L’ultima spiaggia

Siamo alle solite. Tremonti dice “Vendiamo le spiagge per avere soldi da investire nello sviluppo” e subito scoppia il putiferio; mai che si possa discutere seriamente di una proposta per quello che è. Se è valida si valuta in che modo realizzarla, altrimenti si lascia perdere e non se ne parla più. E’ troppo difficile? C’è bisogno sempre di fare polemiche inutili? Bah…!
Il guaio è che anche l’interessato ci ha messo del suo; già, perchè se avesse un briciolo di buon senso e di dignità, avrebbe risposto più o meno quello che ho scritto sopra, e con un’alzata di spalle avrebbe potuto, e con ragione, mandare tutti al diavolo.
Invece no, ha dovuto ritrattare: non intendeva vendere ma prolungare le concessioni, e poi era solo una provocazione. E ovviamente si è lamentato che, come al solito, i giornalisti hanno capito male, che è stato frainteso, che ce l’hanno tutti con lui, che il regime… che i comunisti…
Com’è che quando parlano i rappresentanti di questo governo, i giornalisti non capiscono mai? Mi sorge un dubbio. O in Italia la categoria dei giornalisti è composta interamente da idioti incapaci di intendere e di volere, o i politici non sono capaci di mettere due parole di senso compiuto una dietro l’altra; oppure il tutto viene fatto ad arte, preparato con cura e gestito come una bomba ad orologeria.
Anche se le categorie dei giornalisti e dei politici sono sicuramente farcite di incapaci (in quale gruppo umano non ce ne sono?), non credo che questo possa giustificare un giudizio di massa come quello che ho appena ipotizzato. Rimane quindi la terza ipotesi, che meriterebbe ben altri approfondimenti per i danni cha sta facendo al nostro paese, e che è giustificata da due motivi principali: pubblicità e confusione.
Si sfrutta la confusione quando la polemica viene montata per distogliere l’attenzione da cose che non si vuole far conoscere; negli ultimi anni purtroppo questo stratagemma è stato sfruttato ampiamente per tenerci all’oscuro di molti fatti importanti.
In questo caso invece, ritengo che il motivo essenziale di questa ennesima diatriba si l’altro: per far parlare di sé e trovarsi al centro dell’attenzione, non c’è pubblicità più efficace di un po’ di polemica di cui l’interessato risulti essere la vittima. Lo sa bene Berlusconi che, da buon pubblicitario, su questa strategia ha costruito la sua politica.
Entrando invece nel merito della questione, c’è da dire che l’idea lanciata da Tremonti non è affatto una stupidaggine, come da più parti si è detto. E’ un crimine.
E’ un crimine nei confronti delle future generazioni, perchè prolungando le concessioni non si fa altro che ottenere un’anticipazione di cassa; ci ritroviamo con più soldi da spendere oggi, e contemporaneamente togliamo le risorse che sarebbero derivate, negli anni a venire, dal rinnovo di quelle concessioni.
E’ come se io spendessi oggi i soldi che mio figlio guadagnerà fra venti anni; così, prima di potersi comprare una casa, costruire una famiglia, farsi una vita sua, dovrà pagare i debiti che io gli ho lasciato. Se non sbaglio le leggi italiane usano spesso l’espressione “… del buon padre di famiglia…” per indicare un comportamento corretto e responsabile.
Signor Tremonti, lei si sente un buon padre di famiglia?
Concludo con un appunto che dà la misura di quanto questa gente non sappia (o non voglia) governare. La provocazione è uno stimolo, e quindi una cosa utile, ma qui c’è un problema di ruoli: il signor Tremonti non sta al governo per provocare, ma per fare. Compito dei ministri è di progettare e realizzare, magari raccogliendo le provocazioni che gli arrivano; siamo noi, privati cittadini, ognuno nel modo che ritiene possibile e opportuno, che abbiamo il compito di provocare.
Bisognerebbe scrivere un mansionario per il governo; nelle pubbliche amministrazioni c’è già.

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