Le europee non sono le politiche

Prendo in prestito il titolo (e non solo) da Alberto Bagnai che, ne sono sicuro, non se ne avrà a male. A breve ci saranno le elezioni per il Parlamento europeo e alcune riflessioni meritano di essere fatte.

Parto dal titolo. Ogni elezione ha un ambito ed un significato ben precisi, quindi anche obiettivi che non possono essere sempre gli stessi: votare alle politiche non è la stessa cosa che votare alle amministrative e non è la stessa cosa che votare alle europee. Ogni elezione ha degli aspetti particolari, ha dei temi specifici, ha degli obiettivi che di volta in volta cambiano. Basta pensare che sono moltissime le persone che votano in modo differente tra le politiche e le comunali; non è una cosa assurda, anzi è normalissimo. Certo, questo non riguarda chi vota per “appartenenza”, ma per quelli non c’è speranza, quindi inutile perderci tempo.

Quindi il punto di partenza è una domanda semplice: qual è l’obiettivo principale che io vorrei vedere realizzato per l’Europa? Non c’entra niente il governo italiano, i problemi italiani, i rapporti tra i partiti italiani: sono elezioni europee, per cui le questioni si valutano a livello europeo.

Si dice che il Parlamento europeo non conta niente, che non ha potere effettivo, e la conclusione di questo ragionamento è che non vale neanche la pena andare a votare. E’ senz’altro vero che il Parlamento europeo non ha gli stessi poteri che di solito hanno i parlamenti nazionali, ma non è vero che sia ininfluente. Giusto per dirne una, il Parlamento europeo nomina il presidente della Commissione europea, approva la nomina dei suoi membri e può destituire l’intera Commissione mediante una mozione di sfiducia (cosa per altro già successa nel 1999 con la commissione Santer, di cui facevano parte anche i nostri Monti e Bonino). Quindi, chi non vuole partecipare a queste elezioni (scelta di per sé comunque comprensibile) deve trovare un altro motivo, che quello dell’irrilevanza politica è un falso.

Torno quindi alla domanda di partenza: l’obiettivo da perseguire. A livello europeo l’obiettivo principale da raggiungere è l’abbandono dell’Euro. Un esperimento durato 15 anni che è fallito: non solo non ha prodotto il benessere che ci era stato promesso, ma ha peggiorato di molto le conseguenze della crisi, creando miseria e distruggendo intere economie. E’ successo esattamente ciò che illustri economisti avevano previsto, ma che i politici non hanno ascoltato. Il risultato lo vediamo ogni giorno intorno a noi, e non potrà che peggiorare finché non verrà rimosso l’ostacolo che impedisce alle economie europee di funzionare: l’Euro.

Chiarito questo, passo alla seconda domanda: quali forze politiche hanno tra i loro obiettivi l’abbandono dell’Euro?

E’ presto detto: Lega Nord e Fratelli d’Italia. A questo punto la questione si complica un po’, perché anche altre forze manifestano posizioni critiche nei confronti delle istituzioni europee, in particolare la Lista Tsipras e il Movimento 5 stelle. Per entrambi si tratta però di critiche assolutamente sterili, che evitano accuratamente di toccare i nodi fondamentali e propongono a volte soluzioni peggiori del male, dimostrando così di non aver compreso la reale natura della situazione. Di questi soggetti e di tutti gli altri che vogliono sbattere i pugni sul tavolo, non c’è alcun bisogno. Anzi, sarebbe meglio che se ne stessero a casa loro, che di bugie sulla crisi ne abbiamo sentite fin troppe.

In realtà anche FdI si trova in una posizione quanto meno equivoca: dopo che Giorgia Meloni ha dichiarato pubblicamente di voler perseguire l’abbandono dell’Euro durante il recente congresso del partito, non pare vi sia stato un seguito. Ad oggi tra gli obiettivi da perseguire, reperibili sul loro sito, è possibile leggereTrasformazione della Banca centrale europea in prestatore di ultima istanza per proteggere l’euro dagli attacchi speculativi“. Questo significa tutto tranne che l’abbandono dell’Euro, anzi è una difesa dell’attuale struttura, in linea con quello che propongono, in modi diversi, anche Tsipras e Grillo.

Rimane quindi solo la Lega, che dichiara l’obiettivo con la scritta “Basta €uro” direttamente nel logo e che nel programma parla esplicitamente di deficit democratico presente nell’Unione europea e della necessità di riportare in capo agli stati la gestione della moneta. Ma quanto è affidabile la Lega? Chi ci dice che non sia solo una mossa elettorale? In fondo è stata per parecchi anni al governo e, nonostante sulle istituzioni europee abbia sempre avuto posizioni critiche, non si può certo dire che a queste siano seguiti i fatti. La Lega in realtà è un partito di sistema, sostanzialmente allineato con gli altri partiti del centrro-destra-sinistra nella difesa dello status quo. Pensare che abbia davvero cambiato posizione mettendosi in maniera esplicita contro il sistema di potere che governa l’Unione europea, appare quasi velleitario. Teoricamente possibile ma decisamente improbabile.

Il punto però non è capire se la posizione della Lega sia frutto di una autentica e sincera nuova strategia o, più banalmente, di tattica elettorale per cercare di racimolare qualche voto in più. Non mi interessa capirlo, perché la mia scelta, invece, è sicuramente tattica. Io non sono un sostenitore della Lega, non lo sono mai stato né mai lo sarò, almeno finché non si decideranno a rispettare i principi costituzionali. La Lega però oggi si schiera contro l’Unione europea, alleandosi con il partito di Marine Le Pen che è il vero spauracchio delle istituzioni comunitarie; un voto a queste forze è probabilmente il colpo più duro che si possa assestare ai responsabili del disastro che stiamo vivendo. Chi parla di referendum ha ragione: di fatto queste elezioni sono un referendum sull’Unione europea, sulle sue istituzioni, sull’Euro. Forse mai come questa volta un’elezione ha avuto un significato così preciso ed esplicito.

Inoltre, aspetto estremamente importante dal momento che alle europee ci sono le preferenze, c’è da dire che la Lega ha messo in lista un paio di persone di tutto rispetto: Claudio Borghi e Francesca Donato. Due persone competenti, da tempo seriamente impegnate a fare informazione sui temi economici. E’ grazie a loro, e a un gruppetto di altri coraggiosi, se oggi in Italia c’è un dibattito sull’Euro. Di persone così c’è bisogno e, per fortuna, ce ne sono.

Quindi alle europee voterò Lega, per la prima (e forse ultima) volta in vita mia. Ma, soprattutto, voterò Claudio Borghi. Lo farò non perché sia il “meno peggio”, logica che rifiuto categoricamente, ma perché è la cosa migliore che posso fare: contribuire alla spallata più energica che ci possa essere in questo momento, contribuendo all’elezione di una persona competente che sa qual è il primo problema da affrontare. Se poi la Lega tradirà le promesse, pazienza: in fondo da loro non mi aspetto molto. Il significato di questo voto resterà a prescindere da ciò che la Lega farà in futuro, anche perché Claudio Borghi, che seguo da un po’, mi sembra persona affidabile oltre che indipendente dai giochi interni del partito. E comunque ogni scelta comporta dei rischi, e io accetto di correre i miei.

So che queste righe provocheranno reazioni scomposte in chi mi conosce: pazienza, fa parte dei rischi di cui parlavo sopra. Il rischio che non posso e non voglio correre è di perdere l’occasione per dare un senso a questo voto; un voto che, stavolta più che mai, può e deve essere legato ad un obiettivo ben preciso. Liberarci da una dittatura che usa la moneta come strumento di oppressione.

13 thoughts on “Le europee non sono le politiche

  1. Ma scusa, a me non è chiara una cosa: ma tu pensi che un europarlamentare abbia gli strumenti per decidere l’abolizione o l’uscita dall’euro? e quali sono questi strumenti?
    Scusa, ma mi viene da dirti che se voti la Lega per uscire dall’auro, è proprio alle politiche che la dovresti votare… sempre che usi la stessa campagna elettorale, e tanta buona fortuna!

    • Un europarlamentare no. Un gruppo di europarlamentari già è un’altra cosa. Se poi in questo gruppo ci sono persone competenti che sanno di che si parla, allora si comincia a ragionare.
      Hai ragione Gilda, l’uscita dall’euro potremmo (e forse dovremmo) deciderla autonomamente in Italia. Però con l’attuale parlamento è chiaramente improponibile e comunque adesso si vota per le europee. Mandare a Bruxelles qualcuno che possa spingere in questa direzione è una cosa molto importante. Anche perché, volendo essere ottimisti, un’uscita concordata è sicuramente meglio di iniziative unilaterali.

      • Francamente non credo sia pensabile un’uscita concordata, non attualmente perlomeno e non in tempi relativamente brevi. E anche volendo ipotizzare un parlamento a maggioranza di “antieuristi” o più genericamente “antieuropeisti” mi sembra possano ben poco, se gli esecutivi in casa restano gli stessi di sempre; anche gli strumenti che il Parlamento Europeo ha nella norma, finiscono per servire a poco o per essere concretamente inutilizzabili (di fatto, l’esempio del ’99 che citi conta poi ben poco nelle dinamiche eruopee, e il Parlamento stesso non ha facoltà di proporre leggi, ma solo di emendarle).
        Per me dedicere se e come votare a queste europee è più complicato, non avendo io come obiettivo principale l’uscita dall’euro (che non schiferei, ma che non mi vado nemmeno a cercare come prima cosa); sono combattuta. Preferirei che ci fossero le politiche e che ci fosse un De Gaulle italiano da mandare al governo e poi in Europa..! 😀

  2. In effetti (scusa se continuo a commentare) io non capisco molto bene la posizione di chi si schiera principalmente contro l’euro (forse perchè di fatto di economia continuo a capirci ben poco). Quello che non capisco è: chi non vuole un’Europa dell’Euro, cosa vuole? un’Europa di un altro euro o un’Europa non economica (ovvero l’Europa che non c’è mai stata)? E al posto di un’Europa economica cosa? un’Europa sociale? culturale? politica? militare?
    Effettivamente, io non guardo principalmente all’euro perchè ritengo che l’euro sia il risultato di un percorso sbagliato, e in quanto tale l’uscita o la sua abolizione (o anche la sostituzione con un altro tipo di moneta comune) dovrebbe essere il risultato di un percorso corretto: risultato, non punto di partenza; perchè trovo difficoltoso – e nel peggiore dei casi pericoloso – procedere al contrario.
    Capisco che tu la metta in altri termini e rispetto l’opinione tua e di tanti altri; solo mi chiedo, euro a parte, cosa ne pensiate del futuro dell’Europa, cosa dovrebbe essere e in che modo, che tipo di “integrazione” vi porta alla mente questo termine – e, ovviamente, se Europa debba essere, quale Europa, con quali confini (fisici e politici ed economici), su quali pilastri, in quali prospettive, sfruttando quali mezzi, “accomunata” da cosa… etc, che di domande ce ne potrebbero essere tante altre e di varia natura.
    Bada che le mie sono domande genuine, davvero curiose di sapere la risposta, alle quali non sempre io so dare la mia, e che soprattutto ritengo cruciali nel percorso di una supposta “comunità” o “unione” che di fatto esiste solo in certi campi e solo in certi termini.

    • Chiariamo un punto: l’euro non è la causa di tutti i problemi e la sua abolizione non è la soluzione definitiva.
      L’abolizione dell’euro (auspicabilmente con il ritorno alle valute nazionali) è una precondizione affinché si possano poi affrontare i tanti problemi interni ed esterni. Finché non si fa questo, non si potrà mettere mano a quasi niente.
      Dopo di che possiamo parlare di quale Europa vogliamo. L’Europa non è solo moneta, banche e dintorni; è tante altre cose, di solito buone, che nei decenni si sono costruite. Poi da Maastricht in poi si è affermata una deriva che ha concentrato l’attenzione sulle questioni finanziarie, e i risultati li vediamo.
      Quindi la priorità è fare pulizia di questo disastro, poi decideremo cosa fare e come farlo. E su questo c’è da stabilire un altro principio fondamentale: quando si fanno scelte di portata continentale bisogna chiedere ai cittadini se sono d’accordo. Questa è l’Europa che voglio.

      • Guarda che le mie sono domande di curiosità, c’è chi vuole uscire dall’euro e dell’europa non gliene fotte niente e chi vorrebbe migliorarla (bisogna vedere prima se ci sono le condizioni per farlo, tra l’altro).
        “Identità” era tra virgolette; l’integrazione europea è sempre stata imperniata attorno all’economia anche se non c’era l’euro: l’unione (con la minuscola) europea è nata con il piano Marshall che era avviato a condizione che l’Europa si “unificasse” in qualche modo (desiderio degli Stati Uniti, NON dell’Europa), si è evoluta col commercio e i finanziamenti all’agricoltura, con qualche tentativo attorno al discorso energetico. Ogni passo avanti per quanto concerne l’unione si è fatto in periodi di crisi internazionale dovuti alla guerra fredda (di cui principale protagonista “nostro” alleato erano gli Stati Uniti, che hanno sempre fatto molte pressioni), e in tutti i periodi di distensione si sono fatti passi indietro sul piano dell’unificazione. L’unione è sempre andata avanti sul piano economico, per fronteggiare le grandi economie mondiali: chiamala come ti pare, ma il fatto che ci siano gli interessi non esclude che sia l’economia l’unica “vera” “identità” dell’Europa. Tant’è che la legge europea che ha applicazione diretta nei paesi membri anche qualora vada in disaccordo con quella nazionale è per quanto riguarda le grandi tematiche legate all’economia e al commercio.
        Quali sarebbero, davvero, le cose buone dell’Europa che non riguardano l’economia? la cittadinanza europea? l’erasmus?

        Dopodichè, ovviamente, sono completamente d’accordo con quanto segue: “quando si fanno scelte di portata continentale bisogna chiedere ai cittadini se sono d’accordo”; tant’è che in alcuni paesi si fa così e quella che per anni hanno chiamato “Costituzione europea” è stata bocciata. Quest’europa che vuoi io non credo possa esistere, perchè gli interessi e le culture dei paesi mebri sono troppo diversi tra loro; possono esistere alleanze, accordi, patti, trattati, ma niente di più; proprio perchè non c’è un’identità. Forse fra qualche secolo, se le cose vanno in un certo modo.

        • Mi sa che hai inserito qui la risposta al commento dell’altro articolo, ma non fa niente.
          Mi pare che siamo d’accordo sul fatto che l’ambito (o identità, se preferisci) prevalente, se non unico, su cui l’Europa si è unita è quello economico. Anzi, per essere precisi, quello finanziario, che è una cosa un po’ più specifica.
          Stabilito questo, tutte le analisi e gli studi che non siano pagati da chi è interessato a difenderla, dicono che una unione limitata all’aspetto finanziario non funziona; e in questo gruppo è incluso il buon Mundell, le cui teorie vengono prese a riferimento, senza conoscerle evidentemente, proprio da chi difende l’euro. Che poi queste teorie e questi studi dicano il vero ce lo dimostra la realtà, uindi perché insistere?
          Passando oltre, il fatto, che tu correttamente indichi, che per fare passi avanti in questa direzione ci sia sempre stato bisogno di crisi (quindi di persone che soffrono) dimostra quanto sia poco democratico tutto ciò. Vogliamo veramente continuare su questa strada? Io no.
          Quanto alla necessità di fronteggiare le grandi economie mondiali, basta guardare cosa succede ad altri paesi sparsi per il mondo, piccoli come e più dell’Italia, più o meno altrettanto privi di materie prime: è come la storia del grande pennello. Guarda caso, la stessa Italia era una grande economia finché non si è legata mani e piedi con questo carrozzone. A questo proposito consigli vivamente la lettura del libro di Galloni.
          Sintesi: liberiamoci al più presto dall’euro e dai suoi vincoli, perché solo dopo potremo affrontare i nostri problemi e decidere se e come vogliamo stare in Europa e nel mondo.

          • “il fatto, che tu correttamente indichi, che per fare passi avanti in questa direzione ci sia sempre stato bisogno di crisi (quindi di persone che soffrono) dimostra quanto sia poco democratico tutto ciò.”
            Mi pare tu la metta nei termini sbagliati: dubito fortemente che le crisi della guerra fredda siano state create per “unificare” l’Europa, ma se lo vuoi credere fai pure.

            “una unione limitata all’aspetto finanziario non funziona”
            Sono d’accordo e hai centrato il punto. Altre unioni al momento sono convinta non si possano avere, non ce ne sono i presupposti. Il problema è l’Unione Europea: non m’interessa uscire dall’euro se rimaniamo nell’Unione; potrebbe essere anche peggio, per il poco che so.

          • Io non ho parlato di guerra fredda, né ci pensavo. Però che le crisi, grandi e piccole, vengano sfruttate con il poco nobile scopo di portare avanti progetti come quello dell’UE, ben poco democraticamente, mi pare che siamo d’accordo.
            Come pure mi pare che siamo d’accordo sul fatto che dovremmo abbandonare sia la moneta unica che l’UE: del resto, essendo quest’ultima concentrata quasi esclusivamente sull’aspetto finanziario, l’una senza l’altra non avrebbe molto senso. Occorre abbattere questa costruzione assurda per poter rifondare qualcosa di completamente diverso.

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