tutti si danno pacche sulle spalle per il salvataggio delle Grecia, la Grecia è fallita, e stavolta a certificarlo sono i soliti pessimisti malpensanti ma le istituzioni finanziarie. E la notizia è talmente importante che la nostra stampa quasi la ignora.

Mezza Europa è in recessione, la disoccupazione cresce ovunque, i governi di Italia e Grecia sono stati sostituiti con un colpo di stato, un paese dell’area Euro è fallito e i nostri governanti trasudano ottimismo. Forse perché fuori c’è il sole.

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