L’omeopatia per uscire dalla terza guerra mondiale

Molto spesso nella storia si è scoperto che la soluzione ad un problema apparentemente complesso, era in realtà quella più ovvia e più semplice. Solo che finché si cercano soluzioni sofisticate, degne anche di grandi specialisti, è ben difficile vedere ciò che magari sta proprio davanti al naso.
Così stiamo assistendo ai patetici tentativi di governi e istituzioni di mezzo mondo per arginare la crisi, tranquillizzare i mercati, evitare il panico e, soprattutto, salvare il culo. Il proprio, ovviamente. Tentativi, appunto, patetici, perché non portano a niente: la situazione peggiora di giorno in giorno e lor signori sembrano lottare contro una diga in disfacimento armati solo con pezzetti di pongo.
E se la soluzione non fosse complicata? Se invece fosse estremamente semplice e perfino ovvia? Certo, ci vuole un cambio di prospettiva per uscire dagli schemi che, volenti o nolenti, ci siamo imposti, e soprattutto bisogna essere disinteressati per poterci riuscire. Non avendo un patrimonio da difendere, e dovendo guardare la soglia di povertà un po’ troppo da vicino, forse sono nella (fortunata?) condizione per poter guardare le cose in un altro modo. C’è un malato da curare, cerchi una medicina. Qual è la medicina più semplice? Quella che non è una medicina. Quale disciplina usa non-medicine? L’omeopatia (spero che i puristi mi perdonino).
Alla base dell’omeopatia vi è il cosiddetto principio di similitudine del farmaco (similia similibus curantur), secondo il quale il rimedio appropriato per una determinata malattia sarebbe dato da quella sostanza che, in una persona sana, induce sintomi simili a quelli osservati nella persona malata.” (fonte)
Qual è la malattia, cos’è che affligge e tormenta la situazione economica mondiale oggi? I mercati impazziti. Allora usiamo il mercato per curarci. E lo usiamo non inventandoci cose strane ma, con estrema semplicità, facendolo essere ciò che è.
Il mercato, per definizione, è il luogo in cui si scambiano le merci. Allora usiamolo per scambiare le merci. E basta.

Così, chi ha una merce potrà venderla e incassare un corrispettivo in denaro, oppure l’equivalente in un’altra merce. Cosa c’è di strano? Niente, anzi, è banale. Questo è il mercato, da sempre.
Ma in che modo dovrebbe risolvere i nostri problemi? Applicando il principio del mercato in maniera rigorosa.
Hai una merce da vendere? Vai al mercato e la vendi.
Non hai una merce da vendere? Te ne stai a casa e non rompi.
Hai oro, petrolio, grano, torte salate, coca, poesie catartiche, eccetera…? Vai al mercato, fai il tuo prezzo, e se c’è qualcuno interessato alla tua merce la vendi.
Hai il diritto di comprare petrolio tra un anno ad un prezzo già stabilito? Spiacente, non è una merce. Al mercato non entri.
Hai la promessa di un finanziere che ti pagherà una somma se raggiungi un certo risultato? Spiacente, non è una merce. Al mercato non entri.
Hai fatto un’assicurazione per difenderti dal rischio che la tua banca fallisca? Spiacente, non è una merce. Al mercato non entri.

Futures, CDS, opzioni, swap, index e più in generale tutto ciò che è “derivato” non ha diritto di cittadinanza in un mercato. Quello che non ha un valore “suo”, intrinseco, non può e non deve essere trattato come una merce. Perché? Perché funziona come una droga, dà una sensazione di benessere ma, oltre a crearti dipendenza, ti consuma dentro senza che te ne accorgi; quando poi ti rendi conto dei danni che ha prodotto, è troppo tardi. La dimostrazione ce l’abbiamo sotto gli occhi.

Voglio prendere come esempio un derivato che risale al non lontano 2007. Queste le informazioni fornite dal collocatore (nella fattispecie era Banca delle Marche ma immagino non fossero i soli).
I certificati Merrill Lynch Temperature Linked Certificate hanno una durata di 2 anni con protezione del capitale al 100%. La performance del Certificate è legata all’innalzamento della temperatura media annuale registrata nella stazione di rilevazione meteorologica di Roma Ciampino. Se, alla fine del Periodo di Osservazione, la temperatura sarà superiore al Livello di Strike (16.38 gradi Celsius), il Certificate pagherà una cedola pari a 1,6 punti percentuali per ogni decimo di grado Celsius superiore al Livello di Strike. La Cedola massima annuale non può essere superiore al 16%. Il Certificate prevede un rimborso minimo a scadenza del 101%.
La Merrill Lynch nel frattempo è stata assorbita, per nasconderne il fallimento, dalla Bank of America, e sul loro sito non c’è più traccia di questo titolo, ma non è difficile trovare informazioni in merito, e per chi comunque dubitasse dell’autenticità della cosa a questo indirizzo è ancora disponibile il documento fornito dalla Banca delle Marche a supporto dell’offerta.
Ora, se qualcuno è in grado di spiegarmi che senso ha legare un rendimento finanziario alla temperatura di Ciampino, sono disposto ad ascoltarlo. Non possiamo però sorprenderci oggi nel vedere i disastri che questo genere di operazioni ha prodotto. Neanche l’ultimo degli allibratori accetterebbe una scommessa sulla temperatura di Ciampino.

Il mercato, per ricominciare a funzionare, deve recuperare la sua natura: essere il luogo di scambio delle merci. Che però siano beni reali o comunque beni che abbiano un valore in quanto tali.
Oltre a questo è fondamentale rispettare un altro principio: devi possedere ciò che vendi. Anche questo sembra banale, ma la realtà è che una grossa fetta della speculazione si basa proprio sulle cosiddette “vendite allo scoperto”. Si vende ciò che non si possiede, contando di comprarlo successivamente ad un prezzo più basso. Il divieto di effettuare vendite allo scoperto viene occasionalmente tirato fuori dalle autorità di borsa (come avvenuto in Europa anche in queste settimane), ma solo per periodi limitati e quando si è già arrivati al caos.
Il divieto di vendere allo scoperto deve diventare permanente e non ammettere eccezioni.

Vincolare i mercati a trattare esclusivamente beni che abbiano un valore proprio e vietare le vendite allo scoperto, avrebbe la conseguenza di tagliare le gambe alla speculazione, perché la priva dei suoi strumenti fondamentali.
Questo non risolve certo tutti i problemi dell’economia mondiale ma, bloccando in maniera significativa la speculazione, darebbe stabilità ai mercati e permetterebbe quindi a governi e istituzioni di muoversi in una situazione più tranquilla; così magari potrebbero fare finalmente politica e prendersi la responsabilità di fare scelte che non siano ipocritamente “imposte dal mercato”.

E il denaro? Il denaro non ha un valore suo; un tempo rappresentava il valore dell’oro custodito dalla banca centrale, oggi nemmeno quello. Il denaro è esclusivamente un mezzo di pagamento, non una merce. E se non è una merce, non si vende e non si compra.

One thought on “L’omeopatia per uscire dalla terza guerra mondiale

  1. ciao, avevo scritto un commento, ma i codici sono irriproducibili e quando lo sono non passano
    EGM