La colpa

“… e la colpa è tua.”

“Mia? E perché mia? Io non ho fatto niente.”

“Appunto. E’ colpa tua perché non hai fatto niente.”

“Oh bella! E che dovevo fare?”

“Per esempio non votare Berlusconi per vent’anni.”

“Ma io non ho mai votato per Berlusconi.”

“Ma non tu personalmente, tu come popolo.”

“Ma io non sono il popolo, sono io e basta.”

“E certo, comodo… è stato il popolo, dice, e lui non c’entra niente. Lui viene da Marte.”

“Ma non l’ho votato. E poi non è che sia tutta colpa sua.”

“Certo che no. E’ anche colpa di quegli stronzi dei tuoi amici del PD.”

“Aridaje… Ma quali amici? Io non ho mai votato PD.”

“Lo sapevo. Quando vai a stringere nessuno che si assume le sue responsabilità. Si saranno votati da soli allora.”

“Non ti capisco. Ma se hai tutta questa smania di dare per forza la colpa a qualcuno, almeno dalla a chi è veramente responsabile, dalla a chi le cose le ha fatte in prima persona.”

“E bravo lui, che se ne lava le mani. Diamo la colpa ai politici. Facile…”

“Ma sono loro ad aver preso le decisioni, mica io.”

“E già, tu non c’entri niente.”

“Oh, ma non l’ho mica votato io il fiscal compact.”

“No, però non hai fatto niente per impedirlo.”

“E cosa dovevo fare? Andare a Montecitorio e farmi esplodere?”

“E’ un’idea.”

“Ma vaff…”

“Comunque in un modo o nell’altro tu hai sostenuto questa classe politica che ci ha rovinato, quindi è colpa tua.”

Alzi la mano chi non ha mai assistito o partecipato ad una discussione simile. Quelli che hanno alzato la mano o sono bugiardi o evitano queste discussioni a priori, semplicemente perché sono già convinti di essere colpevoli. Di cosa? Della crisi, della recessione, della corruzione, dei servizi scadenti, della parentopoli, della scomparsa delle mezze stagioni, delle raccomandazioni, della malasanità, del dissesto idrogeologico, delle scie chimiche, del riscaldamento planetario, del traffico, dei costi della politica, e forse anche della caduta dell’impero romano.

Siamo colpevoli se abbiamo votato Tizio, ma anche se abbiamo votato Caio; e siamo ancora più colpevoli se non abbiamo votato. Poi siamo colpevoli se abbiamo guardato il TG senza indignarci, oppure se ci siamo indignati ma non siamo scesi in piazza, ma anche se siamo scesi in piazza perché tanto non è quello che serve. Non hai guardato il TG? Peggio, perché non ti informi.

Eccheppalle!

Lo voglio dire in modo estremamente chiaro: “IO NON SONO COLPEVOLE”. E’ abbastanza chiaro? Spero di sì. E come me anche la larga maggioranza degli italiani non è colpevole.

Abbiamo scelto male i nostri governanti? Certo, li abbiamo scelti male, ma qui si fermano le nostre responsabilità. Anzi, a ben guardare si fermano molto prima.

Perché se abbiamo una legge elettorale che di fatto ci impedisce di scegliere, non è colpa nostra. Se ci sono, e ci sono sempre stati, cavilli di ogni tipo per consentire a chi di dovere di scavalcare la volontà popolare, non è colpa nostra. Se ogni volta che i cittadini vengono chiamati ad esprimersi, il risultato viene bellamente ignorato, non è colpa nostra. Se i partiti, che dovrebbe essere strumento di partecipazione, negano ogni spazio a chi non è allineato, non è colpa nostra.

La verità è che nel tempo la classe politica ha progressivamente manipolato e corrotto il sistema delle regole, per evitare che potesse entrare qualche persona poco gradita; il risultato è che solo chi è ricattabile riesce ad entrare nei palazzi, diventando in tal modo un burattino nelle mani di chi gestisce il potere. Il tutto con l’appoggio attivo del potere economico e finanziario che, per ovvi motivi di convenienza, preferisce una classe politica inetta e facilmente manovrabile.

Quale sarebbe la nostra colpa in tutto questo?

Questa gente ha enormi quantità di tempo e di risorse da investire nel mantenimento dello status quo, mentre noi dobbiamo occuparci della famiglia, dobbiamo lavorare (chi ancora ha un lavoro), dobbiamo studiare il modo di arrivare alla fine del mese, dobbiamo preoccuparci (i più fortunati) di mettere qualcosa da parte per il futuro dei figli. Ogni tanto poi vorremmo anche trovare un po’ di tempo per rilassarci, ma è un lusso e non sempre ci si riesce. E’ come correre i 100 metri contro Bolt portando uno zaino da 50 kg sulle spalle, e poi sentirsi dire che se abbiamo perso la colpa è nostra.

Dobbiamo protestare per la situazione economica, ma sappiamo perché? Sappiamo cosa chiedere? Quanti sanno dire se è vero oppure no che la crisi deriva dall’eccessivo debito pubblico? Quanti sanno cos’è il ciclo di Frenkel? Quanti sanno come funziona la bilancia dei pagamenti? Dovremmo essere economisti per capire la situazione e decidere che il governo sta portando avanti politiche suicide. Ma chi non è un economista deve necessariamente fidarsi di qualcuno, e allora perché non proprio del governo? Oppure dei partiti?

O ti fidi di qualcuno oppure ti metti a studiare, ma non si diventa esperti in una settimana. E non c’è solo l’economia. Ci sono quelli che protestano per avere il diritto di scegliere liberamente l’uso dei vaccini. Sono tutti medici? Ovviamente no, quindi si fidano di qualcuno, esattamente come quelli che, senza protestare, fanno le vaccinazioni così come stabilito dalla normativa.

E siccome i tuttologi non esistono, è evidente che tutto si basa sulla fiducia; ed è evidente che è impossibile, per chi non è un esperto del settore, stabilire con certezza chi ha ragione e chi no.

A questo punto tutto il problema delle colpe si riduce all’essersi fidati delle persone sbagliate. Qualcuno può sostenere di non aver mai fatto errori di questo tipo? Vogliamo davvero prenderci la colpa di essere stati imbrogliati e traditi?

Il punto che mi preme sottolineare è come questa ricerca ossessiva, in atto da molto tempo, di attribuire le colpe della situazione ai cittadini comuni, sia strumentale ad alcuni obiettivi: convincere le persone di essere corresponsabili della situazione; assolvere la classe politica; abbattere il morale dei cittadini che in tal modo sono meno inclini a ribellarsi. Tutto questo per mantenere la situazione inalterata e continuare impunemente a fare razzia di risorse, per conto proprio o per conto terzi.

La rivoluzione oggi non è scendere in piazza. La rivoluzione oggi è acquisire consapevolezza, e un modo per cominciare a farlo è liberarci dai sensi di colpa che non ci appartengono.

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