Il giovane Berlusconi e la paura

Claudio Borghi non ce l’ha fatta. Pazienza, ci abbiamo provato. Non sono pentito di averlo appoggiato: non solo sono corrette la sua analisi e le sue proposte per liberarci dalla crisi, ma è corretto anche il modo in cui si è proposto per queste elezioni. Si è concentrato sui contenuti prioritari della situazione economica e quindi dell’Euro, senza perdere tempo con altre questioni che comunque non possono essere affrontate, senza strumentalizzare tutto ciò al solo scopo di ottenere una poltrona. Infatti la poltrona non l’ha ottenuta, ma ha fatto informazione, ha aperto gli occhi a tante persone.

A parte il caso di Borghi e di pochi altri, proprio l’informazione è stata la grande assente. Certo non si tratta di una novità in una campagna elettorale, ma ho l’impressione che stavolta si sia andati un po’ oltre il solito. Anche i risultati infatti sono stati in vario modo insoliti.

Ha vinto Renzi, e questo non è discutibile: con oltre il 40% delle preferenze e circa 2,5 milioni di voti in più rispetto alle politiche dell’anno scorso, chiunque tenti di sminuire il valore di questo risultato si rende ridicolo. Lo so, il 42% degli italiani non ha votato. E allora? Chi non vota non conta; il resto è aria fritta.

La domanda cruciale ovviamente è: perché ha vinto Renzi? Come mai un risultato così pesante, per altro in controtendenza rispeto al resto d’Europa? Per le analisi vi rimando a chi in questo è più bravo di me: Valerio Lo Monaco, Antonio Maria Rinaldi, Alessandro Gilioli, Aldo Giannuli, Marcello Foa. Ora vorrei concentrarmi su un aspetto che qua e là spunta e che, secondo me, è stato centrale nell’esito di queste elezioni: la paura.

Renzi non ha contenuti, non ha proposte concrete degne di questo nome; è bravo a parlare, ad incantare le folle, a intercettare le emozioni degli ascoltatori. Lo sa, e sulle emozioni ha puntato tutto, in particolare sulla paura. Cosa succede se abbandoniamo l’Euro? Se usciamo dalla UE? Se va al potere Grillo? Prefigurando scenari apocalittici come risposta a queste domande ha diffuso la paura dell’ignoto. Esattamente la stessa operazione fatta venti anni fa da Berlusconi che ci ammoniva contro il pericolo di una vittoria comunista. In entrambi i casi si tratta di paure fondate sul nulla. In entrambi i casi sono risultate vincenti. Perché la gente è stupida? No, la paura lavora ad un livello che spesso va oltre la coscienza, e per vincerla sono necessari una razionalità e un autocontrollo notevoli.

La paura da sola però porta alla disperazione, per cui il disegno è stata completato con la speranza. Una speranza che si riduce ad un solo semplice messaggio: “io vi salverò”. Renzi, esattamente come Berlusconi, si è presentato come il salvatore, l’unico argine ai paventati disastri. E ha funzionato, perché questa gente sa perfettamente come manipolare le emozioni.

Oltre a questo, e a tanti altri motivi rintracciabili nelle analisi citate sopra, l’inconsistenza nelle proposte alternative ha fatto il resto. Se nel resto d’Europa hanno vinto i partiti che con maggiore decisione combattono la dittatura finanziaria europea, in Italia chi si è presentato come forza critica è risultato ambiguo. Sia il movimento di Grillo che la lista Tsipras avanzano infatti proposte che sono sì critiche, ma non radicali; vogliono modificare alcuni assetti ma senza mettere in discussione l’impianto generale. Una ambiguità che è stata giustamente punita, soprattuto nel caso di Grillo che perde tre milioni di voti rispetto alle politiche dell’anno scorso.

Di fatto con queste elezioni si è ricostituito un asse Italia-Germania che, per chi ama le teorie sui ricorsi storici, non annuncia nulla di buono. Al di là dei presagi, la navigazione prosegue dritta verso l’iceberg. Draghi continua a far suonare l’orchestrina, mentre il comandante sta in plancia soddisfatto del risultato che gli ha portato il suo giovane ufficiale. Intanto sottocoperta si guarda con terrore la parete di ghiaccio che si avvicina…

2 thoughts on “Il giovane Berlusconi e la paura

  1. Non so se Grillo sia stato propriamente punito per la storia dell’euro, altrimenti la Lega avrebbe preso più voti (cosa che in realtà mi aspettavo, come mi aspettavo una partecipazione in aumento rispetto alle scorse europee, anzichè in calo come sempre). Gli errori cruciali credo siano stati altri e hanno a che fare con le motivazioni della vittoria di Renzi.
    Sull’astensionismo – ma questo già lo sai e quindi forse è inutile spiegarti per filo e per segno i motivi – non sono per niente d’accordo. A maggior ragione se poi si tenta di far passare quel 40% come un “risultato da DC”, lei che viaggiava su percentuali assolute ben più alte di questa.

    p.s. spero che tu non prenda i miei commenti come una polemica, penso solo che ti possa far piacere che qualcuno si interessi 🙂

    • Non penso che la Lega potesse prendere molti più voti: ha comunque un passato (e forse anche un presente) che pesa e degli attori di primo piano che certo non aiutano.
      Ovviamente mi fa piacere che ci sia un interesse rispetto a ciò che scrivo, per cui ben venga il confronto. E in fin dei conti mi sta bene anche la polemica (ma non è il caso tuo) purché non sia totalmente sterile.