Il razzismo al contrario degli italiani

Siamo i soliti casinari: tanto simpatici, pieni di fantasia, perfino generosi, ma incapaci di fare qualcosa in modo razionale. Abbiamo vissuto per anni al di sopra dei nostri mezzi, accumulando un debito pubblico insostenibile, diamo da mangiare ad almeno quattro organizzazioni mafiose, manteniamo una classe politica indecente e parassitaria, e crediamo a tutte le baggianate che una pletora di giornalisti venduti e/o incapaci ci spaccia ogni giorno per notizie. Siamo veramente ridicoli, e ogni giorno c’è qualcuno in qualche parte del mondo che tiene a farcelo notare.

Come se non bastasse poi, adesso siamo stati capaci di infilarci in una situazione assurda con un governo costituito da coloro che fino a ieri erano nemici giurati e che, ovvia conseguenza, non riesce a combinare niente di significativo. Patetici…

Questa, più o meno, è l’immagine che tanti italiani hanno del nostro popolo, cioè di sé stessi. Del resto è quello che quasi tutta la stampa ci rifila da anni in maniera incessante, convincendoci che non siamo capaci di gestirci da soli.

Qualcuno, non pochi in realtà, arriva poi a definire l’Italia un paese di merda, abitato da strani esseri curiosamente privi di quell’intelligenza che invece alberga nella mente di tutti i loro simili sparsi sul resto del pianeta. Particolarità questa che sembra confermata da un fatto piuttosto evidente: i migliori se ne vanno, non sopportando evidentemente, loro che qualche dote intellettiva devono averla, di vivere a contatto con dei rozzi primitivi, incapaci perfino di capire qual è il proprio tornaconto. Già perché, strano a dirsi, questa insolita popolazione appare anche autolesionista, andando contro ad una delle leggi basilari della natura, quella che spinge ogni essere a fare ciò che gli risulta più utile.

CAZZATE!

Esagero? Sarà… però qualcosa non quadra, quindi proviamo a ragionarci sopra. Anche se sono tutte cazzate.

Ammesso che tutto questo sia vero, come sarà che in mezzo ad un caslno come quello attuale, che dura ormai da oltre cinque anni, l’Italia ancora se la cava mentre altri paesi sono miseramente crollati sotto i colpi della crisi? Parlo della Grecia e del Portogallo, certo, ma anche di paesi molto più virtuosi come Spagna, Cipro, Irlanda e Islanda. Come dimenticare poi il colosso dai piedi d’argilla, gli USA, che da una settimana (ma da un po’ di tempo succede ogni anno) ha dovuto chiudere la cassa con conseguenze non proprio banali.

In questo bollettino di guerra (perché di una vera e propria guerra si tratta) l’Italia, il grande malato d’Europa, il paese industrializzato più corrotto e con la peggiore classe politica, il paese abitato da un popolo di pecoroni incapaci di intendere e di volere… beh, questa schifezza di paese va avanti per i fatti suoi, senza aiuti da parte di nessuno. Anzi, è uno dei paesi che finanzia gli aiuti agli altri, come se non fossimo già indebitati a sufficienza.

Il punto è, secondo me, che questa schifezza di paese… non è affatto una schifezza, e i suoi cittadini non sono quei pecoroni che si pensa. Sono persone normali, con pregi e difetti come tutti. Un popolo che, nel bene e nel male, ha le sue particolarità, ma che proprio per questo è uguale a qualsiasi altro, tutti diversamente uguali.

Da dove nasce allora questo razzismo al contrario? Io non sono in grado di fare analisi psicologiche e/o sociologiche, per cui cerco di essere pragmatico e parto dalla fine: a chi conviene questo atteggiamento?

Rispondere è abbastanza semplice: conviene a chi vuole gestire l’Italia per i suoi comodi senza avere troppe scocciature da parte dei cittadini. Un popolo che si convince di non valere niente si controlla senza difficoltà.

Quindi ci dobbiamo chiedere in che consiste fare i propri comodi a spese dell’Italia e chi lo sta facendo. Anche questo è abbastanza semplice, basta guardarsi intorno. I lavoratori italiani sono sempre più precari, accettano di fare qualsiasi lavoro a prescindere dalla propria qualifica, accettano stipendi più bassi e condizioni un tempo impensabili; l’alternativa è la disoccupazione, che opportunamente aumenta. Quando poi qualcuno prova ad alzare la testa, magari perché l’azienda non rispeetta i vincoli ambientali, la disoccupazione è ancora una volta il primo spauracchio che viene messo in scena; e se non basta si mettono in moto i tribunali, dove il lavoratore, anche se ha ragione, viene schiacciato dal tempo e dai costi, insostenibili per lui. Ma gli imprenditori italiani non sono tutti così. Certo che no, per fortuna. Infatti stanno arrivando orde di imprenditori stranieri che comprano (grazie alla crisi, a prezzo stracciato) una dopo l’altra le nostre aziende.

Chi guadagna da tutto questo sono gli imprenditori stranieri che si ritrovano per pochi spiccioli un enorme capitale di conoscenze, esperienza e professionalità, realtà che producono utili i cui lavoratori possono essere sottopagati e dove tutti i controlli sono, ad essere benevoli, superficiali.

A questo punto fa rabbrividire l’invito che i nostri governi rivolgono da tempo agli investitori esteri affinché portino qui i loro capitali. Ma questi da che parte stanno?

Ecco perché da un po’ di tempo mi agito ogni volta che qualche italiano parla male dell’Italia e dei suoi concittadini, generalizzando certe situazioni: perché fa il gioco del nemico.

C’è una guerra in corso, e se l’Italia è ancora in piedi è solo perché è un boccone troppo grosso per essere ingoiato in un colpo solo. Per questo ci stanno facendo a pezzi un po’ alla volta. Per questo ci hanno dovuto convincere che non valiamo niente. Per questo hanno avuto bisogno di mettere in piedi governi di collaborazionisti, traditori che facessero i loro interessi anziché i nostri.

Non c’è nessun complotto, non ci sono incappucciati o bizzarri disegni di dominio mondiale, è solo una questione di interesse. L’interesse di una ristretta cerchia di persone che fa tutto quello che può per aumentare il suo già consistente patrimonio. Persone che non si fanno scrupolo di scatenare una guerra se questo gli torna utile. Del resto le guerre si sono sempre fatte per motivi economici.

Perché? Perché produrre in Italia è molto meglio che produrre in Cina: una volta abbattuti salari e diritti dei lavoratori si ha in aggiunta manodopera specializzata, esperienza, minori costi di trasporto, nessun rischio di cambio, nessun problema di dazi, libertà di movimento, scarsità di controlli ambientali e fiscali. E istituzioni pubbliche compiacenti. E poi vuoi mettere il “Made in Italy” rispetto al “Made in China”?

Vorrei poter dire che questo è il futuro che ci aspetta, il rischio che corriamo se non si cambia immediatamente direzione. Purtroppo questo non è il futuro, è il presente. Questo sta succedendo già oggi, con il benestare del nostro governo e delle istituzioni europee. Proprio quelle istituzioni che, in teoria, dovrebbero tutelare i propri cittadini e costruire una democrazia più evoluta. Oggi, con il potere politico totalmente succube di quello economico, lottare per un nuovo assetto economico è lottare per la democrazia.

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