Il virus, il nemico, la paura

Il virus passerà. E passerà da solo, a prescindere dalle cure più o meno sperimentali, dal vaccino che forse non arriverà mai e dalle misure di segregazione alle quali sono state costrette tante persone. Il virus passerà, come passano tutti i virus che periodicamente compaiono in questo nostro angolo di universo.

Il virus passerà e forse non saremo nemmeno in grado di capire il “quanto”. Se i dati che ci presentano le autorità sono quelli effettivamente raccolti, non sappiamo quanti sono i contagiati totali, ma solo quanti sono tra quelli a cui è stato fatto il test (tralasciando la non banale questione degli errori): un campione che non è rappresentativo e non può quindi essere utilizzato come base statistica affidabile. Né sappiamo quanti sono i morti, che neanche a tutte le vittime è stato fatto il test; senza contare poi che se davvero i morti sono stati cremati senza autopsia, è anche impossibile a posteriori capire perché sono morti.

Nella migliore delle ipotesi potremo fare, ma solo a distanza di tempo, un confronto approssimativo tra i vari anni, incrociando cause di morte, fasce di età e zona di residenza. Di fatto i numeri che conosciamo oggi, con cui ad ogni conferenza stampa ci indottrinano, sono del tutto inutili, se non addirittura falsi.

Quello che invece sappiamo con certezza è che il governo italiano ha fatto il peggio che poteva fare, contraddicendosi nei suoi stessi atti ufficiali e creando confusione. A gennaio, quando già era chiaro quello che stava succedendo in oriente, rassicurava gli italiani dicendo di essere pronto a gestire la situazione. Una situazione che ha negato fino al 22 febbraio, dimenticando di avere dichiarato settimane prima lo stato di emergenza. Poi ha cambiato idea e ha progressivamente messo agli arresti domiciliari gran parte della popolazione: la più grande retata mai fatta.

Siamo pronti” aveva detto. Si è visto come erano pronti. Le mascherine e gli altri dispositivi di protezione sono subito risultati introvabili, in alcuni casi perfino per gli operatori sanitari; gli ospedali, soprattutto al nord, sono letteralmente esplosi, al punto da rendere necessaria la creazione di ospedali provvisori. “Siamo pronti” aveva detto a gennaio, e neanche due mesi dopo si son dovute fare le corse per mettere in piedi strutture aggiuntive. Cosa avevano fatto in quei due mesi?

E non parliamo poi dei problemi innescati nell’economia, con aziende costrette a chiudere, dipendenti messi in ferie forzate o rimasti senza lavoro, redditi svaniti. Tutte cose che dureranno molto più a lungo dell’epidemia. Una situazione per la quale sono stati fatti proclami altisonanti ma i cui effetti, a differenza di ciò che accade in altri paesi, sono ancora a zero.

Il tutto condito fino alla nausea dal consueto, triste, squallido ricorso all’elemosina, a tutti i livelli, come metodo per affrontare i problemi.

In una cosa invece, bisogna riconoscerlo, il governo ha lavorato in modo estremamente efficace: la repressione. In un clima reso sempre più pesante dai comunicati ossessivi e dalle contraddizioni delle istituzioni, come se non bastasse la preoccupazione per l’evoluzione dell’epidemia, si è avviata una vera e propria caccia all’untore: la passeggiata, la corsa per tenersi in forma e ogni altra occasione di stare fuori casa sono diventate crimini. Il vicino di casa è diventato un nemico, e i giornali ci danno resoconti di azioni ormai fuori da qualsiasi razionalità.

Dicono che è una guerra. E’ vero: è una guerra. Ma il nemico non è il virus, che se ne andrà da solo; e non è nemmeno il vicino che va a correre; il nemico è quello che semina il terrore, è quello che ci impedisce di vivere la nostra vita, è quello che crea il problema e non la soluzione. Il nemico siede a palazzo Chigi, e non è nemmeno chiaro da chi prenda gli ordini.

C’è una guerra in corso, anzi, più d’una. Guerre in cui l’Italia è, ancora una volta, terreno di scontro e di conquista, conflitti in cui si confrontano soggetti non sempre ben identificabili: governi stranieri, istituzioni sovranazionali, massonerie. Perché quello che stiamo vivendo ora era pronto da tempo: da chi vuole far pagare alla Germania la sua politica mercantilistica a chi vuole accaparrarsi le aziende italiane, da chi vuole riallacciare relazioni stabili con la Russia a chi vuole frenare l’espansione cinese, molti progetti sono in ballo da tempo e, come spesso avviene, aspettavano solo l’occasione propizia per essere scatenati. Occasione che si è presentata con un virus.

Ciò che è evidente è che il governo italiano, invece di prendere posizione a tutela degli interessi italiani bloccando i tentativi di ingerenza e di conquista, si sta barcamenando nella tempesta in attesa di ricevere ordini, lasciando che siano altri a prendere le decisioni che determineranno il nostro futuro. In tutto questo si sacrificano la salute, la libertà, il benessere degli italiani, ma probabilmente per lor signori questo è solo un danno collaterale.

Buona Pasqua.

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