Gli ultimi giorni del Titanic

I segnali ci sono tutti. Ormai non manca molto. Questo governo non avrà vita lunga: sono sempre meno quelli disposti a sostenerlo e da ogni parte arrivano pressioni affinché si metta la parola “fine” ad una situazione non più sostenibile.
Chi? Gli indignati (o comunque li si voglia chiamare)? No, tutti quei bravi ragazzi che giustamente scendono in piazza ormai a ritmo continuo per protestare, e che hanno tutta la mia stima e la mia solidarietà, non c’entrano niente. Non saranno certo loro a far cadere Sua Bassezza. L’emblema di questa Italietta da quattro soldi non sarà spazzato via per ciò che ha fatto, e che gli meriterebbe sorte ben peggiore, ma per ciò che non ha fatto. Berlusconi è stato sostenuto fino ad ora perché facesse gli interessi del mondo economico e finanziario. Obiettivo che lui ha perseguito e realizzato solo in parte, troppo impegnato a nascondere le sue malefatte, difendersi dai procedimenti giudiziari, organizzare festini a carattere sessuale, comprare favori e silenzi, far scrivere leggi che sistemano ciò che non si può comprare. Consapevole che resistere a palazzo Chigi è l’unico modo per mantenere il controllo della situazione e cercare di salvare il salvabile, se ne sta arroccato ormai incapace di qualunque iniziativa degna di nota.

Nel frattempo, Confindustria non si è accontentata delle briciole, vuole il pasto completo, che lo statuto dei lavoratori servito su un piatto d’argento gli ha solo stuzzicato l’appetito.
La BCE, e il sistema bancario che rappresenta, non sa che farsene della promessa di privatizzare i servizi pubblici, vuole vedere i fatti e avere la certezza che le aziende di stato e le municipalizzate vengano veramente (s)vendute ai loro amici.
Le agenzie di rating, per conto dei loro padroni, continuano a menare colpi che mirano a demolire lo Stato e la sua credibilità, e a renderlo sempre più succube di interessi esterni e inconfessabili, per quanto oramai palesi.
Dopo che il ministro dell’economia ha evitato di votare il “suo” rendiconto, aprendo una crisi che probabilmente non ha precedenti, anche Napolitano ha rotto il suo tradizionale riserbo affiancandosi esplicitamente a quelli che spingono per mettere il governo con le spalle al muro.
Paradossalmente è proprio la situazione, insieme ridicola e aberrante, del presidente del consiglio che ci difende da tutto ciò, che impedisce ai grandi potentati finanziari di assestare il colpo finale. Per questo vogliono che Berlusconi se ne vada. Forse domani il governo otterrà nuovamente la fiducia, ma è evidente che la sua scadenza è inevitabilmente vicina.

A questo punto il problema diventa il dopo. Abbiamo passato gli ultimi anni a ballare sul Titanic che lentamente affondava, distratti dall’orchestra che continuava imperterrita a suonare. Ma ora che la nave sta per inabissarsi, a dispetto di chi pensa che il problema sia Berlusconi e che la sua cacciata possa risolvere qualche problema, ci aspetta il tuffo nell’acqua gelida. E scopriremo che stare in piedi sulla nave che beccheggiava da tutte le parti era difficile, ma annaspare nel mare in tempesta sarà molto peggio. Chi ne ha avuto la possibilità ha conquistato una scialuppa e si è allontanato per non essere risucchiato nel gorgo. Per gli altri è rimasto qualche pezzo di legno fradicio a cui aggrapparsi, e dagli ultimi dispacci non sembra che arriveranno soccorsi.

Nel momento in cui il governo cadrà si apriranno due possibili strade, purtroppo convergenti: elezioni anticipate oppure governo tecnico. Nel primo caso vincerà il PD, nell’altro arriverà “uno di quelli bravi”; che si chiami Monti, Passera o Dini poco cambia.
In entrambi i casi verrà applicato il diktat che la BCE ha già da tempo consegnato al governo e che richiede misure drastiche: riduzione della spesa pubblica, tagli a stipendi e pensioni, privatizzazioni massicce, liberalizzazione dei mercati e così via. In pratica l’esasperazione di quelle stesse politiche neoliberiste che ci hanno portato al disastro odierno. Dalla padella nella brace.

Pessimista: “non può andare peggio di così
Ottimista: “oh sì, può andare molto peggio di così

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