Europa – USA: 648 – 14

Finalmente è finita: 648 a 14. No, non è il risultato di una partita, ma l’esito della votazione con cui il Parlamento europeo ha respinto la proposta di direttiva sui brevetti software. Una vittoria per tutte le organizzazioni, FSF in testa, che da sempre vi si oppongono, ma soprattutto una vittoria del buon senso. Da anni la Commissione europea insieme ad altre istituzioni e allo stesso ufficio europeo dei brevetti, tentano in tutti i modi di far passare questa direttiva, nonostante un precedente voto contrario che il parlamento aveva già espresso; il tutto anche ricorrendo a procedure tutt’altro che limpide, cercandoin tutti i modi di far passare la cosa senza dare nell’occhio.
Uno per tutti: il tentativo fatto a dicembre di inserire il provvedimento in un pacchetto di misure relative all’agricoltura (!!!), definendolo urgente ed evitando in tal modo la dovuta discussione in parlamento. Un’arroganza che sicuramente ha contribuito a determinare un risultato così netto.

Ma chi voleva i brevetti sul software? Tutti i più grandi produttori di software, dalla Microsoft in giù, che hanno già in tasca una quantità di questi brevetti; aziende al 99% statunitensi. Brevetti già efficaci negli USA dove la brevetabilità del software esiste da diversi anni, che volevano estendere anche all’Europa. Vale la pena di ricordare che l’ufficio brevetti europeo (EPO), in barba alle norme in vigore, già da alcuni anni accetta il deposito di brevetti relativi a prodotti software; brevetti non efficaci, che aspettavano solo di vedere passare questa direttiva per poter essere utilizzati.
Negli Stati Uniti i brevetti software hanno già dimostrato la loro dannosità, con cause miliardarie e aziende, spesso formate di soli avvocati, che nascono con l’unico scopo di acquisire qualche brevetto per poi chiederne le royalties. Gli unici risultati tangibili sono un freno allo sviluppo, la proliferazione dei ricorsi in tribunale, il riempimento delle tasche degli avvocati.
Dal nostro punto di vista la situazione sarebbe stata ancora peggiore; le aziende di informatica europee sono di piccola e media dimensione, e avrebbero avuto notevoli difficoltà a dover lavorare sempre sotto il tiro degli avvocati statunitensi, pronti a reclamare i diritti su questo o su quel pezzo di codice.
Un esempio chiarificatore: la barra di avanzamento dell’elaborazione. Quella barra che compare spesso quando il computer si mette a fare un lavoro che non richiede l’intervento dell’utente, e che procede, indicando a che punto è arrivato e quanto manca. Questa cosa, che molti possono legittimamente considerare poco più che una stupidata, è stata brevettata dall’IBM. Se la direttiva fosse passata, per poterla inserire in un programma, qualsiasi programmatore europeo avrebbe dovuto pagare i diritti all’IBM. I brevetti di questi tipo, rilasciati abusivamente dall’EPO, fino ad oggi sono circa 30.000.
Non bisogna poi dimenticare che l’introduzione dei brevetti sul software avrebbe reso estremamente difficoltoso lo sviluppo di tanti progetti open source, il cosiddetto software libero; gran parte di questi progetti procede infatti grazie al lavoro gratuito di singoli programmatori, i quali sicuramente non vogliono e non possono dedicarsi alle beghe legali. Questo sito è costruito interamente con software libero, e a questi programmatori va il mio personale ringraziamento.

Questo non significa che il software non merita una protezione legale; al pari di qualsiasi altro prodotto deve essere riconosciuto il diritto del suo autore di poterne, se vuole, ricavare un utile. La protezione per il software, come i libri, la musica e gli altri beni immateriali, viene dal diritto d’autore, il copyright; il brevetto è stato pensato per le invenzioni di beni materiali, e quindi non è adatto a beni di tipo diverso.
A questo proposito va rilevato l’ennesimo caso di pessima informazione da parte della stampa italiana. Repubblica e il Corriere della sera pubblicano due articoli dai quali è evidente che non conoscono, o fanno finta di non conoscere, la differenza tra copyright e brevetti.
Per approndimenti consultate il sito della FSF Europa.

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