Il tramonto dell’Euro

Alberto Bagnai – 2012 – Imprimatur editore

Ricordate l’infatuazione del Nobel Franco Modigliani per la moneta unica? La sua idea, un po’ bislacca, che questa realizzazione del “più Europa” avrebbe condotto nella futura Eurozona a un governo della moneta più collegiale e più attento agli interessi dei Paesi periferici?

Be’, ora noi sappiamo cosa pensarne, di questo wishful thinking. Ma quello che forse non tutti sanno, è che alle nostre stesse conclusioni Modigliani ci era arrivato ben prima di noi. Bastarono tre anni, al nostro Nobel, per capire che la strada sbagliata (“più Europa!”) conduceva nel posto sbagliato. Intervenendo il 10 aprile del 2000 alla presentazione del libro L’Europa legata: i rischi dell’euro di Giorgio La Malfa, Modigliani affermava che “la Bce è un obbrobrio, perché crea erroneamente un alto tasso di disoccupazione… è un mostro che ha solo una funzione: la stabilità dei prezzi, e messa in mano ai tedeschi della Bundesbank”.

Quanti anni occorreranno a chi ora chiede “più Europa fiscale”, a chi parla di “unione politica”, a chi si arrampica sugli specchi per difendere quella mostruosità economica che è l’euro, per capire che ciò significa mettere nelle mani dei Paesi del centro (di fatto, sempre i “tedeschi della Bundesbank”) le nostre politiche di riequilibrio regionale e di rilancio degli investimenti? Significa, insomma, affidare somme di denaro sempre più ingenti a organismi politici ancora più remoti da qualsiasi possibilità di effettivo controllo democratico? Ecco: impostiamo bene il calcolo: i costi economici dell’uscita dall’euro, spesso gonfiati ad arte dai media, e dei quali in questo lavoro abbiamo cercato di dar conto in modo oggettivo, vanno confrontati con i costi economici e politici (in termini di perdita di democrazia), della permanenza nell’euro.

Per vedere questo film già visto, noi e i nostri figli rischiamo di pagare un biglietto troppo salato.

I commenti sono chiusi