Grazie dott. Celli

Fra tanto baccano inutile, circondati dal caos, sbattuti tra problemi veri e falsi, in balìa delle chiacchiere di quattro politicanti da strapazzo, finalmente ieri sera a Ballarò ho sentito dire una cosa veramente seria; la denuncia di quello che probabilmente è il problema numero uno di questa nostra povera Italia.
Il dott. Pier Luigi Celli, direttore della Luiss, ha detto: “Abbiamo abbondanza di strumenti. Il problema è che in questo paese c’è una carenza di finalità che è paurosa; il problema è morale, civile. Ormai c’è una corruzione nella testa delle persone che porta a dire ‘ma perchè si devono pagare le tasse?’ Allora il problema è molto più grande, e non è risolvibile con le tasse messe in un modo o nell’altro. Il problema è che in questo paese non c’è più un dibattito civile. Siamo tutti nemici, non ci sono più avversari, non si discute più.
Applauso. Fine. Un intervento semplice, chiaro e conciso; duro da digerire, ma vero. Talmente vero che nessuno dei presenti si è azzardato a raccogliere la palla e dire la sua; ma chi avrebbe potuto, di fronte a simili argomenti?
Certo non la Prestigiacomo che, poverina, aveva già abbastanza problemi a mettere insieme due parole che avessero un senso (ma chi l’ha mandata in trasmissione a fare l’agnello sacrificale?).
Tabacci aveva già assolto al suo compito di oppositore interno alla maggioranza; e comunque anche un contestatore come lui non può spingersi a dire cose che minano le radici della maggioranza di cui fa parte.
Fassino forse poteva dire qualcosa. Anzi, no. Fassino doveva prendere una posizione su questo, ma non l’ha fatto. Si denuncia che l’Italia è in grave crisi morale, che non è più un paese civile, e uno dei principali leader dell’opposizione se ne sta lì senza aprire bocca. E io, cittadino qualunque, dovrei avere fiducia nelle istituzioni, nella classe politica, nel futuro?

Qualche minuto prima Celli aveva detto che “non c’è più una classe dirigente degna di questo nome”. La tesi è stata dimostrata seduta stante; tra il silenzio (almeno su questo) di Fassino, e le capriole logiche e verbali del ministro Prestigiacomo, lo spettacolo è stato desolante.
Ha ragione Celli: non paghiamo (o non vorremmo pagare) le tasse, non perchè sono troppo alte, o mal distribuite, o peggio utilizzate. Tutte cose vere, ma il motivo per cui non paghiamo le tasse è che non ne capiamo il motivo; e non lo capiamo perchè non abbiamo più il concetto di uno stato di cui noi siamo parte, e che dobbiamo far crescere tutti insieme; ci consideriamo individui singoli, e non parte di una società.
Come fa un popolo di persone che non riconoscono più lo stato come casa comune, ad esprimere una classe dirigente capace ed onesta? Come possiamo pretendere che i nostri politici siano migliori di noi?
Qualcuno ha detto “ogni popolo ha il governo che si merita”, ed è vero. Da alcuni decenni siamo stretti tra due tenaglie; da una parte il cittadino comune è stimolato a seguire il cattivo esempio dei politici e ad adeguarsi al malcostume dei potenti, dall’altro i potenti sono espressione della cittadinanza e quindi ne riflettono, spesso ingigantendoli, tutti i difetti.
Avanti così, sempre più stretti, fino a quando questo meccanismo ci schiaccerà tutti, potenti e uomini qualunque. E poi?

Grazie dott. Celli. Grazie per quello che ha detto, perchè è molto difficile sentir parlare dei veri problemi di questo paese sui mezzi di grande comunicazione. Probabilmente è stato inutile, ma grazie lo stesso.

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