La favola del tedesco virtuoso e dell’italiano merda

Bugie. Bugie e ancora bugie. Bugie talmente grosse che uno si chiede come cavolo è possibile che passino così senza colpo ferire, accettate dalla maggior parte delle persone come se fossero la cosa più ovvia del mondo.

Prendiamo per esempio la storia dei tedeschi: “la Germania non risente della crisi perché l’apparato statale funziona e i tedeschi sono virtuosi e rispettano le regole, mentre noi siamo i soliti imbroglioni che cercano scorciatoie e vivono sulle spalle degli altri. E lo spread lo dimostra.” Non c’è neanche bisogno di enfatizzarla; gran parte degli italiani (e probabilmente non solo) è convinta di questo.
Io però sono un rompipalle che non crede a niente e a nessuno, per cui… apro la caccia.

A questo punto è necessaria una premessa tecnica.

Quando uno Stato decide di finanziarsi, uno dei metodi che ha è quello di indebitarsi emettendo titoli di stato, quelli che per noi sono BOT, BTP e quant’altro. Così il ministero delle finanze stabilisce che il tal giorno verranno messi all’asta titoli di stato per un certo ammontare; all’asta si presentano gli investitori che acquistano i titoli pagando il prezzo corrispondente allo Stato. Contemporaneamente viene fissato il tasso di interesse di questi titoli, quello che sarà poi il guadagno degli investitori. Tralasciando i dettagli tecnici, che sono piuttosto complicati, si applica la legge della domanda e dell’offerta: più la richiesta dei titoli è alta più il tasso di interesse è basso; se viceversa la richiesta è bassa, lo Stato dovrà alzare gli interessi per rendere appetibili i titoli. Questo è il mercato primario, quello cioè attraverso cui lo stato vende il suo debito agli investitori.
In tutto questo c’è da sottolineare un particolare importante: le banche centrali non possono partecipare a queste aste. I trattati europei proibiscono esplicitamente alla BCE e alle banche centrali dei paesi aderenti la partecipazione al mercato primario. Giusto o sbagliato che sia questa è la regola.

Chiusa l’asta, lo Stato ha incassato i soldi che voleva (se ha venduto tutti i titoli che aveva previsto) e si è impegnato a restituirli a scadenza, maggiorati di un interesse. Gli investitori invece hanno in portafoglio dei titoli di stato che ora possono commerciare come vogliono; e dalle compravendite che si fanno da questo momento in poi dipende il valore del titolo, sempre secondo la legge della domanda e dell’offerta. Questo è il mercato secondario, in cui i titoli vengono scambiati liberamente fino al momento della loro scadenza. Qui i guadagni (o le perdite) si fanno sulla quotazione del titolo e non sul tasso di interesse, che è stato fissato al momento della collocazione iniziale.

Particolare importante: nel mercato secondario può partecipare chiunque, anche le banche centrali.

Ora torniamo ai tedeschi. Quegli strani esseri alti, biondi, tutti d’un pezzo, che rispettano le regole e si incazzano quando qualcuno tenta di piegarle a proprio favore. Loro non vogliono che la BCE compri il debito italiano (e degli altri PIIGS) e ogni giorno ci ricordano i vincoli imposti dai trattati europei. Loro sono virtuosi, le regole le rispettano e vogliono che le rispettino anche gli altri. Come dargli torto?

Peccato che andando un po’ in profondità emerga una realtà un po’ diversa da quella che vogliono darci a bere.

Come funziona il collocamento del debito tedesco? Teoricamente con le stesse regole descritte sopra. Con una variante.

Nell’asta del mercato primario, una parte dei titoli offerti non viene venduta agli investitori ma viene trattenuta dalla banca centrale, la Bundesbank. Ma non si può, la partecipazione delle banche centrali al mercato primario è vietata dai trattati europei. Certo, ma la Bundesbank mica li compra i titoli, li “tiene in custodia”; infatti non li paga, non versa la cifra corrispondente al ministero. E cosa ci fa di questi titoli? Li usa per operazioni sul mercato secondario, cioè li vende, per conto del governo, a distanza di qualche giorno o settimana, a seconda di come va il mercato. In un certo senso si limita a spostare nel tempo la loro collocazione per cui, secondo loro, non c’è alcuna violazione dei trattati.

Tralasciando i tecnicismi questo comportamento ha alcune conseguenze piuttosto importanti.

Togliendo dal mercato primario una quota di titoli, pari anche al 30-40% del totale, si abbassa l’offerta e di conseguenza si tiene basso il tasso di interesse, senza rischiare che i titoli rimangano invenduti. Fatto che, come ulteriore conseguenza, rende molto meno significativi gli spread e tutte le menate che si fanno intorno ad essi.
Inoltre, collocando una quota così consistente di titoli direttamente sul mercato secondario, il confine tra questo e il mercato primario diventa estremamente labile, consentendo di decidere con una discreta libertà come e dove piazzare i propri titoli; in questo modo la distinzione perde di significato, e i vincoli stabiliti dai trattati diventano parole al vento.
Infine c’è un aspetto quasi perverso che ricorda certi giochi di prestigio di truffatori più nostrani. La Bundesbank, che non può comprare sul mercato primario, prende i titoli in custodia al momento dell’asta; dopo una settimana li colloca sul mercato secondario e versa l’incasso corrispondente al ministero. Ma a chi li vende? Al mercato secondario può partecipare chiunque, anche la banca centrale, per cui può comprarli (e lo fa!) la stessa Bundesbank. Così prima li prende in custodia poi li compra da sé stessa per aggirare i vincoli europei. Che differenza c’è tra questo e l’acquisto diretto al momento dell’asta dei titoli? Praticamente nessuna, solo qualche giorno di ritardo.

In questo articolo di Manfredi De Leo (che a differenza del sottoscritto è uno che queste cose le studia seriamente) la questione viene affrontata con maggiore dettaglio e rigore scientifico; questo articolo di pochi giorni fa inoltre dimostra che questa pratica è utilizzata tutt’ora e in modo sistematico.

Qualcuno dirà che i tedeschi fanno solo i loro interessi per cui fanno bene a comportarsi così. Magari sarà vero, ma allora potrebbero smetterla di rompere con la pretesa che le banche centrali non devono finanziare lo stato. La loro banca centrale li finanzia, e non in misura marginale. La loro presunta e sbandierata virtù si riduce quindi ad imporre agli altri quelle regole che loro non rispettano.

A questo punto, guardando in casa nostra, qualche domanda è il caso di farsela.

  • Perché i nostri politici insistono tanto con la storia dei tedeschi virtuosi e rispettosi delle regole quando sanno benissimo che è tutta una bufala?
  • Perché i nostri politici non applicano gli stessi metodi dei tedeschi, dando così un po’ di respiro al nostro debito pubblico?
  • Perché gli organi di stampa non ci raccontano queste cose invece di ripetere il solito mantra dell’italiano pezzente e imbroglione?
  • Perché c’è così tanta attenzione allo spread quando è evidente che si tratta di un valore poco significativo?

Ovviamente sono tutte domande retoriche, e a noi non rimane che continuare a cercare faticosamente le informazioni per capire come stanno davvero le cose. Le bugie, si dice, hanno le gambe corte; ma il mondo di oggi è talmente pieno di bugie che ogni più piccolo pezzo di verità rappresenta un mattone fondamentale di quella rivoluzione che dobbiamo a tutti i costi realizzare.

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