Fallimentare? ovvero: la scoperta dell’acqua calda

Un conflitto fallimentare. Così viene definito l’intervento militare in Afghanistan successivo all’attentato dell’11 settembre 2001, in una nutrita serie di documenti militari riservati, resi pubblici da Wikileaks. Alzi la mano chi è sorpreso.
Il governo USA protesta, condanna la fuga di notizie, ma… non smentisce! Quindi è tutto vero.
Da ormai nove anni viene portata avanti una guerra che fino ad ora ha prodotto solo morti, feriti, sfollati, disastri vari e che, giustamente, viene definita dagli stessi attori “fallimentare”. Una guerra che però prosegue, alla faccia del dolore, della distruzione e perfino della logica: è un fallimento, ma noi andiamo avanti lo stesso.
Se fossero alla guida di un’azienda li avrebbero già rinchiusi, invece guidano un paese e portano avanti ostinatamente un’azione che riconoscono fallimentare loro stessi. Pazienza se il capo supremo si è anche preso il premio Nobel per la pace.
Jim Jones, ha consigliere per la Sicurezza nazionale: “Gli Stati Uniti condannano con forza la divulgazione di informazioni segrete che potrebbero mettere in pericolo la vita degli americani e dei nostri alleati, e minacciare la nostra sicurezza nazionale“. Ma se porti avanti una guerra sapendo che è un fallimento, sei tu che metti in pericolo la vita dei tuoi soldati, non chi diffonde le notizie.
Ovviamente la stessa cosa vale anche per i nostri governanti, che nel corso degli anni, pur cambiando i governi, hanno mantenuto l’impegno italiano in una missione fallimentare oltre che incostituzionale.
Siamo davvero nelle mani di un branco di pazzi scatenati. O peggio.

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