I camerieri della repubblica

Un film avvincente, potremmo definirlo un thriller politico. Un paese ormai distrutto, in cui viene combattuta l’ultima battaglia tra due eserciti, entrambi nemici, che si contendono ciò che rimane. Un paese reduce da trent’anni di deindustrializzazione e di erosione progressiva delle precedenti conquiste sociali; da vent’anni di demolizione sistematica dei costumi e del buon gusto; da quindici anni durante i quali è stato impossibile, per qualsiasi governo, praticare politiche economiche, fiscali, monetarie; da cinque anni di crisi nera, grazie alla quale si sono letteralmente bruciati posti di lavoro, aziende, redditi e benessere… In un paese che ormai è il fantasma di sé stesso, due gruppi di potere combattono una guerra per conquistare le spoglie di ciò che è stato. Senza esclusione di colpi; senza più neanche preoccuparsi di nascondersi.

Il guaio è che non si tratta di un film, ma della realtà. Il dramma è che noi non siamo il pubblico, ma le comparse. E che non possiamo scegliere se partecipare o meno; a meno di abbandonare tutto e rifugiarci all’estero.

In nessun altro modo infatti può essere spiegato quello che sta succedendo. Come mai un signor Letta, certo non l’ultimo arrivato, ha subìto senza apparenti reazioni la sua defenestrazione? Una sostituzione che avviene senza alcuna motivazione oggettiva: non c’è stato un voto di sfiducia, non c’è alcuno scandalo che lo coinvolga, non ci sono situazioni talmente critiche da metterne in discussione l’autorevolezza. Deve andarsene semplicemente perché c’è chi scalpita per prenderne il posto. Apparentemente…

Come mai un signor Napolitano, uno che non si è certo fatto scrupolo di imporre la sua linea, andando ben oltre le sue prerogative, accetta senza alcuna resistenza il cambio di governo? Un governo per il quale aveva messo in campo tutto il suo peso e la sua credibilità.

Basta davvero un signor Renzi qualunque per scatenare tutto questo? Ovviamente no. E anche i sussulti di queste ultime ore lo confermano: i ministri in pectore che si defilano, i sostenitori di sempre che “ti aiuto ma dall’esterno“, le telefonate fasulle che sputtanano il governo prima che nasca, sono tutti sintomi di una vera e propria guerra. Una guerra tra due gruppi di potere che hanno in Letta e Renzi gli occasionali protagonisti, ma i cui fili sono manovrati molto più in alto. Lo stesso Napolitano è evidentemente ricattabile, con buona pace di chi ancora lo considera un uomo forte. Uno dei tanti che può fare la voce grossa solo finché qualcuno glielo permette.

Come finirà? Non lo so. So che non mi interessa discutere di quale padella viene usata per cuocermi, di qual è il nome del cuoco o di quali odori vengono usati per insaporire la mia carne. Chi si preoccupa di questo non ha ancora capito quello che sta succedendo, e così facendo aiuta il cuoco.

I cittadini degni di questo nome non scelgono da quale cuoco farsi cucinare: riprendono il controllo della cucina. I cittadini degni di questo nome combattono: gli altri sono complici. No, non è un pranzo di gala.

I commenti sono chiusi