L’Europa getta la maschera: la paura della democrazia

Ieri George Papandreou, primo ministro greco, ha annunciato che indirà un referendum per chiedere ai cittadini se sono d’accordo con il pacchetto di misure imposte dall’Europa in cambio degli aiuti economici.
Viene da dire: “Wow, finalmente ci si ricorda della democrazia, della volontà dei cittadini, della sovranità popolare…” E via di seguito, con il pensiero all’Islanda, a sognare di una mitica “Europa dei popoli”. Già, il popolo…
Vi risulta che qualcuno si preoccupi del popolo? Ovviamente no. Il popolo (greco, italiano o di qualsiasi altra parte del mondo) non conta né ha mai contato niente nei giochi politici ed economici portati avanti da “quelli che contano davvero”; è solo una massa informe a cui vendere periodicamente le proprie promesse da marinaio, e a cui distribuire qualche briciola per mantenerlo sotto il proprio controllo.
Forse Papandreou è diverso? Forse non è il solito politico che si occupa degli affari suoi e dei suoi amici, fingendo di occuparsi del popolo? Di sicuro non è un politico di primo pelo, né uno stupido: sociologo, figlio e nipote di primi ministri, ministro lui stesso diverse volte, è senz’altro uno che ben conosce i meccanismi della politica e del potere. E sicuramente sapeva perfettamente ciò che faceva quando ha fatto un annuncio del genere. E ne conosceva le conseguenze. Infatti questo annuncio ha scatenato una serie di reazioni negative da parte di tutti (o quasi, ma non ho notizie contrarie) i governi e le istituzioni del mondo. Tutti a strapparsi le vesti e a dire che questa iniziativa mette in crisi l’Euro e gli equilibri internazionali; le borse che crollano; l’ombra della fine incombente sull’Europa. Tutto questo per un referendum.
Ma l’Europa non era la culla della civiltà moderna, quella che fa della democrazia la sua bandiera? Perché si agitano tanto per un referendum, per definizione l’istituto più democratico che c’è?
Perché la democrazia europea è una leggenda, e l’uscita di Papandreou ne è l’ennesima dimostrazione. Una democrazia che va bene finché si fa ciò che qualcuno comanda: quindi vanno bene, per quanto inutili, i piani di lacrime e sangue imposti alla Grecia, vanno bene le lettere minatorie inviate all’Italia, ma il referendum no! I cittadini devono stare zitti e ringraziare se ancora gli danno qualche osso da rosicchiare.

Tutte cose che Papandreou conosce bene. E siccome le conosce ha deciso di scommetterci il suo futuro politico. Questo referendum, se davvero ci crede, doveva farlo un anno fa, quando la situazione gli è esplosa tra le mani, quando ancora non c’erano “piani di salvataggio” con annesse clausole da strozzino. Allora sarebbe stato un atto coraggioso, oggi è solo tattica.
Ormai la situazione è talmente compromessa che questo referendum, comunque vada, non cambierà niente. Serve però a far la parte di quello che ci ha provato. Tardi, ma ci ha provato.

Intanto ne approfitta per un’operazione che fatica a trovare la prima pagina sui media: sostituisce in blocco tutti i vertici militari. Una cosa che non si improvvisa e che pone diverse domande meritevoli di risposta.
Si teme (come sostiene un rapporto della CIA) per un possibile colpo di stato militare? C’è l’intenzione di operare una repressione ancora più dura nei confronti della popolazione? Il governo greco ha in mente iniziative contrarie ai voleri dell’Europa e teme possibili rappresaglie?
Quale che sia la verità, la situazione è estremamente grave, e non può essere liquidata pensando che non ci riguardi. Tutto questo sta avvenendo in Europa, cioè qui a casa nostra. Inoltre, sotto diversi aspetti, la Grecia rappresenta per l’Italia una sorta di battistrada.

Papandreou per ora sembra giocare a poker. Incurante del fatto che la sua Costituzione non permetta l’uso del referendum in materia fiscale, ha scoperto il bluff dell’Europa. Che infatti si è agitata moltissimo mostrando cosa pensa davvero della democrazia. Ora c’è da scoprire se lui ha in mano qualche punto oppure un bluff ancora più grosso.
Se fosse un film sarebbe avvincente…

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